Sopravvivere al proprio successo, specialmente se questo avviene all’esordio, non è facile in nessun settore, quello editoriale non fa eccezione. L’anno scorso, “Nostalgia Del Sangue” di Dario Correnti era diventato un caso letterario, con buoni meriti, a quanto pare presto diventerà pure una serie televisiva, ne trovate la recensione proprio qui su Lankenauta, sempre per pugno dello scrivente. Era quindi lecito aspettarsi un seguito, che infatti è arrivato, “Il Destino Dell’Orso”.

L’improbabile duo Besana-Piatti torna in grande stile per seguire le tracce di un’altra sospetta serie di incidenti che però tali non sono.

Per chi non avesse letto il primo libro, siamo a Milano, giorni nostri, Marco Besana è un giornalista di cronaca nera, reso cinico e misantropo dal suo lavoro ma con un salace senso dell’umorismo ed una solida esperienza. Ilaria Piatti invece ha ventisette anni, da semplice stagista presso il giornale aveva dato un aiuto fondamentale a Marco per risolvere il caso al centro del primo libro, facendo emergere gradualmente un talento naturale per questo mestiere. Purtroppo il suo contributo non si è tradotto in un’assunzione ma solo in una prolungata serie di contratti precari.

In questo nuovo capitolo, l’azione si sposta dall’entroterra lombardo alle montagne svizzere: tutto ha inizio con il caso di un industriale milanese ritrovato nei boschi, fatto a pezzi da un orso. Sembrerebbe un semplice incidente, ma Ilaria non ne è convinta e così trascina un riluttante Marco e il suo simpatico cane Beck’s in Svizzera.

Senza voler svelare troppi dettagli della trama, si può dire che ovviamente non si tratta di un incidente, almeno non in parte, la vittima infatti è stata avvelenata e l’orso è arrivato in seguito, un caso fortuito, o forse destino, di sicuro è l’episodio che dà il nome al libro. Da qui infatti partiranno le ricerche dei nostri protagonisti.

Quest’ultimi vedono delle interessanti evoluzioni: Ilaria mantiene buona parte delle sue insicurezze, la proverbiale incapacità di vestirsi e la goffaggine, ma allo stesso tempo è diventata una vera e propria reporter d’assalto, non si fa scrupoli ad entrare di nascosto in proprietà private, fare domande scomode e far sentire la sua voce. Da allieva e stagista è diventata una giornalista, alla pari di Marco, anzi spesso è proprio lei che trascina avanti l’azione. La vediamo anche alle prese con i suoi traumi infantili, cercherà di vendere la casa dove sua madre uccise suo padre, e per la prima volta nella sua vita s’innamorerà di qualcuno, purtroppo di un uomo sposato con figli che la illude, ma altrimenti sarebbe stato troppo facile.

Marco invece lo ritroviamo felicemente in pensione: il riposo l’ha forse ammorbidito un po’ rispetto al primo libro, ha un cane che adora, frequenta una bella signora dell’alta borghesia milanese, cerca ancora di tenere in equilibrio il rapporto con l’ex moglie e il figlio adolescente ma allo stesso tempo fatica a lasciare del tutto la cronaca nera. Passa spesso in redazione, collabora occasionalmente con il giornale ed è fiero di vedere i progressi fatti da Ilaria, che considera ormai una vera e propria fuoriclasse, anche se ci saranno spesso elementi di scontro tra i due.

Il libro riprende molti degli elementi di successo del primo capitolo, tra questi ci sono i rimandi storici, casi di assassini seriali che ispirano quelli contemporanei e stavolta tocca alla Vecchia dell’Aceto, al secolo Giovanna Bonanno: donna vissuta a Palermo nel XVIII secolo e condannata a morte per l’omicidio di almeno sei persone. L’anziana signora, che viveva di elemosina, scoprì per caso che un composto usato per combattere i pidocchi, chiamato appunto aceto, poteva risultare fatale se ingerito e così cominciò a venderlo in segreto a mogli che volevano sbarazzarsi dei mariti. Alcuni capitoli ci portano direttamente nella Palermo dell’epoca e ci fanno rivivere quei fatti con un’accuratezza ed un lessico molto efficaci.

La narrazione è organizzata appunto in tanti brevi capitoli, ognuno riporta una data e la vicenda si svolge in pochi mesi. L’azione è veloce, i paragrafi brevi ma ben equilibrati, facile da leggere, difficile da rimettere sul comodino. Unica accortezza, bisogna stare attenti a non perdere il filo perché i personaggi, specialmente quelli femminili, sono parecchi. Sono proprio le donne infatti le principali protagoniste di questo libro, sia in positivo che in negativo.

Poco si sa sugli autori, Dario Correnti è infatti uno pseudonimo dietro al quale si nascondono due scrittori. Rileggendo la mia precedente recensione di “Nostalgia Del Sangue”, resto dell’idea che si tratti di persone che hanno avuto a che fare con il mondo del giornalismo. Aggiungo solo che, vista anche la precisione usata nel costruire il personaggio d’Ilaria, mi verrebbe da pensare che almeno uno dei due, se non entrambi, siano una donna.

Un seguito che sicuramente è all’altezza del suo eccellente predecessore, unisce strategicamente ciò che ha funzionato nel primo libro e aggiunge una sagace evoluzione dei personaggi, non resta che sperare di avere presto un terzo capitolo. Lo consiglio ovviamente agli appassionati di thriller e in particolare a quelli che hanno apprezzato il primo libro.