E’ questo il primo libro di Pamuk che leggo. Non mi ha entusiasmato molto, ma ho voglia ed intenzione di leggere ancora questo autore. Ho trovato “La nuova vita” un’opera sconnessa e poco avvincente. La prolissità delle descrizioni, i giri inefficaci di parole, la retorica di alcune immagini trasformano questo libro in un affresco scolorito e caotico.

Osman è il giovane protagonista e voce narrante del romanzo. La sua vita viene stravolta a seguito della lettura di un libro acquistato in una bancarella. Lo stesso libro ha trasformato anche l’esistenza di Canan, una bellissima studentessa di cui Osman si innamora, e di Mehmet, il ragazzo che la giovane ama e che scompare inspiegabilmente. Osman, spinto da uno strano ed oscuro impulso trasmesso dal libro, lascia la sua casa ed inizia a viaggiare. Passa da un pullman all’altro e vaga in tutta la Turchia anche se non sa quale sia la sua meta lo vediamo però rivolgersi ad un misterioso angelo. Dopo qualche tempo incontra l’adorata Canan. Anche la ragazza, sedotta dal libro, è in viaggio da tempo, ma lei ha un obiettivo preciso: spera di trovare, nel corso della confusa peregrinazione, il suo Mehmet. Il singolare testo ha persuaso i giovani dell’esistenza di una vita nuova, diversa, perfetta. Una dimensione che si raggiunge, pare di capire, solo attraverso la morte.

Osman e Canan, sospinti non si sa bene da quale istinto, raggiungono la città in cui vive il dottor Narin che scoprono essere proprio il padre di Mehmet. Il ragazzo, in verità, non si chiama Mehmet ma Nahit. L’uomo crede nell’idea di un Grande Complotto, voluto dall’Occidente, ai danni del mondo arabo e pensa che suo figlio sia morto: gli è stato riferito che è deceduto, carbonizzato, in un incidente mentre viaggiava su un pullman. Tra l’uomo e Osman nasce una specie di amicizia fatta di confidenze e racconti. Il giovane è sempre più innamorato di Canan che, invece, da parte sua lo rifiuta e, pur ammettendo di provare affetto per lui.

Osman, approfittando di un malanno di Canan, lascia da solo la casa del dottor Narit e torna a viaggiare in pullman. La descrizione dei suoi spostamenti è di nuovo sconclusionata e farraginosa. Giunge in una cittadina e vede Mehmet/Nahit che adesso si fa chiamare Osman, proprio come lui. E la confusione aumenta. Ad ogni buon conto Osman spara a Mehmet/Nahit/Osman e, forse, pensa così di liberarsi per sempre del suo antagonista d’amore e poter finalmente vivere con Canan. Le cose non gli vanno bene perché quando torna nella casa del dottor Narin, Canan non c’è più e da questo momento perdiamo il contatto diretto con la ragazza. L’epilogo è ancora più sconcertante: Osman racconta di aver sposato un’altra, di essere diventato padre e lo ritroviamo insonne a bere davanti alla televisione accesa mentre ricorda l’omicidio commesso e la donna per amore della quale lo ha commesso. Ad un certo punto ha un’altra “strana illuminazione” grazie a delle caramelle. Riparte (di nuovo!) in pullman e incontra il produttore delle caramelle “Nuova Vita” che è il titolo del libro magico e dello stesso libro di Pamuk. Osman, anche stavolta, vorrebbe scoprire chissà quale verità, ma non c’è nessun mistero da scoprire. L’incontro finale con l’angelo (della morte?) avviene proprio quando lui vorrebbe solo tornare a casa.

Le mie perplessità in merito a quest’opera sono palesi e diverse. La lettura de “La nuova vita” è stata poco affascinante e poco stimolante eppure questo libro ha venduto moltissimo in Turchia. Ho avuto la sensazione che esista un diverso modo di intendere la letteratura da parte degli occidentali rispetto ai non occidentali. Sarà così?