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18 luglio 2018 La sveglia suona presto, ci vestiamo e partiamo in direzione del centro città, abbiamo poco tempo e molto da fare: stasera alle 22 ho l’autobus notturno che mi porterà a Salonicco, seconda tappa …

j'Dom, 16 Dic 2018 17:31:20 +0100p*https://www.lankenauta.it/?p=16281eLankenautafMamma Li Turchi (e Li Greci) - Parte 4

18 luglio 2018

La sveglia suona presto, ci vestiamo e partiamo in direzione del centro città, abbiamo poco tempo e molto da fare: stasera alle 22 ho l’autobus notturno che mi porterà a Salonicco, seconda tappa del mio viaggio, dove ad aspettarmi ci sarà Maria, una vecchia amica.

Onde evitare di dover affrontare troppe volte il lungo viaggio da Gebze, dove ci troviamo, parto con tutto lo zaino e lo lascio nella zona della stazione degli autobus, nella lavanderia di un cugino di Selim: benedetto uomo, ha sempre una soluzione a portata di mano. E così lascio il mio bagaglio sotto la sorveglianza di camicie inamidate e vestiti stirati.

Torniamo verso il Corno d’Oro, ormai è metà mattinata e non abbiamo ancora fatto colazione, entriamo in un locale molto elegante sulle colline di fianco alla zona di Üsküdar, dal nostro tavolo si vede il Bosforo con il suo via vai di navi e traghetti, sullo sfondo il lato Europeo della città.

Dopo la colazione torniamo nella zona del Sultanahmet e visitiamo la Cisterna Basilica: una struttura sotterranea fatta costruire dall’Imperatore Giustiniano nel 532, ancora oggi è la più grande cisterna della città. Il soffitto è retto da una foresta di 336 colonne, molte delle quali prelevate da antiche rovine greche o romane, due di queste hanno il basamento scolpito a testa di medusa e sono piuttosto inquietanti. L’illuminazione soffusa, il riflesso dell’acqua, l’aria fresca e pregna di umidità rendono la visita molto suggestiva.

Quando risaliamo è finalmente tempo di visitare Aya Sofia e a questo punto cito le parole di Edmondo De Amicis, che oltre aver scritto Cuore, nel 1875 arrivò ad Istanbul come corrispondente e sicuramente è più qualificato di me per questo compito: “si abbraccia con uno sguardo un vuoto enorme, un’architettura ardita di mezze cupole che paion sospese nell’aria, di pilastri smisurati, di archi giganteschi […] un misto non mai veduto di tempio, di chiesa e di moschea”.

L’edificio venne eretto come chiesa nel 537 dall’Imperatore Giustiniano. Maometto II il Conquistatore lo trasformò in moschea nel 1453 dopo aver preso la città e infine Atatürk decise di farne un museo nel 1935. Il risultato sono affreschi, mosaici di santi, angeli e scene bibliche affiancati da giganteschi medaglioni lignei con eleganti esempi di calligrafia araba. Il vuoto è il vero protagonista ed è coronato dalla famosa cupola che sembra sospesa a mezz’aria. Il percorso della visita porta anche alle gallerie superiori, qui si trova una targa nel punto dove si pensa riposi il doge Enrico Dandolo, comandante dell’esercito che conquistò Costantinopoli nel 1204 durante la Quarta Crociata e che morì l’anno dopo alla bellezza di 98 anni.

La Quarta Crociata ha una storia davvero particolare: venne indetta da Papa Innocenzo III nel 1198 con il fine di riconquistare Gerusalemme, al tempo controllata dagli infedeli. Fin da subito le potenze europee si dimostrarono reticenti e alla fine i capi della spedizione furono costretti a firmare un accordo con la Repubblica di Venezia: la Serenissima avrebbe provveduto a fornire un numero adeguato di navi e vettovaglie per trasportare l’esercito fino in Terra Santa in cambio di un’ingente somma di denaro. Al momento della partenza però l’esercito era molto più piccolo del previsto e non si era raccolto abbastanza denaro per risarcire tutto il debito con Venezia. La situazione venne risolta dando il comando della spedizione al Doge Enrico Dandolo, il quale da bravo mercante difese i suoi interessi e sulla via per Gerusalemme decise di fare tappa a Zara, città persa vent’anni prima a vantaggio degli ungheresi e di riconquistarla. Il Papa indignato scomunicò in blocco i Veneziani e annullò la crociata.

A questo punto però entrò in scena il principe Alessio IV di di Bisanzio, figlio esule dell’Imperatore Isacco II che era stato a sua volta detronizzato e imprigionato dal fratello, Alessio III, attualmente sul trono. Alessio IV, in cambio di aiuto, promise tra le altre cose di riunificare la chiesa Ortodossa con quella di Roma. Il papa accettò, levò la scomunica e diede il permesso di deviare la crociata su Costantinopoli. Nel giugno del 1203 l’esercito crociato conquistò la città, ne seguì un saccheggio talmente selvaggio ed efferato che scandalizzò buona parte del mondo cristiano.

