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j'Ven, 15 Mar 2019 08:24:33 +0200p*https://www.lankenauta.it/?p=17076eLankenautafLe donne di troppo

Romanzo ottocentesco in piena regola, “Le donne di troppo”. Ottocentesco, autenticamente inglese e, quindi, vittoriano. Di conseguenza raffinato, borghese e meravigliosamente ridondante. Intere pagine di elegantissime elucubrazioni che permettono al lettore di inoltrarsi tra i dubbi, le percezioni e i tormenti dei numerosi personaggi che, naturalmente, popolano la storia. Gissing ha intessuto una vicenda appassionante e, per i tempi, piuttosto eccentrica e anticonvenzionale. “The Odd Women” è stato pubblicato per la prima volta nel 1893 e sicuramente in quel periodo erano ancora pochi gli autori che decidevano di trattare problematiche legate al mondo femminile. Siamo al cospetto della prima, meritevole e riuscita traduzione italiana di “The Odd Women” di George Gissing. Ma chi sono le “donne di troppo” citate nel titolo? Una risposta piuttosto esaustiva la fornisce Rhoda Nunn, uno dei personaggi principali del romanzo: “Così tante donne di troppo… nessuno se le potrà mai prendere. I pessimisti le chiamano inutili, perse, vite sprecate. Io, ovviamente – dato che sono una di loro – la vedo in modo diverso. Io ci vedo una grande risorsa di energia. Quando una donna sparisce nel matrimonio, questa riserva offre un’alternativa per tutto il lavoro che c’è da fare al mondo. In verità, non sono ancora pronte a farlo – tutto il contrario. Ed è in questo che consiste il mio aiuto – voglio preparare la riserva“.

Le donne di troppo, dunque, sono le donne nubili, quelle che nessuno vuole o può sposare. Il problema è particolarmente sentito al tempo. Sembra, infatti, che in Inghilterra ci fosse mezzo milione (o forse più?) di donne in esubero. Significa che mezzo milione di donne non avrebbe avuto possibilità di incontrare e sposare un uomo semplicemente perché il numero degli uomini a disposizione non era sufficiente. Una difficoltà che potremmo definire statistica se non fosse stata anche di natura sociale, antropologica e umana. Cosa fare di tutte le donne di troppo in un’epoca in cui per le donne l’unica prospettiva vitale è legata esclusivamente al matrimonio? Gissing pone costantemente l’accento su tale paradosso evidenziando così i limiti del ruolo delle donne, creature nate, educate e attrezzate al massimo per divenire mogli e madri. Nulla di diverso, nulla di meglio. Non per Rhoda Nunn e la sua amica Mary Barfoot che, come indefesse sacerdotesse dedicano la loro esistenza da moderne nubili all’educazione, alla formazione e alla crescita culturale e professionale delle donne. Le due amiche hanno fondato una scuola che permette alle ragazze che vogliano mantenersi da sole e vivere in maniera indipendente di istruirsi e imparare una professione.

Il romanzo è popolato da innumerevoli figure femminili, tutte caratterizzate da personalità e destini ben definiti. Rhoda e Mary hanno acquisito una profonda consapevolezza di loro stesse, delle proprie capacità e dei nuovi compiti che la donna deve prepararsi a sostenere nella società inglese di fine ottocento. Ma rappresentano un’eccezione. Solitamente le nubili sono come Monica, una giovane e attraente fanciulla che, arrivata a Londra dalla provincia assieme a due sorelle più grandi, è costretta a lavorare presso un grande magazzino sopportando condizioni di lavoro massacranti. Cosa può augurarsi una ragazza come Monica? Ovviamente un matrimonio che le consenta di vivere grazie alla rendita di un marito generoso. La stessa identica speranza che da secoli nutrono tutte le ragazze inglesi. Né più, né meno. Infatti Monica decide di sposare un uomo che le garantisce serenità economica e sociale. Lui si chiama Widdowson, ha il doppio dei suoi anni e oltre a essere poco attraente si dimostra un marito estremamente geloso, possessivo e autoritario. Una situazione piuttosto comune in letteratura e, quindi, anche nella vita.

George Gissing lascia che i suoi personaggi disquisiscano costantemente di matrimonio e di tutte le implicazioni, soprattutto economiche e reddituali, che l’unione coniugale contempla. Ciò non fa che relegare i sentimenti a livelli subordinati e marginali. D’altro canto i temi del romanzo non sono altro che il riflesso di una società in cui le differenze sociali, le rendite da calcolare fino al centesimo, le proprietà da far fruttare al meglio sono al centro di ogni interesse e ogni disamina. In contrasto con queste aride argomentazioni, esiste però l’anomalia, la stranezza, l’anticonformismo di una coscienza femminile che sta prendendo forma, non senza diffidenze e contrasti. In una Londra che, nonostante tutto, diviene il centro di una rivoluzione di genere che passa attraverso la conquista di una nuova visione di sé e del raggiungimento dell’autosufficienza. Rhoda è una donna fortissima, corazzata e convinta anti-matrimonialista. Interessanti e folgoranti le sue discussioni con l’amica Mary in merito al senso del matrimonio e alla sua lampante non necessarietà. Così come avvincenti e stuzzicanti sono i dialoghi tra Rhoda e Everard, il cugino di Mary, un uomo forse molto più contemporaneo dei nostri contemporanei i cui principi sembrano affascinare la rigorosissima signorina Nunn fino quasi al punto di farla cedere e considerare per sé l’idea di sposarsi.

“Le donne di troppo” è, evidentemente, un romanzo che esalta l’emancipazione femminile che deve essere vista e vissuta soprattutto come una nuova concezione che le donne devono avere di loro stesse. La solitudine non si cura con un matrimonio, l’orgoglio non può determinare un destino, la gelosia non deve calpestare l’autodeterminazione. Le “new women” saranno definite tali solo nel 1894 dalla scrittrice femminista irlandese Sarah Grand ma George Gissing qui, ne “Le donne di troppo”, non fa che celebrare con anticipo un modello femminile, letterario e non, che diventerà fondamentale nel secolo successivo. Un romanzo possente, luminoso e affascinante che, nemmeno troppo stranamente, è stato pubblicato per la prima volta in Italia solo nel 2017. Con ben centoventiquattro anno di ritardo.

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