L’autore di “Black metal”, Vincenzo Trama, è stato onesto e ha subito precisato: “non sono un musicista” […], non sono un navigatore navigato di concerti ed eventi live […], non sono mai stato in Novergia […] e infine non sono un satanista, dato che da sempre oscillo tra l’agnostico e l’ateo senza avere una precisa posizione in merito” (pp.5). Un libro “legato a doppio filo” all’adolescenza dell’autore” e omaggio ad un genere a dir poco particolare (da questo punto di vista, come vedremo, è prevedibile che chi voglia parlare diffusamente di Black metal voglia anche chiarire la propria sintonia o meno con lo spirito satanista e blasfemo che pervade questa musica estrema). Un estremo che evidentemente di primo acchito disorienta e non poco. Lo stesso Vincenzo Trama, nell’introduzione (la parte in qualche modo biografica dell’autore), racconta che al primo ascolto di un brano Black la reazione non fu delle migliori: “ero smarrito e con questo pensiero fisso in testa: ‘Ma cos’è questa merda?’. Era uno strazio. Uno schifo di suono davvero inascoltabile” (pp.11). Tempo dopo un nuovo incontro sonoro col metal estremo, “De mysteriis dom Sathanas”, e, pur perseverando una sensazione disturbante, la curiosità per questo genere malato ha prevalso ed è iniziato un percorso accanito di ascolti, mostrando non soltanto pura attrazione verso l’orrido ma apprezzamento per sonorità a volte geniali e sorprendenti. Non è questo il luogo per dedicarsi a considerazioni profonde sul rapporto tra creazione artistica e crimine, ma certo le vicende di sangue che hanno coinvolto il famigerato Inner Circle, Varg Vikernes (Burzum), Euronymous, Jon Nödtveidt (seguace del Misanthropic Luciferian Order) o Bård Faust, tanto per fare alcuni nomi, fanno pensare: ricco materiale per un saggio incentrato tra arte e psicopatologia.

“Black metal. Il sangue nero di satana” è stato quindi scritto con l’intento di raccontare la storia, opere, l’evoluzione e, in certi casi, i crimini perpetrati da componenti di band e microgruppi che hanno preso vita in Norvegia nei primi anni ’90 e poi si sono diffusi soprattutto nel resto della Scandinavia. L’aspetto che emerge molto chiaro nelle pagine di Vincenzo Trama, sempre molto libertario e disinvolto e a suo agio nell’evidenziare la violenza sonora – e non solo sonora – dei satanisti metal, le tecniche vocali dei frontmen black (growl e scream), è che quanto accaduto non rappresenta soltanto un gioco delle parti “come esattamente ai tempi di Alice Cooper od Ozzy Osburne” (pp.352): in altri termini non stiamo parlando di puri travestimenti o di pose sataniche imbastite per acchiappare l’attenzione di adolescenti brufolosi. La realtà di molte band (non di tutte), soprattutto quelle degli esordi, legate in particolare al negozio di dischi “Helvete”, a Euronymous e ai i suoi Mayhem, ha voluto dire in tutto per tutto far prevalere l’ideologia di fronte alla musica in quanto tale, misoginia, paganesimo, riti di sangue, anticristianesimo, blasfemia, satanismo, aggressioni, suicidi, luoghi di culto vandalizzati, a volte gesti e testi che richiamavano l’ideologia nazionalsocialista: “È chiaro, per certi versi, che il black metal possa essere inteso come un moto di ribellione adolescenziale, sfociato poi, per mezzo di alcuni casi delittuosi, in un fenomeno che ha visto coinvolti alcuni ragazzi in modo più diretto e viscerale con qualcosa di più morboso e maligno del semplice fare musica” (pp.117).

Lo stesso Trama, pur appassionato di metal estremo, non si fa scrupoli nell’ammettere il superamento di ogni limite e di conseguenza, accanto a “sublime” e “capolavoro”, l’uso di parole come malsano e malato – nonché “suggestioni provocate da un assalto di gelida crudeltà”, pp.104 – abbonda in ogni dove: “Ormai era chiaro a tutti che non si stava parlando di sola musica, ma di una vera e propria crociata satanista, anti-cristiana e in modo deviato nazionalista, perpetrata non soltanto con la produzione di una musica malsana come mai prima di allora era stata realizzata, ma con azioni criminali che destavano sgomento, angoscia e paura” (pp.72).

Da questo punto di vista già i nomi delle band, di album e brani musicali dicono molto: i capitoli del libro prendono in considerazione, ad uno ad uno, i protagonisti di un percorso musicale (e a volte criminale) che, pur evolvendosi grazie a contaminazioni sinfoniche, etniche ed elettroniche (non sempre meramente commerciali), rimane ancorato a uno spirito a dir poco inquietante e blasfemo. Così passiamo dai progenitori, i norvegesi Mayhem, fino ai Kvist, passando per Burzum, Ulver, Limbonic Art, Enslaved, Nargaroth, Gorgoroth, Artcurus, Dimmu Borgir, Marduk, Emperor, Bathory, Darkthrone, Impaled Nazarene, Satyricon, Dimmu Borgir, Dissenction e Mysticum, gli italiani Aborym, con tanto di album dai nomi non proprio rassicuranti, tipo Pure holocaust, Severe abomination, At war with Satan, Into the macabre, In absentia Christu, Panzerfaust, Dark medieval time, Transivanian hunger, Satanic blood angel, Monumental possession; “blackster” come Fenriz, Dead, Hellhammer, Abbath, Prime Evil, Ihsahn, Faust, Necrobutcher, Demonaz, e via bestemmiando. Tra i tanti pensiamo allora agli svedesi “Abruptum”: “in loro non c’è musica ma un tappeto agghiacciante in cui echeggiano i passi di Satana, dove il primo obiettivo che si vuole raggiungere è far percepire all’ascoltatore impavido le urla dei dannati della Gehenna, l’odore di morte dell’anima che il black metal, almeno filosoficamente, vuole veicolare” (pp.226).

È anche vero che il genere ha forse già vissuto il suo culmine in quanto a produzione artistica ed esiti criminali, ed ora, tra saturazione del mercato, conversioni personali e musicali di alcuni noti “blackster” (compreso il sorprendente outing di Gaahl), c’è chi ha abbassato il tiro e “si concedeva i lustri dello show-business, chi invece si allontanava totalmente dalla musica, chi sceglieva strade sperimentali e differenti da qualsiasi catalogazione, chi ancora cercava nel trash le origini del proprio percorso” (pp.155). Un “calderone”, come lo definisce lo stesso Trama, che per quanto sia, tra provocazioni e palesi contraddizioni, ha caratterizzato il genere fin dalle origini, se solo pensiamo che “il mestiere di Nocturno Culto, il cantore maledetto di Satana, era quello di insegnante. Nocturno infatti insegna musica ai bambini delle elementari, esattamente come fa un suo altro celebre collega, King ov hell, ex chitarrista dei Gorgoroth” (pp.110). “Black metal. Il sangue nero di Satana” è un libro che, con punte di ironia e caratterizzato da pagine in cui emerge una chiara polemica contro i cosiddetti perbenisti, mostra quanto la passione per un genere musicale estremo abbia magari molto poco a che fare col satanismo in quanto tale, ma molto più con un istinto anarchico e con la ferma volontà di non omologarsi al mainstream.