Eracle, un emblema della forza fisica, talvolta brutale, un semidio soggetto a scatti d’ira (in verità spesso indotti della dea Hera, che lo odia) e facile al delitto. Nel mio immaginario non amavo molto questo personaggio, preferendogli divinità più raffinate come Apollo o Atena. Non sospettavo che Eracle avesse anche un ruolo di eroe civilizzatore e di primo geografo.

Ci voleva questo dettagliato romanzo di Sergio Fontana, del quale avevo già apprezzato il libro per ragazzi “Mostri mitologici”, edito da Scienze e Lettere, per farmi scoprire aspetti nuovi, alcuni molto umani e attuali di Eracle.

È lo stesso eroe a narrarci la sua vita da uno stato di pre-morte: torturato dalla terribile veste intrisa col sangue del centauro Nesso, consapevole di essere condannato a morte, Eracle ordina al figlio Illo di preparare la sua pira funeraria sul monte Eta, vi si distende sopra ed esorta il giovane ad appiccare il fuoco. Il ragazzo non se la sente e fugge, sarà un altro, Filottete, a compiere questo difficile gesto. Alcuni giorni dopo, Illo e Iole, moglie di Eracle, tornano sul posto, vedono i resti del rogo, ma del corpo di Eracle non c’è più traccia: gli dei l’hanno condotto con loro in quella apoteosi che si è faticosamente conquistato.

Prima di morire l’anima di Eracle ripercorre tutta la sua vita fin nei minimi dettagli.

Apparentemente figlio di Anfitrione e Alcmena, egli è in realtà nato da Zeus che, per possedere la bella Alcmena, ha assunto le sembianze di Anfitrione tornato dalla guerra (su questo argomento, particolarmente gustosa la commedia di Plauto). La sua genealogia è comunque regale e viene inizialmente allevato come un principe, solo quando, in preda a uno scatto d’ira, ucciderà un precettore particolarmente antipatico, verrà mandato sui monti a fare il pastore. Di fatto la vita a contatto con la natura, in luoghi selvaggi e spesso in solitudine – Eracle è monoikos – non gli dispiace. Sente di comprendere meglio gli animali che gli uomini.

Le vicende della vita di Eracle ci vengono raccontate molto dettagliatamente, alla fine di ogni capitolo una nota ci illustra le fonti antiche con accurata precisione. I vari personaggi espongono il loro punto di vista: gli dei sembrano spesso figure da commedia, litigano, giocano con i destini umani, si divertono. Molto più drammatica è la figura di Eracle, che viene attualizzata e resa più vicina a noi.

Un mito del passato si incarna attraverso una forma narrativa moderna e ci guida nel suo mondo e nella sua civiltà. Eracle cresce, sogna, ama, desidera una vita normale e, nello stesso tempo, viene chiamato a imprese sovrumane, le famose dieci fatiche, che poi diventano dodici e che lo portano a scontrarsi con i mostri, gli ibridi come l’idra di Lerna o Gerione. Sono quei personaggi – tanto studiati da Fontana – che vivono ai margini, sono scomodi e imbarazzanti. Gli dei si servono di Eracle per liberarsi di loro, che non servono più e sono ingovernabili, un residuo dell’irrazionale caos primigenio.

La sequenza delle fatiche di Eracle è avvincente come un romanzo d’avventura, quasi sempre il nostro eroe trova non un aiutante in senso materiale (gli è proibito), ma un personaggio che gli dà consigli o indicazioni. I mostri mitologici sono gli antenati dei mostri di molti film moderni ed evocano paure, spesso inconsce, che appartengono a tutti. L’irrazionale irrompe e, una volta sconfitto, lancia la sua lunga ombra sul presente: la testa invulnerabile dell’idra, sepolta da Eracle sotto una pietra, non è stata più tirata fuori da nessuno, intorno non ci sono più paludi, ma campi coltivati. Eracle rivede il luogo dal suo stato di pre-morte: “Incredibilmente ora riesco a vedere quella pietra, dopo tanti secoli è ancora lì dove l’ho messa io e sporge appena nell’erba a lato di quella strada che adesso appare coperta da un manto grigio. Forse ancora oggi la testa dell’idra continua a contorcersi nel terreno lì sotto”.

E se un giorno qualcuno la scoprisse?

Oppure l’elegante cerva di Cerinea continua davvero le sue segrete migrazioni verso settentrione? Il mito non muore mai, ciò che non è realmente esistito, esiste nell’immaginario umano e si tramanda nei secoli.

Nello svolgere le sue fatiche Eracle viaggia molto, dapprima nelle terre conosciute e poi verso l’ignoto, alla ricerca del giardino delle Esperidi e poi della via per discendere agli inferi.

Durante le sue peregrinazioni arriva nel Caucaso, nella terra degli Iperborei, in Africa fino allo stretto di Gibilterra, dove fissa le famose “colonne d’Ercole” e poi in Italia, nella futura Roma e in Sicilia. Il linguaggio di questi popoli lontani e piuttosto rozzi viene reso con il dialetto (veneto, siculo, romano), un espediente narrativo simpatico e vivace.

Eracle si rivela esploratore, geografo ed eroe civilizzatore, un eroe che sa sacrificarsi e che diventa sempre più consapevole del suo ruolo.

Incontra tantissimi personaggi della mitologia, molti li ritroviamo evocati da Dante nella Commedia e costelleranno l’universo medievale.

Eracle si rivela un eroe a tutto tondo, teso tra violenza bruta, sensi di colpa, desiderio d’espiazione e di virtù, volontà di riscatto, aspirazione alla normalità e consapevolezza di essere un diverso, un ibrido e perciò stesso scomodo. Così dice agli dei nel momento della sua apoteosi:

“Voi avevate bisogno di uno grande e grosso come Eracle che combattesse contro le vostre paure, sconfiggesse i mostri dei vostri incubi e che percorresse l’intera terra ai limiti del mondo conosciuto, perché quei luoghi, strani e barbari, smettessero di incutere terrore e divenissero parte del vostro spazio”.

Eracle è un eroe molto umano, che il romanzo mostra assai vicino a noi.

Il libro è molto indicato sia per ragazzi a partire dalle superiori che per gli adulti. Con spirito didattico e mirabile accuratezza Fontana ci introduce nella civiltà micenea fin nei Misteri Eleusini e nell’antro della Pizia, nelle abitudini quotidiane di quel popolo antico con dovizia di particolari e la guida di fonti letterarie autorevoli (Apollodoro, Pausania, Diodoro Siculo e molti altri): un viaggio appassionante e avventuroso reso con chiarezza, nonostante la complessità delle vicende.