Il carico di lavoro gravoso, la retribuzione inferiore rispetto ai colleghi maschi, il mancato rispetto, le attenzioni sgradite e il malcontento da tenere sempre sotto controllo per non incorrere in frasi sessiste: “trovati un uomo – hai le tue cose? – sei in menopausa?”, fino ad arrivare a vere e proprie molestie fisiche.
Il meccanismo culturale che alimenta la discriminazione di genere sul lavoro, porta spesso le donne ad abituarsi al non-riconoscimento dei diritti, anche in considerazione del fatto che il confine tra seduzione e molestia è talvolta sfuggente.

non è questione di ciò che si fa, come e quanto si produce. No. Ma di ciò che si è, anzi di ciò che non si è: un uomo” (pag.7).

Dai soprusi sul posto di lavoro, al mobbing familiare e allo stalking, il passo è breve. I comportamenti persecutori da parte del partner (o dell’ex partner), infatti, hanno lo stesso intento dei comportamenti mobbizzanti sul lavoro: conquistare una posizione dominante sull’altro, schiacciandone la volontà. Anche qui, la vittima tende a scivolare in uno stato di prostrazione, talvolta lentamente al punto da assuefarsi all’andamento progressivo delle violenze. In tal modo, non riesce a percepirsi come vittima, e quindi a denunciare.
E se la donna, sul posto di lavoro, reagisce al mobbing intensificando il suo impegno; nel caso dello stalking, e in genere negli abusi all’interno della coppia, essa tende a impiegare ancora più energia per adattarsi al modello imposto dal partner e alle sue pretese.

Non si è mai abbastanza belle, accoglienti, disponibili […] O magari si è troppo: troppo sorridenti, troppo socievoli, troppo curate” (pag.87).

Chi non ha le risorse per opporsi, si rifugia nell’apparente porto quieto dell’obbedienza assoluta, o dell’invisibilità volta a evitare le reazioni dell’altro. Paradossalmente, si cerca di difendersi non difendendosi. E, nel tempo, si finisce per colludere con la dinamica prevaricatoria, contribuendo a rafforzarla.
Per giunta, in alcune donne c’è l’imperativo inconscio di salvare il partner. Imperativo basato sull’illusione di poterlo cambiare, liberandolo dai suoi malesseri, dalla sua stessa propensione alla violenza. Si crede nell’altro, specie quando costui chiede perdono, giurando che cambierà. Per poi, puntualmente, ricominciare con le persecuzioni. Il soggetto maltrattante, infatti, ha perlopiù disturbi di personalità che non si risolvono spontaneamente dall’oggi al domani.

Come reagire, dunque, in queste situazioni? Quali sono i limiti oltre i quali si può parlare di comportamenti vessatori? Come riconoscere il mobbing sul lavoro o quello sentimentale? E come denunciarlo?
Valeria Arnaldi, con il volumetto Donne Bersaglio. Mobbing e stalking dal lavoro al cuore (Iacobelli editore) offre un contributo concreto per orientarsi nel complesso territorio degli abusi sul posto di lavoro e nella coppia. I segnali a cui porre attenzione; le dinamiche che innescano il meccanismo; l’influenza di fattori come la maternità, la crisi del lavoro, il precariato; le conseguenze a livello psicosomatico; le ripercussioni sull’azienda o in famiglia, fino ad arrivare alle ricadute generali sulla convivenza sociale nel suo complesso.
Un prontuario di primo soccorso, di poco più di cento pagine, in cui sono esposte brevemente e in modo chiaro le informazioni principali relative a questi fenomeni. Perché comprenderne le dinamiche, individuandone i criteri e le modalità, è il primo passo per potersi riconoscere come vittime e agire. Magari iniziando a parlarne con qualcuno, per recuperare una visione oggettiva della situazione, e ponendosi come obiettivo un’inversione di rotta verso un atteggiamento assertivo (rispetto a quello passivo).

riuscendo a dire no, nel modo più sano e costruttivo possibile, cercando di uscire da quell’aurea di vittima predestinata” (pag.59).

Grazie al contributo di psicologi e psicoterapeuti esperti in materia, Valeria Arnaldi offre al lettore una visione generale delle radici psicologiche che sono alla base di queste situazioni e i tratti di personalità che caratterizzano sia il soggetto mobbizzante, che la vittima.
Dall’aspetto psicologico, a quello pratico, si passa attraverso una serie di informazioni di tipo legale. Lo stalking, infatti, è considerato un vero o proprio reato, e in quanto tale punito dal nostro codice penale da ormai quasi dieci anni. Non esiste invece nell’ordinamento italiano una normativa specifica che disciplini il mobbing. Ma è possibile ricorrere alle comuni norme previste dalla legislazione a protezione del lavoratore, o — qualora non vi sia un contratto di lavoro subordinato — della persona (diffamazione, lesioni, violenza privata…). L’autrice, attraverso l’intervento dell’avvocato Gianluca Sciuto, iscritto all’Ordine degli avvocati di Roma, traccia un quadro d’insieme degli strumenti di contrasto a livello normativo. E ci aiuta a capire quali siano gli estremi per fare causa; le tempistiche da rispettare; i documenti necessari; i referti medici (qualora vi siano ripercussioni sullo stato di salute); le prove utili, come chat, mail, messaggi, ecc…

Il libro ha una struttura schematica che rende agevole la ricerca e la consultazione delle informazioni. Al tempo stesso risulta scorrevole, anche laddove intervengono dati statistici o nozioni specifiche sugli articoli di legge. È corredato da citazioni e aforismi proposti come spunti di riflessione, e si conclude con una lista indirizzi utili: centri, sportelli e associazioni che offrono assistenza e sostegno nei vari casi di prevaricazione e violenza.

L’autrice, pur mettendo in primo piano la figura della donna, traccia un accurato profilo del mobbing in cui chiunque può trovare punti di identificazione. Una lettura, quindi, che sento di consigliare non solo alle donne, ma a chi si trovi in condizioni di vulnerabilità nel contesto lavorativo o familiare, e in genere a chiunque abbia a cuore i propri diritti e quelli altrui.