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“Solo quando una persona è morta, si sa cosa realmente è stata”, così recita una frase di Pier Paolo Pasolini. Alessandra Rossetti è stata soprattutto una pittrice, una ceramista, un’insegnante d’arte e negli ultimi anni …

j'Gio, 02 Gen 2020 15:30:49 +0100p*https://www.lankenauta.it/?p=18747eLankenautaf… Una donna… una vita

“Solo quando una persona è morta, si sa cosa realmente è stata”, così recita una frase di Pier Paolo Pasolini. Alessandra Rossetti è stata soprattutto una pittrice, una ceramista, un’insegnante d’arte e negli ultimi anni della sua vita una scrittrice. Per farvi capire la portata del personaggio in questione è sufficiente forse ricordare che il suo primo romanzo, autobiografico, questo “… Una donna… una vita”, edito da Montedit nel 2015, è stato pubblicato quando la sua autrice aveva già 89 anni. Una forza indomita e una necessità ferrea l’hanno animata fino all’ultimo, una forza straordinaria che l’ha fatta sbocciare come scrittrice nell’età in cui generalmente si crede che il fiore della vita avvizzisca nella tristezza e nella delusione. E Alessandra Rossetti amava molto i fiori, soggetti ideali della sua pittura così delicata e rarefatta, amava straordinariamente la vita tanto che negli ultimi anni ha voluto raccontare la propria alle generazioni più giovani, con un’idea in testa e una speranza: che “la donna d’oggi faccia tesoro delle faticose esperienze delle generazioni passate”.

Così ha iniziato a raccontare la sua vicenda di donna dei nostri tempi con l’umiltà e la semplicità che sono il sigillo dell’artista. Voglio subito uscire da un equivoco fatale: il supremo capolavoro di un’artista è la sua vita. In questo senso Alessandra Rossetti è stata capace di irradiare il suo amore per l’arte tanto da diventare una ceramista di livello internazionale; ha vissuto in pieno e coraggiosamente le tragedie del proprio tempo, da donna ha partecipato a tutti i mutamenti del Novecento e oltre, da partigiana ha affrontato con eroismo la guerra, da insegnante ha lasciato un ricordo indelebile in tutti i suoi allievi e in tutte le sue allieve.

Esempio di incrollabile rigore e di paziente lavorio intorno alla luce e al colore nei suoi quadri e nelle sue ceramiche, in questo romanzo ci regala alcuni scorci poetici di una sintesi magistrale, narrando oltre che la storia di un’anima, la storia di una nazione, la nostra, la storia di un paese alla periferia di Milano, San Giuliano Milanese, dove è nata e ha trascorso l’intera esistenza, la storia di una donna che lotta per affermare se stessa e i suoi ideali, la sua idea dell’arte, in un contesto che nei decenni si rivela sempre più povero culturalmente e prosciugato, senza mai arrendersi all’”arido vero” ma rivendicando orgogliosamente il proprio entusiasmo di ribelle alla convenzioni che volevano la donna inoffensiva e muta “regina del focolare”.
Libri come questo sono necessari in tempi in cui la memoria, storica ed individuale, è minacciata dalle forze dell’oblio, digitali e no, che sottomettono il pensiero alle logiche dell’urlo barbarico, dell’orda, che vuole, oggi come ieri, capri espiatori su cui riversare le proprie frustrazioni, il proprio risentimento, il proprio desiderio di un’assurda vendetta. Alessandra Rossetti è molto chiara nel condannare nazismo e fascismo. Leggiamo: “Dopo aver stipulato il patto di alleanza con Hitler, il Duce decise per l’entrata in guerra. La pazzia di due uomini, accecati dall’orgoglio e dal delirio di onnipotenza, convinti di conquistare il mondo, trascinò dunque l’Italia in una disastrosa carneficina. Fu l’inizio del conflitto mondiale”.

