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j'Dom, 14 Lug 2019 19:19:09 +0200p*https://www.lankenauta.it/?p=17783eLankenautafLa musica ritrovata. Le opere liriche di Augusto Massari

Appena tre anni fa Alessandro Zignani, col suo libro “La storia negata. Musica e musicisti nell’era fascista”, edito da Zecchini, aveva inteso ripensare criticamente l’opera di innumerevoli compositori; quelli che, a suo dire, erano stati letteralmente emarginati a causa di un’attività compiuta in gran parte durante la dittatura. Tra questi anche Augusto Massari (1887-1970), musicista della “generazione dell’80”, a cui i curatori Angelo Bonazzoli e Andrea Zepponi hanno dedicato una monografia che non ha “la presunzione di esaustività […] ma intende stimolare ulteriori approfondimenti di un’opera” – il lettore se ne potrà rendere conto – non certo circoscritta al melodramma. Uno degli aspetti più interessanti presenti nel libro edito da Marsilio viene subito ricordato nell’introduzione; ovvero il fatto che la tradizione musicale italiana condividesse da un lato un’anima “connessa con il naturalismo ottocentesco e quella sempre in procinto di riscoprire le proprie radici ancestrali per proiettarsi nel futuro” (pp.21). Se da un lato si poteva annoverare un Puccini e dall’altro un Pizzetti, vi erano comunque una miriade di autori minori difficili da inquadrare, come appunto il nostro Massari.

La ricerca sull’opera di questo compositore in gran parte dimenticato, a detta dei curatori, si è basata quindi sulle fonti primarie, sui testi reperiti, sugli spartiti originali e da fonti orali. Tutto per poi delineare la figura di un artista che è rimasto “al di fuori dei grandi sperimentalismi schömberghiani e dalla atonalità modale dei contemporanei avanguardisti”; e che probabilmente non ha conquistato la meritata fama – si legga il capitolo “Fenomenologia musicale di una provincia” – per il suo voler operare in una realtà romagnola “priva di grandi teatri e lontana dalle avanguardie straniere, ma avida di musica e di teatro lirico” (pp.41).

Una marginalità che paradossalmente, almeno in epoca fascista, potrebbe averlo in parte favorito: “Autore dei suoi stessi libretti, il Massari esulava anche in questo dall’omaggio al dannunzianesimo esaltato del regime. Possiamo ravvisare in questo suo carattere apolitico e pervaso di umori paesani nella trama dei suoi melodrammi più rappresentativi [ndr: “Graziella”, “Le astuzie d’amore”, “Biancaneve”, “L’arciere”] il principale requisito che li ha fatti passare indenni dai superciliati censori dell’epoca che stigmatizzavano le tematiche politicamente impegnate, ma favorivano quelle vertenti sullo “strapaese” o sul privato del focolare domestico”. Un’idea che non sembra convincere del tutto gli autori, non fosse altro che “in realtà Massari poteva appartenere, più o meno consciamente alla schiera dei cosiddetti indifferenti, che al sorgere della stella mussoliniana, non ravvisavano nel partito un mezzo per la propria produzione artistica” (pp.42). Una marginalità a cui non è estranea la volontà di ricercare l’ispirazione all’interno di tematiche più tradizionali, caratterizzate magari da incursioni nel fiabesco e nel fantastico, imprimendo spesso nei suoi testi e composizioni “forti messaggi morali e intrisi di religiosità” (pp.22).

Peculiarità che emergono piuttosto evidenti grazie al lavoro di ricerca di Bonazzoli e Zepponi, nonché grazie alla prefazione di Maria Chiara Mazzi: il ritratto di un artista molto più eclettico di quanto si possa pensare, tra opera “neogotica”, “favola musicale”, oratorio e musica strumentale. Il libro infatti propone un primo inquadramento della figura del compositore, un capitolo interamente dedicato alla sua vita (tratto in gran parte da un’autobiografia edita nel 1987 a cura del Comune di San Giovanni in Marignano e che – si veda pag. 33 riguardo le seconde nozze del compositore – sembra contenere qualche incongruenza cronologica), una lettura critica delle opere rappresentate e di quelle ancora inedite, i libretti integrali di “Graziella”, “L’arciere”, “Astuzie d’amore”, “L’anello della nonna”, “L’insidia”, “L’errante, “Il giglio di Corinaldo”.

“La musica ritrovata”, se a detta dei curatori intende rivolgersi ad un pubblico di non specialisti e “non si pone come esaustiva dell’opera massariana”, non vuol dire che possa rimanere una ricerca fine a se stessa. Bonazzoli e Zepponi, con questo lavoro piuttosto riuscito, effettivamente di facile lettura, per loro stessa ammissione hanno voluto stimolare nuove ricerche letterarie, filologiche e musicologiche. Oltretutto di fronte a libretti d’opera e a melodrammi ancora non rappresentati non si vede perché qualche musicista volenteroso e curioso non possa azzardare un recupero in grande stile, vuoi nel teatro storico di Marignano, vuoi altrove.

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