30 dicembre, sono circa le 8 e 30 di mattina, la nonna di Selim, che mi ha ospitato per la notte, entra in camera e ci sveglia. Siamo in due, io ed un giovane etiope alto un metro e un barattolo il cui telefono ha suonato nel mezzo della notte con uno squillante muezzin che chiamava i fedeli alla preghiera.

Siamo a Bursa, città turca sulla sponda meridionale del Mar di Marmara, sono arrivato ieri notte dopo un viaggio piuttosto travagliato da Venezia: i radar dell’aeroporto Marco Polo hanno deciso di rompersi proprio in quelle ore e quindi il mio aereo ha avuto quattro ore di ritardo, questo mi ha fatto perdere l’ultimo traghetto serale da Istanbul e mi ha costretto ad optare per un autobus che è arrivato a Bursa solo all’una e mezza di notte. Ad aspettarmi c’era Selim, che oggi si sposa!

Provo parecchi sensi di colpa per aver costretto lo sposo a venirmi a prendere nel mezzo della notte, ma quando entro in cucina per la colazione lo trovo là, già pronto e vestito elegante: non credo avrebbe dormito molto in ogni caso.

Ho conosciuto Selim quattro anni fa in Tunisia durante uno stage: per due mesi abbiamo condiviso non solo la stessa camera ma perfino lo stesso letto matrimoniale, in una casa con altri quattro ragazzi e in condizioni abbastanza difficili. Da allora siamo rimasti amici, lui è venuto in visita a Venezia e io sono venuto qui a trovarlo durante l’estate. Proprio in quei giorni mi ha annunciato di essersi appena fidanzato e mi ha quindi invitato al matrimonio. Come facevo a dire di no?

La nonna ci ha preparato una colazione coi fiocchi ma non possiamo indugiare troppo, dobbiamo partire alla volta di Yavlova, dove la sposa aspetta con la sua famiglia. Io e Yassin, l’etiope, facciamo parte della delegazione dello sposo insieme a genitori, zii e amici di famiglia, quattro macchine in tutto.

Yavlova dista circa tre ore, la giornata è nuvolosa, pioviggina ma non fa troppo freddo. Il paesaggio è molto mediterraneo e quindi a me familiare, se non fosse per gli alti minareti che ogni tanto si stagliano tra le case.

Selim mi ha detto di aver conosciuto la sposa tramite Facebook, lei infatti vive con la famiglia in Germania, dove si è appena laureata in Medicina. Sono però originari di una cittadina nel nord della Turchia ed è là che Selim è andato più volte per vederla e per chiederla in sposa ai genitori. Io non l’ho ancora conosciuta ma dalle foto sembra molto carina.

Quando arriviamo sotto la casa della sposa annunciamo il nostro arrivo con tanto di clacson e poi saliamo. Una volta nell’appartamento, le donne si riuniscono in una stanza e gli uomini in un’altra. Ci viene offerto un piatto con dell’ottimo pidé fatto in casa, la cosiddetta pizza turca, e qualche bibita.

A condurre la conversazione è uno zio della sposa, il padre se ne sta stranamente in disparte. Selim è seduto vicino a me ed è visibilmente nervoso, molto strano visto che in genere nulla scalfisce il suo animo zen. Dopo circa venti minuti arriva l’Imam. Qualche minuto di chiacchiere e poi lui e Selim si alzano e vanno verso la camera della sposa, che nel frattempo nessuno ha ancora visto. Noi restiamo nel salone, Selim mi ha spiegato che in questa fase lui dovrà chiedere di entrare nella stanza per vedere la sposa, i fratelli di lei dovranno far finta di bloccargli il passaggio e gli chiederanno qualcosa in cambio, in genere soldi e così lui poi potrà entrare con l’Imam. Qui con qualche rapida formula di rito si celebrerà il matrimonio e loro saranno sposati agli occhi di Allah.

Tutto questo si svolge in pochi minuti, Selim torna nel salone visibilmente sollevato e nel frattempo dalla camera della sposa cominciano ad arrivare scatole su scatole infiocchettate e decorate, contengono il corredo, io e l’etiope ci rendiamo utili e aiutiamo a sistemarle in auto.

Fuori intanto sono arrivati due suonatori con tamburo e flauto. Finalmente la novella coppia esce e vedo la sposa, più o meno: indossa un ampio vestito bianco, un hijab le copre i capelli e sopra a questo un velo trasparente le copre il viso che riesco comunque ad intravedere: secondo me hanno un po’ esagerato con il trucco ma sembra molto carina, statura media, fisico longilineo, bel lavoro Selim!