Ma è anche consapevole dell’impatto che il fascismo ebbe sulla sua vita personale, tanto che, scrive, il dovere dell’ubbidienza cancellò per diverso tempo dal suo vocabolario e dai suoi orizzonti mentali la parola “libertà”. Mutilazione questa che è facile individuare in tutta una generazione, quella dei piccoli balilla, a dimostrazione che la vita individuale troppo spesso è solo un riflesso del vasto tessuto sociale. In un’Italia decapitata della libertà, Alessandra Rossetti comincia a realizzare il proprio destino, iniziando a lavorare come impiegata per un politico. Vi arriva anche in questo caso grazie al suo talento di artista, che pure non le si era ancora rivelato appieno: viene scelta, infatti, fra diverse candidate, per la sua calligrafia perfetta. Poi viene l’amore, platonico, delicato, leggero, per Remo, costretto a partire per il fronte. Anche sotto i bombardamenti la vita vuole vivere e la giovinezza di Alessandra sa essere esaltante anche se amara. Dove è finito il futuro? Cos’è il futuro, si chiede, esiste o è un sogno? Esattamente come una giovane di oggi. Eterno ritorno della precarietà esistenziale. Ma in questo testo non manca l’ironia, come quando Alessandra, per esempio, racconta del suo rapporto con Black, il cagnolino viziato del suo datore di lavoro, cui sottraeva la merenda di zabaglione, ogni giorno, e che finì per mostrarle una viva ostilità.

La scrittura è asciutta, essenziale, rotonda, piacevole. La vita di Alessandra Rossetti si sgrana sotto i nostri occhi, si srotola come un flusso di sensazioni che raccontano l’epoca con la chiarezza apollinea di una visione d’artista , nella fermezza morale che si oppone all’orrore del nazifascismo con abnegazione eroica. Infatti, lei e la sua famiglia ospitarono, a rischio della propria vita, per salvarlo dalla deportazione in Germania, un maresciallo dei carabinieri, fidanzato con lei per volere dei genitori. Si guadagnò così il soprannome di partigiana Ale. Ma i partigiani non erano tutti eroi senza macchia e senza paura. Alessandra Rossetti racconta di quando alcuni di loro, sconosciuti in paese, irruppero nella sede del comune di San Giuliano Milanese, sequestrarono una decina di persone e le fucilarono quasi tutte accusandole ingiustamente di essere fasciste. Qui la rabbia per l’ingiustizia prevalse e Alessandra rimase orripilata e disgustata da questo atto infame, pur non rinnegando mai, anzi talvolta rivendicando, da cattolica qual era, la propria esperienza di partigiana.

La guerra finisce e Alessandra comincia a conoscere l’inebriante sapore della libertà. S’interessa di politica, dipinge, fa corsi di ceramica, nel racconto della sua vita comincia ad aleggiare un termine fino ad allora impensabile: il termine democrazia. In una nazione distrutta e da ricostruire per lei è una parola magica. Inizia un periodo ricco di mutamenti, di cambiamenti epocali: il periodo del miracolo economico. L’Italia, grazie anche agli aiuti americani, con il Piano Marshall e grazie all’inventiva dei propri abitanti, rinasce, diventando Repubblica attraverso il referendum in cui votarono anche le donne. Alessandra sente il fermento dentro e fuori di sé. Inizia a lavorare come estetista, il suo stipendio aumenta insieme alla sicurezza in se stessa, comincia per lavoro a girare l’Italia, con ruoli di sempre maggiore responsabilità, si sente finalmente calata in una modernità in cui le donne riprendono in mano il proprio destino. Cominciano i successi come pittrice, premi, riconoscimenti, mostre. Allora inizia a insegnare, prevalentemente arte ma per un periodo anche religione, continuando a dipingere nelle ore libere nel suo nuovo studio, organizzando anche corsi di ceramica per gli abitanti del paese.Il boom economico finisce e l’euforia che lo aveva caratterizzato si trasforma in un’amara consapevolezza, arrivano gli anni di piombo, il terrorismo, la crisi degli ideali, il disincanto. Lascio al lettore il piacere di conoscere i successivi momenti del romanzo.

Così Alessandra Rossetti ha vissuto una vita ricca, intensa, coraggiosa; la sua indole, incline ad accettare le sfide del destino, le ha permesso di affrontare le difficoltà storiche ed esistenziali della propria epoca, traendo da dentro se stessa la forza per andare avanti, sempre ascoltando una misteriosa voce interiore (il daimon socratico? L’istinto? L’intuito?) che l’ha guidata nelle scelte e ha fatto di lei un esempio per tutti noi e per le generazioni future.
“Rifarei tutto perché credo nei valori che mi hanno sempre ispirato e guidato nella vita. Il passato è storia. Il futuro, un mistero.”

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