Vita pubblica e segreta della Befana

“La Befana vien di di notte

con le scarpe tutte rotte,

con le toppe alla sottana, viva viva la Befana”.

Credo che tutti da bambini abbiamo aspettato, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio il passaggio della Befana.

Nel Veneto è una vecchietta col nasone e il viso bitorzoluto, vestita piuttosto male con ampie gonne e scarpacce, fazzoletto in testa e scialletto. Vola a cavallo di una scopa (come le streghe!) con la sua gerla piena di dolci per i bambini buoni ed eventualmente qualche pezzo di carbone per quelli più discoli. Era usanza che ciascun bambino appendesse una calza sotto la cappa del camino (o in cucina nei tempi più moderni) nella speranza di trovarla il mattino dopo piena di dolci o, quando si era più poveri, di mandarini e frutta secca. Si lasciava sulla tavola anche qualcosa da mangiare e un bicchiere di vino affinché la Befana potesse rifocillarsi nel suo lungo viaggio che durava tutta la notte.

La Befana esisteva fin dai tempi di mia mamma che proveniva dalla civiltà contadina, esisteva nella mia infanzia ed è esistita in quella dei miei figli, è una figura che proviene dalla notte dei tempi, molto sentita, infatti quando nel 1977 la festività fu abolita, ci fu una vera insurrezione popolare e la Befana ritornò a furor di popolo.

Sempre qui nel Veneto, la notte dell’Epifania si fanno dei grandi falò: in alcuni casi “Se brusa ea Vecia” ossia il fantoccio della Befana (fine dell’anno vecchio, inizio del nuovo), ma in altri casi si fa la”pirola parola”, un grosso falò senza vecchia, dalla cui direzione delle faville si traggono auspici per l’andamento del nuovo anno. Probabilmente questi fuochi avevano anche il compito di risvegliare la terra dopo il sonno invernale. La produzione agricola infatti era molto importante per una civiltà contadina, che viveva di quelle risorse.

Queste le tradizioni di cui sono a conoscenza per la mia regione.

Il libro di Lapucci, pur fornendo numerose notizie sulla Befana risulta più incentrato sulla Toscana, regione dell’autore. Alcune caratteristiche generali sono sicuramente comuni in tutta l’Italia, quel che è certo è che la Befana ha origini antichissime. Si narra addirittura che sia Claudia Procula, la moglie di Pilato, che avrebbe chiesto di restare sulla terra fino alla fine del mondo per espiare la colpa del marito d’aver fatto crocifiggere Cristo. Si parla poi di una parentela della Befana con la strega, che a sua volta proviene dalla fata del paganesimo, una figura non necessariamente buona. La ricorrenza della Befana in verità si sovrappone nella tradizione cristiana a una festa religiosa importantissima, l’Epifania. La parola stessa Befana deriva dal greco Epiphània (manifestazione), epifanìa, befanìa, befana. Nata in oriente, all’origine l’Epifania non era ben distinta dal Natale, quando poi Natale divenne la festa della nascita di Gesù, l’epifania passò a ricordare tre episodi: la visita dei re Magi, con i loro doni oro, incenso e mirra, il Battesimo di Gesù e la trasformazione dell’acqua in vino alle nozze di Cana. Oggi si celebra soltanto il primo avvenimento.

Nel libro – breve ma concentrato – Lapucci ricerca molti collegamenti simbolici sulla figura della Befana e non manca d’inserire notizie davvero curiose, ad esempio sulla casa della Befana o su quel che la vecchina fa durante tutto il resto dell’anno.

Scopriamo anche che in certe tradizioni la notte dell’Epifania (o la notte di Natale) gli animali parlerebbero tra loro e commenterebbero il trattamento loro riservato dagli uomini.

In sintesi direi che Lapucci qui rimane fedele al suo pensiero già espresso nel suo saggio “Miracoli e leggende. Le radici del religioso nei riti, nelle feste e nelle preghiere popolari”, ossia che esiste un universo simbolico, in cui tutto si collega e arricchisce di significato la realtà.

L’impressione è che in questo caso le neanche 50 pagine del libro siano decisamente insufficienti per dare un quadro completo della tradizione dell’Epifania. Si tratta di una simpatica carrellata, che privilegia alcune regioni e dà un’idea della vastità e profondità dell’argomento. Può essere utile però a spiegare qualcosa della Befana a figli e nipoti, in modo che siano consapevoli delle tante implicazioni di questa figura, che si sta riducendo a un fantoccio porta-regali.