Ancora a tre anni di distanza dalla sua pubblicazione, Il Grande Iran di Giuseppe Acconcia rimane uno dei migliori strumenti di avvicinamento all’Iran e alla sua complessità politica, economica e culturale. Un Iran grande, è un Iran che si riaffaccia da protagonista sullo scacchiere mediorientale, che riempie i vuoti lasciati negli ultimi anni dall’ondivaga politica estera americana in Medio Oriente e che si ripropone allo sguardo del mondo dopo anni di chiusura introversa e di aggressivo accerchiamento dall’esterno.

Il libro di Acconcia, si presenta come un manualetto agile ma denso, puntuale e completo insieme. Dopo un breve excursus storico sul periodo finale della dinastia Qajar (1794-1925) e uno sguardo alle ragioni del declino dei Pahlavi (1925-1979), l’autore offre un’informata analisi sulle dinamiche economiche, politiche e sociali della Rivoluzione del 1979, delineandone i prodromi e seguendone gli sviluppi che hanno portato alla nascita del nuovo assetto repubblicano di quella che, pur fra mille contraddizioni, possiamo senz’altro definire come una delle più grandi democrazie mediorientali. Sembra un’affermazione contro-intuitiva, o contraria a quella che è la percezione diffusa di quel paese. Ma il libro di Acconcia aiuta ad entrare nelle pieghe di queste contraddizioni, mostrando la ricchezza del dibattito politico e culturale che anima quel paese; fra spinte riformiste e colpi di coda conservatori, l’Iran e la sua società civile vi si sveleranno in una ricchezza che il piatto racconto mainstream – chiaramente oberato e limitato dalle questioni di geopolitica – spesso dimentica, o tralascia, o volutamente censura.

Dal libro di Acconcia esce sicuramente rivalutata la figura del padre dei riformatori Mohammad Khatami (presidente 1997-2005), già direttore della Biblioteca Nazionale di Teheran e salito alla presidenza parlando di libertà d’opinione, diritti umani e pluralismo. Alla sua presidenza fa seguito la fase regressiva delle due presidenze di Mahmud Ahmadinejad (2005-2013), contrassegnata dalle violenze contro la cosiddetta Onda Verde delle proteste giovanili esplose nel 2009. Il ritratto di Khatami serve inoltre ad illuminare la presidenza attuale di Hassan Ruhani, negoziatore assieme al suo Ministro degli esteri Javad Zarif dello storico accordo di Vienna sul nucleare. Purtroppo quella fase di diplomazia sembra oggi ormai chiusa: Zarif si è dimesso qualche mese fa, Donald Trump ha cestinato l’accordo e persegue la via delle sanzioni.

Ma il libro di Acconcia non è solo politica ed economia. La conoscenza diretta e approfondita del paese la dimostra anche e soprattutto parlando dei suoi aspetti culturali, di cinema e di teatro, di letteratura e di minoranze, delle strade di Tehran e delle sensazioni che dà avventurarsi nel suo bazar. Ci porta anche in Kurdistan, quella sorta di luogo culturale e politico immaginario che ritroviamo dietro l’angolo ogni volta che parliamo di Medio Oriente: che sia la Turchia, la Siria, l’Iraq o l’Iran, c’è sempre un pezzo di Kurdistan a complicare le cose. Il Grande Iran ha qui il merito di illuminare alcuni aspetti di quello che è sicuramente il pezzo meno conosciuto del Kurdistan dalle nostre parti.

Insomma, nonostante ovviamente manchino gli sviluppi dell’attualità politica Iraniana dal 2016, anno della sua pubblicazione, ad oggi, Il Grande Iran resta ancora un efficacissimo strumento per accostare un paese ricchissimo di storia, di cultura e di spunti. La buona bibliografia che correda il volume potrà scortare poi la vostra curiosità ancora un passo più in là.