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Mary Anning è una figura che si lega inscindibilmente alle origini della paleontologia e al suo incredibile sviluppo. Mary non è un'accademica, non ha mai studiato né ottenuto diplomi o lauree. Eppure è una delle …

j'Gio, 28 Mar 2019 11:33:00 +0200p*https://www.lankenauta.it/?p=17196eLankenautafLa cacciatrice di fossili. Mary Anning si racconta

Mary Anning è una figura che si lega inscindibilmente alle origini della paleontologia e al suo incredibile sviluppo. Mary non è un’accademica, non ha mai studiato né ottenuto diplomi o lauree. Eppure è una delle figure più importanti del mondo scientifico ottocentesco inglese e una delle migliori cacciatrici di fossili del suo tempo. Allora perché di lei si sa poco o nulla? Perché il suo nome non figura quasi mai tra quelli dei luminari del tempo? La risposta è contemporaneamente semplice e avvilente: perché Mary Anning è una donna. Soprattutto Mary Anning è una donna nata e vissuta nel XIX secolo, un tempo in cui molti ambiti del sapere e della conoscenza erano preclusi a chi non è nato uomo. Esclusa con pregiudizio da un mondo a cui, invece, Mary ha offerto le sue scoperte e tutta la sua passione. In questo colorato e interessante romanzo per ragazzi, arricchito dalle eloquenti e riuscite illustrazioni di Daniela Tieni, la scrittrice e insegnante Annalisa Strada restituisce voce alla piccola Mary Anning che, in prima persona, racconta con semplicità la sua vita dedicata al ritrovamento dei resti fossilizzati di creature vissute milioni di anni fa.

Il mondo dei fossili e dei sauri, oggi come oggi, è spiegato, illustrato e discusso fin dalle prime classi elementari. Un universo che affascina e seduce sempre la fantasia dei più piccoli. Al tempo di Mary Anning, come intuibile, la paleontologia non aveva ancora assunto l’identità, la rilevanza e il seguito che possiede attualmente. Il rinvenimento dei fossili è un’attività per pochi che pochi comprendono. Mary, nata nel 1799 nel villaggio di Lyme Regis, fra le scogliere del Dorset e del Devon, si limita inizialmente a seguire suo padre Richard Anning, di mestiere falegname, a cercare pietre lungo la scogliera. “Lyme Regis infatti aveva la particolarità di essere un luogo dove si trovavano pietre stranissime alle quali la gente del posto aveva attribuito nomi suggestivi: pietre serpente, artigli del diavolo, denti di squalo, verte belle, ali di angelo e conchiglie di pietra […] In pochissimi, a quell’epoca, sapevano che si trattava di fossili e, tra i pochissimi, erano ancora meno quelli che accettavano come possibile l’idea che parti di animali sconosciuti fossero arrivate, pietrificate, fino a noi“. Mary e suo padre raccolgono e puliscono pietre riportando alla luce fossili che poi vendono ai turisti e agli appassionati che passano a Lyme Regis. I soldi ricavati servono a sostenere la famiglia che, va detto, vive in perenne stato di povertà.

Dunque Mary, fin da piccola, viene condotta da suo padre nei luoghi in cui può rinvenire pietre fossili. Impara da lui tutto il possibile e si appassiona immensamente alla “caccia” di antichi animali preistorici senza sapere che i suoi ritrovamenti influenzeranno le teorie sull’evoluzione del mondo. Mary perde suo padre quando ha appena 11 anni ma, nonostante questo, continua febbrilmente e cocciutamente a scavare tra le rocce delle scogliere, soprattutto dopo violente mareggiate che aiutano a sgretolare le pareti pietrose. Fin da ragazzina stringe amicizia con Elizabeth Philpot, una donna appassionata, come lei, di rinvenimenti fossili e grazie alla quale Mary ha la possibilità di leggere testi e riviste di argomento scientifico. Al tempo le scienze evolutive non hanno ancora una propria autonomia. È la Chiesa a spiegare le origini del mondo e del genere umano: “Le persone meno istruite, cioè la stragrande maggioranza della popolazione, e pure una parte di quelle che avevano studiato erano fermamente convinte che la storia della Terra e della vita avessero una data d’inizio ben precisa: 23 ottobre 4004 avanti Cristo. E persino un’ora esatta, le otto di sera! Era una data calcolata in base a ciò che è scritto nel libro della Genesi, nella Bibbia“.

La contraddizione tra l’interpretazione letterale della Bibbia e i ritrovamenti di fossili come quelli racconti da Mary Anning è plateale. Il nostro pianeta ha una storia molto più lunga e straordinaria rispetto a quella descritta nel libro sacro. Mary e suo fratello Joseph scoprono, tra il 1809 e il 1811 il teschio e poi anche il corpo di uno strano animale che Mary descrive inizialmente come un coccodrillo e che gli studiosi, più tardi, ribattezzeranno con il nome di ittiosauro (Ichtthyosaurus platyodon). Una scoperta scientifica di immenso valore che in pochi ancora riconoscono come attribuibile a Mary Anning. Negli anni successivi Mary individua un altro sorprendente animale fossilizzato caratterizzato dalla presenza di ben trentacinque vertebre cervicali. Una creatura che nessuno aveva mai visto né immaginato, un animale talmente assurdo che il famoso anatomista francese Georges Cuvier reputa falso, screditando pubblicamente  il lavoro della Anning. Fortunatamente ulteriori rinvenimenti dimostrano che lo strano fossile è esattamente come Mary lo ha disegnato e segnalato, si tratta di un plesiosauro tanto che Cuvier, correttamente, ammette di aver sbagliato. Ora Mary Anning è stimata e apprezzata per il suo lavoro coi fossili seppure non verrà mai considerata una paleontologa vera e propria.

“La cacciatrice di fossili. Mary Anning si racconta” è un romanzo biografico che rientra in un preciso progetto editoriale denominato “Donne nella scienza“: una serie dedicata alla vita di donne che hanno dato un grande contributo all’evoluzione scientifica. Esattamente come ha fatto Mary Anning, una donna che, seppur da autodidatta, ha contribuito enormemente al progresso della paleontologia anche se, in vita, ha ottenuto pochissimi riconoscimenti e pochissimi meriti. Il suo nome è stato spesso eclissato da quelli di scienziati uomini forse anche meno capaci di lei. Il primo a inserire il nome di Mary Anning all’interno di una pubblicazione scientifica, accanto alla didascalia di un plesiosauro, fu Georges Cuvier nel 1825. La Anning muore a 47 anni a causa di un cancro al seno. L’elogio funebre della studiosa viene pronunciato da Sir Henry Thomas De la Bèche, presidente della Geological Society. Diversi anni più tardi, esattamente nel 1865, Charles Dickens scrive un articolo dedicato alla vita di Mary Anning apparso sul “All the Year Round” da lui diretto.

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