Un titolo che sicuramente attira l’attenzione, accompagnato da una copertina all’altezza.

La storia inizia con i due protagonisti, Luis e Brando, in auto in autostrada, in viaggio verso un concerto heavy metal. Si percepisce in queste prime pagine un certo rimando a “On The Road” di Kerouac: “Mi passa la canna. Siccome continua a guardare la strada, mi permetto di fissarlo per qualche frazione di secondo in più. Lo guardo e lo riguardo. Quando gli passo la lattina di birra lo fisso di nuovo. Luis la prende, se la scola e la butta fuori dal finestrino”. Come si fa a non pensare a Dean Moriarty, coprotagonista proprio di quello storico romanzo?

Sul sedile del passeggero abbiamo invece Brando, il personaggio su cui è incentrata la narrazione: parla poco, ascolta e osserva il suo amico Luis e talvolta ci si arrabbia pure. Luis dal canto suo, è un fiume in piena, non solo guida, beve, fuma canne ma nel frattempo racconta anche all’amico una “storia”: situazioni assurde, sesso, alcool, droga e personaggi improbabili. Il tutto con un linguaggio colorito e senza tanti scrupoli, con qualche riferimento alla parlata lombarda.

Le prime pagine sono occupate in gran parte proprio da questo lungo aneddoto di Luis. Ne seguono poi altri che preparano il lettore a quello che verrà: Luis infatti decide di deviare per far rifornimento di erba a casa di un tizio chiamato il “Toro”, una sorta di boss della zona. Brando si oppone con forza perché a quanto pare, ogni volta che entrano in quella casa, ci restano più del necessario e inoltre succedono cose brutte. Luis però alla fine la vince.

Le paure di Brando si dimostreranno corrette: casa del Toro è una sorta di girone infernale e i nostri sembrano sprofondarci sempre più a fondo, in questo caso anche letteralmente visto l’indefinito numero di seminterrati che attraversano. A quanto pare è prevista una grande festa per quella sera, la casa è popolata da personaggi bizzarri, tra cui spiccano sudamericane mezze nude e sudate, tizi che sembrano essere là da anni e un altro uomo che si fa chiamare “il prete”.

Buona parte del libro è quindi ambientato proprio in questa labirintica casa; Luis sparirà per un po’ mentre la narrazione segue Brando che interagisce con i personaggi che incontra, tra questi Sofia, una ragazza ventenne che lo attrae irresistibilmente. Brando comincerà anche ad avere delle allucinazioni dove tutto si riempie di croci che arrivano dall’alto. Alcuni brevi capitoli infilati qua e là ci fanno entrare nel suo subconscio.

Alla fine i nostri riusciranno a riemergere dalla casa ma solo per fuggire dal Toro, che ha avuto un brutto alterco proprio con Luis.

Penso di aver apprezzato più la prima parte del libro che la seconda. Trovo interessante l’idea della casa labirintica, colma di perdizioni e di personaggi talvolta simili a demoni o ad anime perdute. Purtroppo l’azione a volte si fa confusa e non si capisce bene come mai i protagonisti siano arrivati dove sono. Sullo sfondo poi, ogni tanto compaiono dei riferimenti alla semifinale del mondiale del 2006, Italia-Germania il cui scopo tuttavia non è chiaro.

Come accennato, il linguaggio è appropriato alle situazioni descritte, basso e senza molti giri di parole, un gergo di strada, una sorta di trascrizione della lingua parlata.

In generale un libro che esplora la parte “brutta” della società e la esaspera fino a renderla grottesca. Con molta cautela, si potrebbe tracciare una sottile linea con i film di Tarantino, il genere pulp forse è quello che meglio descrive questo libro. Inoltre, quest’interesse verso le zone oscure della società mi hanno ricordato molto “Panopticon” di Jenni Fagan, che ho avuto il piacere di recensire proprio per Lankenauta.

Consiglio questo libro agli appassionati di bassezze umane e a chi vuole farsi una scorpacciata situazioni grottesche e scene bizzarre.