Madri di Oreste Verrini è un romanzo che sarebbe improprio ridurre – ammesso che di riduzione si tratti – alla definizione di ‘libro di viaggio’. È, piuttosto, un’opera di cammino (e in cammino), che segue e sviluppa uno spunto artistico: la ricerca dei dipinti di Pietro da Talada, pittore appenninico del XV secolo che realizzò varie Madonne con Bambino, presenti in diverse chiese del versante toscano, in Garfagnana – la zona dell’autore. Tuttavia, parte da questo pretesto per spingersi oltre, e segnatamente nei territori della memoria, che Verrini percorre più volte durante una marcia condotta per lo più da solo.

Lo scrittore, così, esplora se stesso, e l’atto del camminare, con i suoi ritmi variabili, la sua fatica e i suoi incontri più o meno casuali, diventa la passerella di svolgimento di vicende reali o anche solo immaginate, dove fantasia e concretezza si mescolano in continuazione e in misura variabile, alimentando e ridefinendo senza sosta un magma creativo. E, insieme, si scende nell’anima di luoghi antichi, fatti di natura, di bosco e d’acqua, ma anche della pietra e del metallo dei ponti e delle case, che formano paesi sempre più deserti, segno materico dell’entropia crescente che è il solo indice della direzione del tempo.

Oreste Verrini è molto efficace nel miscelare tutti questi ingredienti, e arriva così a delineare un percorso del quale il lettore finisce inevitabilmente per sentirsi partecipe. Sembra di essere lì, è il primo commento che mi è venuto e che gli ho riferito in un messaggio privato. E questa è, a mio avviso, la qualità dei libri riusciti, che realizzano l’effetto di sospensione dell’incredulità.

Il pittore Pietro da Talada, in tutto questo, rimane per così dire sullo sfondo, pur essendo il motore intimo della storia e venendo evocato e descritto ripetutamente nelle sue opere e nel suo ipotetico percorso di vita. In particolare, però, campeggia una domanda: perché tutti i suoi dipinti sono al di qua dell’Appennino, dal lato toscano? Da che cosa ‘fuggiva’ Pietro? Forse dal ricordo di un amore sfortunato? Da questo dubbio prende le mosse la parte più viscerale della ricerca di Verrini, che poi condurrà anche lui a un incontro tanto gradito quanto enigmatico. Il che ben rende la cifra ‘investigativa’ di questa indagine sospesa tra storia (dell’arte) e memoria personale.