Interni del diciassettesimo secolo

Jens Peter Jacobsen è considerato uno dei massimi autori della letteratura danese. Decisamente poco noto al grande pubblico, le sue opere furono tradotte per la prima volta in Italia dal germanista Giuseppe Gabetti tra il 1929 e il 1935.

In seguito ebbero una certa importanza nel corso del Novecento, ma molte risultano pubblicate tra gli anni Trenta e Cinquanta, quando i criteri filologici erano diversi.

La casa editrice Carbonio propone oggi una nuova traduzione, a cura di Bruno Berni, a distanza di cinquant’anni dall’ultima e questa è certamente un’opera meritoria.

Marie Grubbe è un romanzo ambientato nel Seicento che si ispira alla vera storia di una nobildonna danese, morta nel 1718.

I primi tre capitoli furono scritti nell’inverno del 1873, poi Jacobsen fu costretto al riposo dai postumi di una malattia polmonare che l’aveva precedentemente colpito e successivamente intraprese un viaggio in Germania, Austria e Italia.

Ritornato, si rimise al lavoro e alla fine del 1876 il romanzo era terminato.

Fu un lavoro lungo e cesellato, che costrinse l’autore a lunghe giornate di ricerche in biblioteca, poiché era estremamente preciso e scrupoloso e la trama si basava su una storia vera.

La vicenda è quella di Marie Grubbe, una donna che rivendica il proprio diritto ad amare, a provare dei sentimenti, ad essere libera. Avrà infatti ben tre mariti, divorzierà, sceglierà lei con chi stare e sarà disposta a pagarne le conseguenze. Per certi versi questa protagonista mi ha ricordato madame Bovary, anche Marie è una donna inquieta, con i suoi sogni e i suoi desideri.

A diciassette anni, ecco come considera l’amore: “Io considero l’amore come un diamante. Come il diamante è magnifico da guardare, così anche l’amore è delizioso. E come il diamante è velenoso per chi lo inghiotte, così l’amore è una sorta di avvelenamento, un nocivo furore morboso per chi ne viene colto, o almeno così si direbbe dai singolari comportamenti che si riscontrano nelle persone amoureuses e dagli strani discorsi che fanno”.

Marie è un personaggio, per l’epoca, inquietante e soprattutto i suoi sentimenti e le sue riflessioni vengono descritti con grande accuratezza da Jacobsen, che in questo si rivela un fine analista. Da giovane si era appassionato alla scienza e a Darwin e ne aveva tradotto per primo i testi in danese, ma nello stesso tempo aveva una vocazione lirica, uno stato d’animo nostalgico e amante della bellezza.

Queste due componenti emergono nel romanzo, che è ricchissimo di descrizioni molto dettagliate. Così suona l’incipit: “L’aria ferma sotto le chiome dei tigli era arrivata cullandosi sulla brughiera bruna e sui campi assetati, era stata cotta dal sole e impolverata dalle strade, ma adesso era purificata dal fitto fogliame, ristorata dalle fresche foglie dei tigli, e il profumo della gialla fioritura l’aveva resa umida donandole pienezza. Adesso era ferma, scintillava immobile e beata sotto quella volta verde chiaro, carezzata dalle foglie che tremavano piano e dai frementi battiti d’ali delle farfalle gialle”.

Alla precisione naturalistica si unisce una componente lirica, sognante, che in seguito si ritrova anche nella presentazione dei personaggi.

Così commenta l’Enciclopedia Treccani: “Egli si era proposto di esprimere “in colori di realtà” il dramma dell’anima romantica, che, esaltandosi nel sogno e nelle inquiete ebbrezze del desiderio, si estenua, e si ammala; e ne nasceva tutto un mondo di sensazioni composite, d’impressioni ambigue, di stanchezze e di voluttà, che la lingua danese non aveva mai prima di lui conosciuto. Gli fu necessario creare una nuova prosa, morbida e ricca di mezze tinte, con nuovi accordi d’immagini e parole”.

Il sottotitolo del romanzo è “Interni del diciassettesimo secolo”: Jacobsen ricostruisce tutto l’ambiente del Seicento, sia quello della corte che quello borghese e, infine, popolare e fa poi riferimento allo sfondo storico, alla guerra tra Danimarca e Svezia e alle sue conseguenze. Molto particolari le pagine dedicate a un alchimista e al suo studio.

Direi che nell’insieme vi è più introspezione che azione e questo rende il romanzo lento e talvolta noioso. Alcuni l’hanno paragonato a “L’amante di Lady Chatterley” con un anticipo di mezzo secolo, per quanto riguarda l’esplorazione dei sentimenti della protagonista. Quest’ultimo aspetto è sicuramente il più importante: Marie è un personaggio controcorrente per il suo tempo, non solo per via dei sentimenti che prova e manifesta in libertà, ma anche perché si trova ad avere denaro in eredità e a volerne disporre come meglio crede.