Questione di virgole è un libro che cambia il modo di leggere, di pensare, di scrivere, di pensare alla lettura e alla scrittura. Reca come sottotitolo Punteggiare rapido e accorto e tratta, come a questo punto appare ovvio, della punteggiatura. Il suo autore, Leonardo G. Luccone, lavora da anni nell’editoria come traduttore, editor, direttore della narrativa per case editrici, fondatore dello studio Oblique, e con questo agile volume “tenta di fare chiarezza” sull’uso della punteggiatura, in particolare della virgola e del punto e virgola. “Con semplicità e metodo, e la guida di mirabili scrittori, vengono illustrati gli usi corretti ed errati di virgola e punto e virgola, a partire da casi reali tratti da romanzi, saggi, periodici, ma anche da testi incrollabili come le leggi dello Stato, o effimeri, come la paccottiglia cartacea ed elettronica che ci si manifesta davanti tutti i giorni. Si danno le risposte ai dubbi più frequenti e si fornisce una vasta casistica di esempi, nella speranza che la scrittura non finisca in malora…” (pag. 7). Un libro che non termina nelle pagine fisiche o digitali (io ho quest’ultima) ma che si espande fino a una pagina web dedicata dove trovare altro materiale scaricabile: nuovi esempi, casi, e esercizi da fare.

Mentre leggevo e riflettevo sui ragionamenti portati avanti dall’autore, sugli esempi, sulla logica seguita per mostrare il corretto utilizzo dei segni d’interpunzione, mi sono accorto che stavo cominciando a leggere tutto ciò che non era questo libro facendo particolare attenzione alla punteggiatura e alla costruzione delle frasi. Articoli di giornale, racconti, romanzi, semplici post erano un’occasione di riflessione. Ciò che scrivevo lo passavo sotto la lente per vedere meglio, per capire come e se era migliorabile. Nel saggio si trovano esempi in positivo e in negativo e c’è anche una piccola storia della punteggiatura, dato che questa non è nata con la scrittura e è invece un’invenzione abbastanza recente e, come tutto ciò che pertiene la lingua, è in continua evoluzione.

Cercando di riassumere in poche parole la marea di informazioni e consigli e esempi che vengono messi a disposizione nel libro si può dire che la punteggiatura sia il sistema attraverso cui si organizza un testo e non il “respiro” del testo (parlo di “respiro” perché da piccoli spesso ti dicono che i segni di interpunzione servono a farti respirare). Se visualizziamo un testo come una strada che ci porta da A a B, la punteggiatura rappresenta i dossi, gli incroci, le deviazioni, gli stop, le rotonde, gli ostacoli e quant’altro. È chiaro che si può tentare di andare da un punto all’altro con una retta, ma il testo ce lo rende possibile o ha bisogno di fare qualche curva, di rallentare qui e accelerare lì, di fare una fermata intermedia? Se c’è una montagna in mezzo e si vuole fare una retta come minimo c’è da scavare una galleria, oppure si può scegliere di percorrere un sentiero all’aria aperta, di sicuro più lungo e che ha bisogno di altra attrezzatura. Si possono scavare gallerie o percorrere sentieri: l’importante è essere attrezzati nel modo giusto. Questo breve saggio ricorda a chi legge quali e quanti siano gli strumenti necessari a seconda dei casi.

Due note finali:

1) a pagina 77 e a pagina 88 dell’edizione digitale sono riportati questi esempi:

Gli ultimi lampi, io li avvertivo per il riflesso giallo che si accendeva prima che altrove sotto l’ala nera del cappello del prete, ma erano lampi ormai lontani e li seguiva un tuono come un borborigmo del cielo.

[C. Pavese, La luna e i falò, Einaudi, Torino 2014, p. 324]

Gli ultimi lampi, io li avvertivo per il riflesso giallo che si accendeva prima che altrove sotto l’alea nera del cappello da prete, ma erano lampi ormai lontani, e li seguiva un tuono come un borborigmo del cielo. Invece la pioggia non permette niente di buono.
[B. Fenoglio, «La pioggia e la sposa», in I ventitre giorni della città di Alba, Einaudi, Torino 2015, p. 159]

Immagino che la porzione di testo (al netto dei refusi) venga da Fenoglio, dato che il romanzo di Pavese non ha più di 300 pagine.

2) anche se apprezzo il richiamo poetico del sottotitolo, più che rapido il punteggiare deve essere accorto.