Usciamo e subito ci dirigiamo verso il Palazzo Topkapı: residenza ufficiale dei sultani e per quattro secoli centro amministrativo di un Impero che al suo massimo splendore andava da Vienna fino allo Yemen e dall’Algeria all’Azerbaigian. Il Sultano era un vero e proprio imperatore, la sua parola era legge e il suo volere era destino ma il punto del debole di questo sistema, secondo gli storici, era la mancanza di precise regole di successione e spesso proprio questo palazzo diventava una vera e propria prigione dorata per parenti scomodi o pretendenti al trono che magari un giorno si trovavano a governare un impero senza essere mai usciti da queste mura.

Proprio da questo palazzo viene l’espressione “Sublime porta” con cui spesso ci si riferisce all’Impero Ottomano, il portale in questione infatti era il luogo dove lavorava il gran visir e dove il sultano riceveva gli ambasciatori. La visita porta in numerosi padiglioni e corti, attraverso le stanze del potere e quelle private, compreso il leggendario harem. Innumerevoli sono i cimeli di valore, ma la parte più affascinante sono forse le architetture e le decorazioni. Alla fine della visita si arriva ad una terrazza panoramica da cui si domina il Bosforo ed il Corno d’Oro ed è divertente provare ad immaginarsi sultani mentre si guardano i nostri domini con l’aria marina che ci colpisce il viso.

Si sta avvicinando un temporale e coincidenza vuole che sia quasi ora della preghiera: Selim mi porta di nuovo ad Üsküdar, alla moschea Mihrimah Sultan, costruita durante l’Impero Ottomano e ancora oggi una delle più popolari nonché riconoscibili della città. Stavolta lo aspetto fuori osservando la folla.

Ho letto molti articoli riguardanti la Turchia contemporanea e uno dei temi più ricorrenti è il ritorno dei precetti religiosi dopo anni in cui il paese sembrava avviato verso una maggiore secolarizzazione e addirittura un ingresso nell’Unione Europea. A dimostrazione di questo spesso si porta il crescente numero di donne che portano il velo, cosa che nelle maggiori città era diventata ormai rara. Oggi effettivamente sono molte le donne che lo indossano e non mancano quelle giovani, Selim mi ha detto che dipende dalla famiglia ma che molto spesso è la ragazza stessa a decidere. Nella sua famiglia per esempio sono tutti piuttosto religiosi, ma sua sorella minore non porta il velo e nessuno si è scandalizzato. Ovviamente esistono famiglie più rigide però il quadro della situazione che lui mi ha descritto sembra molto più liberale.

Finita la preghiera torniamo alla lavanderia del cugino per recuperare il mio zaino. Come ultima cena turca Selim mi fa provare una sorta di gigantesca patata cotta intera al forno e poi farcita con ogni ben di Dio, compresi dei maccheroni al formaggio molto poco tradizionali.

Ed eccoci infine alla stazione degli autobus: Selim si assicura che io abbia da mangiare e abbastanza acqua, che il mio zaino sia ben chiuso, si raccomanda di stare attento al portafoglio e di scrivergli quando sarò arrivato. Prima di salutarci però arriva la sorpresa: si sposa a dicembre e vuole assolutamente che venga! La cosa era nell’aria, ma sono comunque sorpreso e lo abbraccio calorosamente facendogli le congratulazioni. Ci vediamo a dicembre amico mio, chissà cosa si regala ad un matrimonio turco e come ci si veste, dovrò informarmi.

L’autobus si rivela più comodo del previsto: wi-fi, schermi per ogni sedile, uno steward passa con tè, caffè, bibite e merendine. Sono talmente distratto da tutto ciò che, per usare ancora le parole del poeta Ivan Bunin “non mi accorsi che i tetti e le cupole di Istanbul avevano già cominciato a nuotare via lontani.” Forse avrei potuto dedicare più tempo a questa città, c’è molto altro da vedere, ma poco male, sarà una scusa per tornare.

Il viaggio prosegue veloce e poco dopo mezzanotte siamo al confine. Le procedure alla dogana sono molto veloci, un’ora e siamo in Grecia, di nuovo tra le rassicuranti braccia di mamma Unione Europea. Oppure dovrei dire mamma Europa? L’Europa finisce veramente con il Bosforo? Dipende, se andate in Georgia, davanti al parlamento ci sono sia la bandiera nazionale che quelle della UE e se chiedete ad un armeno se si sente asiatico o europeo la risposta non è scontata. Siamo abituati a considerare Istanbul la città su due continenti, forse è vero geograficamente, ma culturalmente non ne sono sicuro.

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