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Fabio Giovannini e Marco Minicangeli nella loro “Storia del romanzo di fantascienza” così raccontano le diverse fasi letterarie dei due fratelli Strugatskij: “inizialmente è una descrizione ottimistica delle meraviglie future, poi lentamente la speranza utopistica …

j'Dom, 29 Set 2019 19:42:46 +0100p*https://www.lankenauta.it/?p=18166eLankenautafLunedì inizia sabato

Fabio Giovannini e Marco Minicangeli nella loro “Storia del romanzo di fantascienza” così raccontano le diverse fasi letterarie dei due fratelli Strugatskij: “inizialmente è una descrizione ottimistica delle meraviglie future, poi lentamente la speranza utopistica diminuisce, arrivando fino a oscure metafore della burocrazia con Piknik na Obochine [ndr: da cui il film “Stalker” diretto da Tarkovskij]”. Ancora Darko Suvin: “Nella loro carriera i fratelli si spostarono da una visione relativamente solare in cui l’utopia poteva essere raggiunta in un vicino futuro, alla sensazione che le tensioni tra etiche utopiche e l’imperscrutabile pesantezza dello status qui erano di fatto inevitabili”.

Affermazioni sicuramente veritiere e ben ragionate che però valgono il giusto per “Lunedì inizia sabato”, romanzo pubblicato per la prima volta in Russia nel 1964 e che la casa editrice Ronzani ci informa essere considerato l’opera più popolare dei fratelli Strugatskij. Una narrazione che, non a caso, “poggia saldamente sulla tradizione nazional-popolare russa, ed è pervaso da un’aura fiabesca di schietto ottimismo e comicità”. Ancora quindi le “imperscrutabili pesantezze” non erano diventate un marchio di fabbrica dei due autori; e soprattutto, se vogliamo dare un valore alla diversità tra generi, il romanzo sembra collocarsi fuori dagli schemi, tutt’al più definibile come una sorta di fantasy contemporaneo, fortemente umoristico e con la presenza di elementi tecnologici, non certo una fantascienza pura alla maniera di un’opera come “Volny gasjat veter” (“Passi nel tempo”). Una specie di Hellzapoppin’ letterario che scorre velocemente tra comicità, fiabe, fantasy e momenti fantascientifici.

“Lunedì inizia sabato” è suddiviso in tre “storie” e una postfazione ad alto grado di ironia e autoironia (“gli scritti proposti sulla vita dell’Istituto di ricerca Scientifica e Tecnologica per la Magia e la tecnologia non sono, a mio modo di vedere, realistici nel senso stretto della parola”, pp.313): nella prima storia si racconta di un giovane programmatore di Leningrado, Sasha Privalov, in vacanza tra le foreste della Carelia, ben intenzionato a recarsi a amici a Solovets e a passare alcuni giorni immerso nella natura. Saranno due autostoppisti dipendenti della non ben identificata ISSTEMS a scombinargli i piani: Sasha rimane a lavorare con loro e presto capisce che si tratta di collaborare a tempo pieno appunto con l’Istituto di ricerca Scientifica e Tecnologica per la Magia e la Stregoneria. L’attività dei maghi e degli scienziati appare subito a dir poco stacanovista – il “lunedì inizia sabato” va interpretato in senso positivo, tra persone che sono entusiaste di rimanere al lavoro ogni giorno della settimana – il giovane Sasha assiste ad ogni genere di prodigi, per lo più  con sguardo e modi flemmatici; e conosce maghi di ogni latitudine ed epoca: da Merlino al misterioso Janus Poluektovič, depositario di uno sconcertante segreto.

