Cometa, il romanzo di Gregorio Magini uscito nel maggio scorso per Neo edizioni, è uno dei libri per me più interessanti di questo 2018. Ha avuto molte recensioni e nel finale d’anno è spesso comparso nelle liste di siti e riviste letterarie. Un libro dalla prosa agile e intensa, con una forte struttura, che quando sono giunto alla fine mi ha lasciato perplesso. L’inizio: “I miei genitori scopavano sempre e mi piaceva guardarli”, sbàm, colpisce come il Tyson degli esordi, solo che il romanzo non dura un round. Ci sono, nel corso della narrazione, brani che rileggi da quanto sono belli e cali di tensione che da una parte ti rendi conto siano inevitabili, dall’altra ti chiedi se lo siano veramente. I protagonisti del romanzo sono due giovani, Raffaele e Fabio, che si incontrano in un momento di svolta delle loro vite e divengono amici; di quelli che, dopo una intensa, fruttuosa e relativamente breve frequentazione, nel corso degli anni continueranno a vedersi, pure se molto distanti fisicamente, ogni tanto. Come ovvio (almeno, a me è sembrato così) l’uno è l’opposto dell’altro e per questo insieme funzionano bene (anche se, a ben considerarli, forse sarebbe più corretto dire che esprimono in maniera molto diversa un comune sentire). Se la storia ha una sua importanza, se la tecnica di scrittura di Magini è precisa come un orologio atomico, cosa mi ha reso perplesso alla fine della lettura? Ci ho pensato su per vario tempo, facendo diverse ipotesi e chiedendomi se, cambiando qualcosa, il romanzo avrebbe potuto funzionare “meglio”. Poi mi sono detto che, forse, l’intento dell’autore era che non funzionasse meglio di come funziona; che l’intento fosse la perplessità di chi legge e, di conseguenza, far nascere domande intorno alla lettura appena fatta.

Non è in fondo quello che fanno le comete? Passano da queste parti, ogni tanto, e ognuno le osserva come può, se può, e ci trova quello che vuole, che spera, che sogna. Come arrivano nel nostro spazio visivo le comete, come nascono, da dove vengono e dove vanno, quale sia la loro traiettoria nell’universo è qualcosa che interessa relativamente; che interessa qualcuno ma non tutti. Ciò che, almeno credo, la maggioranza degli esseri umani si chiede è: Perché? Perché proprio qui, proprio in questo momento?

La risposta varia a seconda delle convinzioni, delle conoscenze, delle ignoranze, delle credenze: il segnale di un evento memorabile che riguarda una persona o tutta l’umanità mi sembra sia ancora una tra le risposte più accreditate. Potrebbero anche essere le palle di un essere superiore che qualcuno (Noi! Noi! Noi umani! Si sente già gridare ovunque) o qualcosa gli fa girare, o freccette che lancia per tentare di colpire un bersaglio (anche qui: Noi! Noi! Il nostro pianeta!) con scarsi risultati fin’ora; etc.

D’altronde, come dice la citazione posta in esergo “Scoprirai che tutti sono identici nella profonda inconfessata convinzione di essere unici” (David Foster Wallace). Insomma, leggetelo.