Applausi per la nuova coppia, foto di rito e poi si riparte verso Bursa. Faccio il viaggio di ritorno con i genitori di Selim, due persone adorabili con le quale ci capiamo con qualche parola d’inglese, qualcuna di turco e gli immancabili gesti.

Mi riportano a casa della nonna dove mi cambio per la serata, è previsto infatti un ricevimento. Stavolta è proprio la nonna che ci porta con la sua macchina, eh già, nonna guida un minivan e non si fa molti problemi con i sorpassi!

Il salone per il ricevimento è all’ultimo piano di un hotel, una ventina di tavoli rotondi e ben decorati per gli invitati, un palco centrale per i musicisti e una pista da ballo. Sono in tavola insieme all’etiope, due camerunensi amici della sposa e la sorella di Selim con suo marito. Ecco proprio la sorella dello sposo mi causa un’immediata ed incontrollata apertura della mascella a causa della sua avvenenza, devo però cercare di non fissarla troppo perché il marito è un personal trainer di un metro e novanta con le braccia del diametro delle mie gambe.

Proprio lei però si avvicina a noi e ci comunica che Selim vorrebbe che gli facessimo da testimoni per il matrimonio civile. Rimango scioccato. In Italia, e quanto pare anche in Etiopia, essere il testimone non è cosa da tutti i giorni, insomma non lo si chiede alla leggera. A quanto pare però in Turchia non è così e dobbiamo solamente firmare il registro e dire una frase di rito. A questo punto che posso fare se non accettare?

La cena inizia con una zuppa di legumi e crostini, i camerieri sono talmente veloci nel riempire i bicchieri che in breve mi ritrovo tutto scosso a causa della troppa Coca-Cola, ovviamente niente alcool. Arriva la seconda portata, un piatto con riso, stufato di carne e verdure. Poco dopo si spalancano le porte: gli sposi fanno il loro ingresso, vanno verso il palco dove è stato sistemato un tavolo e dove li aspetta una delegata del comune che si occuperà del matrimonio civile.

Ci avviciniamo, i testimoni per lo sposo siamo io, l’etiope e un vecchio amico di Selim. Ci posizioniamo di fianco a lui, la delegata con tanto di toga ufficiale dice due parole, poi tocca a noi dire che in nome dello sposo approviamo quest’unione, firmiamo il registro, strette di mano, foto ed è fatta!

Adesso è il momento dei regali: gli sposi indossano due sciarpe di tessuto, gli ospiti si mettono in fila ordinata, prendono degli aghi da una scatoletta e cominciano ad attaccare banconote o pezzi di d’oro alle sciarpe degli sposi. Sono venuto preparato e sapevo di quest’usanza, altrimenti ne sarei rimasto decisamente sorpreso. Avrei voluto portare in regalo qualcosa di tipico veneziano, magari un pezzo d’artigianato, poi però ho pensato che per una giovane coppia che inizia una vita insieme forse la scelta migliore è una spinta economica, così quando tocca a me, infilo nella tasca della giacca di Selim una busta con un bigliettino ed il mio contributo.

Finiamo di cenare con la torta, tagliata simbolicamente dagli sposi, e poi si tutti in pista: se c’è una cosa che apprezzo molto della Turchia è che per essere considerati bravi ballerini basta davvero poco: se si è uomini, braccia allargate, schiocco di dita a ritmo, movimento ondulatorio e ogni tanto qualche accelerazione con i piedi, et voilà! Per tutta la vita sono stato considerato un palo di legno che quando cerca di muoversi decentemente ricorda Joe Cocker e qui invece mi fanno i complimenti dicendomi che ballo come un turco!

I balli vanno avanti fino a mezzanotte, un commovente ballo lento tra la sposa e suo padre visibilmente commosso sancisce la fine della serata. Saluto la nuova coppia, Selim fa in tempo a dirmi che tra una settimana dovrà andar via per un mese per fare il servizio militare, avrebbero dovuto essere sei mesi ma ha avuto una riduzione. Lo abbraccio e lo saluto, ci rivedremo prima o poi ne sono sicuro.

Sono circa le due quando mi distendo a letto, in cucina la nonna prepara il tè per i genitori di Selim venuti a salutare. Il giorno dopo è proprio la nonna che mi sveglia alle 5 e mezza, deve infatti portarmi al porto per prendere il traghetto per Istanbul. Ho capito che gli anziani dormono poco ma questa donna mi fa sentire una mezza calzetta. Saluto anche lei con affetto.

Osservo Bursa che si allontana dietro il traghetto, il sole comincia a sorgere sul Mar di Marmara, Selim sta iniziando la sua nuova vita e io sono contento di essere venuto qui per assistere ad un momento così importante per lui.