Nella seconda storia, “Trambusto dei trambusti”, il protagonista ormai è da sei mesi al servizio dell’ISSTEMS, ed è di turno nella notte di Capodanno. Con in mano le chiavi dell’Istituto, Sasha ha l’occasione passare per i vari dipartimenti, da quello Predizioni e Profezia a quello “Maternità”, e di incontrare un numero spropositato di creature mitologiche ed esseri di nuova generazione (“l’umano gastrointestinale”), nonché maghi di ogni tipo, da Janus Poluektovich, con due evidenti personalità, a Vybegallo, alcuni autentici prodigi della natura, altri più vicini al genere cialtrone e fanfarone. Nella terza e conclusiva storia, “Tutto è trambusto”, Privalov sperimenta un viaggio in un futuro lontanissimo; e dopo poco si ritrova a svelare il mistero di Janus Poluektovič, che ancora ha molto a che fare con i futuri alternativi e con le diverse combinazioni dello spazio e del tempo.

Peraltro il mondo magico – scientifico dei fratelli Strugatskij sembra non conoscere classismo di sorta e lo stesso Sasha sembra imparare con profitto alcune tecniche magiche. Niente a che vedere quindi con la guerra maghi – “babbani” della saga di Harry Potter, non fosse altro che “L’istituto metteva a disposizione possibilità illimitate per trasformare l’uomo in mago”, ed in fondo, come racconta lo stesso protagonista, “ognuno è un mago nell’anima, ma diventa un vero mago solo quando inizia a pensare di meno a se stesso e di più altri, quando per lui diventa interessante il lavoro rispetto al divertimento, nell’usuale accezione del termine” (pp.168).

Come anticipato “Lunedì inizia sabato” è un romanzo che oltretutto si caratterizza per un sarcasmo ed umorismo pervasivo, subito evidente e che in molte circostanze, accanto a perfide allusioni nei confronti di alcuni noti anticomunisti occidentali, mette alla berlina il razionalismo e la stessa seriosità del mondo scientifico: “sai cos’è il riflesso condizionato? È quando suona il campanello e tutte queste quasi-scimmie in camice bianco corrono verso di noi con banane e caramelle” (pp.52). Ed anche la scienza in quanto tale, nelle parole di Sasha, viene ridefinita: “vogliamo che tutto abbia un’immediata spiegazione razionale, che tutto sia ridotto a una manciata di fatti già noti. Nessuno tra noi che abbia un briciolo di capacità dialettica. A nessuno viene in mente che tra i fatti noti e qualche fenomeno nuovo può esserci un mare di cose ignote e così di affrettiamo a bollare il fenomeno nuovo come soprannaturale e, conseguentemente, impossibile” (pp.61). Ma soprattutto in una botta sola i due fratelli, insieme a scienza e magia, riescono a sfottere uno dei capisaldi del potere sovietico: “ricordai la dissertazione magistrale sostenuta il mese precedente intitolata ‘Sulla relazione tra le leggi della natura e le norme dell’amministrazione’ dove, in particolare, si dimostrava che spesso e volentieri il diritto amministrativo, in forza della sua specifica intransigenza, si rivela più efficace delle leggi naturali e di quelle magiche” (pp.178).

Un romanzo sicuramente al tempo molto popolare grazie all’idea di basarsi in gran parte su frequenti rimandi a vicende e personaggi immortalati nella letteratura del passato, nonché su leggende e tradizioni russe. Da questo punto di vista chi conosce bene autori come Tolstoj (Lev e il minore Aleksej Nikolaevič), Kazantsev o Berdnik potrà risparmiarsi la consultazione delle ampie note finali, che però il comune lettore farà bene a leggere prima di affrontare i capitoli del romanzo. Ma anche un cultore dell’opera musicale di Musorgskij non faticherà a riconoscere, fin dalla prima “storia”, la mostruosa vecchietta Baba Jaga e la casa poggiata su due zampe di gallina. La vicenda del divano magico, raccontata fin dalle prime pagine, in fondo rappresenta uno dei paradigmi di questo divertente e scatenato romanzo e in cui l’origine delle parole sembra dire già molto. Così nelle note l’efficace citazione da un testo di E.Z. Kozlowsky: “l’etimologia della parola divano è persiana (dīwān) e, tra i suoi significati originai, c’è quello di ‘raccolta di poesie’. E così, mentre il divano persiano trasporta il lettore nel mondo della fantasia, il divano strugatskiano trasporta direttamente la fantasia nella realtà” (pp.331).

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