Accade raramente di non esser sicuri su cosa pensare a proposito di un libro, ma questo è uno di quei casi. Si tratta di uno di quegli scritti che non tutti leggerebbero in pubblico: titolo e copertina potrebbero facilmente attirare sguardi giudicanti, portando il lettore ad un istintivo e repentino abbassamento della copertina, nel vano tentativo di occultarla alla vista. Un fenomeno che negli ultimi anni ha colpito soprattutto i lettori di “50 Sfumature di Grigio” e i suoi vari seguiti.

Un libricino piccolo nella dimensione ma dal cospicuo spessore analitico, al suo interno infatti sono investigate una serie di pratiche sessuali bizzarre e improbabili. Tanto basterebbe, ma in verità qui viene il bello: verosimiglianza e assurdo procedono parallele e il lettore si ritrova indignato, divertito, stupito, incuriosito, confuso e disgustato nel giro di poche righe e alla fine del capitolo alza gli occhi dalla pagina con un grande punto interrogativo stampato in faccia.

Questo perché, nonostante l’assurdità di alcuni paragrafi, resta comunque un potenziale margine di dubbio, “e se fosse vero?”, “e se qualcuno l’avesse fatto veramente?”. In fin dei conti, le ossessioni della mente umana possono assumere infiniti aspetti. Potrebbe quindi essere plausibile che qualcuno, nella storia dell’umanità, si sia dato in pasto ad uno squalo perché vittima di Odontofilia, eccitazione sessuale causata dai denti altrui, e cosa c’è di più godurioso di una “triplice fila di denti seghettati”? Più macabro, ma paurosamente più credibile, è l’accenno al ginecologo statunitense che soleva iniettare nei feti delle sue pazienti, delle sostanze che provocavano malformazioni, in quanto vittima di Apotemnofilia, “una mania che istiga a bramare partner sessuali con menomazioni fisiche”.

Un libro del genere avrebbe potuto facilmente passare inosservato a causa dei suoi contenuti, ma ciò che lo sostiene e che lo rende un interessante esempio di letteratura è il linguaggio. Un lessico per niente facile, direi quasi aulico visti i tempi in cui ci troviamo, che magari ogni tanto oscilla sul volgare ma al quale bisogna prestare bene attenzione altrimenti si rischia di perdere qualche prezioso dettaglio.

Molto simpatica è pure la prefazione di Giulio Mozzi, il quale forse ha ragione, non bisogna scervellarsi troppo nel cercare un significato per questo libro, probabilmente non c’è. Divertente è pure il poemetto iniziale e perfino la breve biografia dell’autore, lascia il lettore con un mezzo sorriso: Eusebio Gnirro, uno pseudonimo dietro al quale non sappiamo se si nascondano una o più persone.

Suggerisco di leggere questo libro un capitolo alla volta, una devianza sessuale alla volta, prestandoci l’attenzione che merita e poi prendersi il tempo per rifletterci almeno un paio di minuti. D’altronde, come si legge alla fine, “A coloro che mi sono venuti appresso invano per tutte le sezioni del Sommario con l’intima speme di riconoscersi almeno in una delle ossessioni e rappacificarsi con sé stessi.”

Consiglio infine questo libro a chi vuole farsi una risata sulle follie dell’umana coscienza e a chi vuole leggere un curioso esercizio di stile.