All’ombra della collina dei Galli di Osvalds Zebris è un breve romanzo storico che ha come sfondo la Riga del primo Novecento, più precisamente quella degli anni 1905-06, quando l’ondata rivoluzionaria già scoppiata in Russia a seguito della sconfitta nella guerra russo-giapponese si estese rapidamente anche alle città e alle campagne lettoni, portando con sé disordini e violenze di ogni tipo. Con grande perizia l’autore affronta vari temi: la lotta e il sacrificio dei giovani lettoni che son dovuti crescere in fretta e che hanno pagato con il sangue il rifiuto del dominio straniero sulla propria terra; la violenza cieca e irrazionale delle masse contadine che cercavano nella rivolta contro i signori la vendetta più che la giustizia; l’antisemitismo orrido che aleggiava ovunque tra la gente, ricca o povera che fosse, anche tra quella che, occupando un ruolo istituzionale, avrebbe dovuto far uso di un maggiore buonsenso; l’amaro destino della prima generazione di insegnanti lettoni repressa duramente dal regime zarista che intendeva a quel modo non solo riportare l’ordine nelle province asservite ma anche colpire l’identità linguistica e culturale del popolo lettone eliminando fisicamente la sua prima intellighenzia, quella che aveva visto nell’insegnamento in lingua madre un elemento imprescindibile per la costruzione di uno spirito nazionale.

Recentemente abbiamo avuto la fortuna di porre qualche domanda all’autore, che ha gentilmente risposto.

Il tuo romanzo è ambientato a Riga negli anni della rivoluzione del 1905-06. Come mai hai scelto proprio questo periodo della storia lettone?

La Lettonia ha celebrato i suoi 100 anni di indipendenza nel 2018. Il XX secolo è stato un periodo immensamente importante e turbolento per noi: per due volte la Lettonia è stata proclamata un paese sovrano (dopo la prima guerra mondiale, nel 1918, e dopo l’occupazione dell’Unione Sovietica, nel 1990); ha partecipato a due guerre mondiali e ha combattuto per la propria indipendenza. Abbiamo vissuto 50 anni di occupazione da parte del regime sovietico insieme alle massicce deportazioni di lettoni in Siberia.

Le domande sulla nostra esperienza storica, la maggior parte di esse, stanno ancora aspettando punti di vista e interpretazioni. Nei miei scritti, ho cercato di sollevare alcune domande sul nostro passato.

La mia storia è ambientata all’inizio del XX secolo, nel 1905. Era ancora il periodo dell’impero russo e non esisteva uno stato come la Lettonia di oggi. Era un tempo in cui l’idea o la possibilità di formare un paese indipendente era appena nata nelle menti di alcuni lettoni istruiti. L’idea di un paese indipendente non era molto diffusa, in quanto non esistevano social network o istituzioni che potessero servire da piattaforma per il dibattito.

Fu l’epoca in cui presero vita i primi movimenti rivoluzionari contro il regime dello zar nelle città russe. Riga, la capitale della Lettonia di oggi, era una delle grandi città industriali in più rapido sviluppo, con il secondo porto più grande dell’intero impero russo.

Quindi, ci sono un sacco di ragioni nella mia scelta: il mio interesse per i primi movimenti nati con l’obiettivo di ottenere l’indipendenza, per la protesta sociale contro le cattive condizioni di lavoro nelle città industriali, circa la capacità di proporre nuove idee nelle campagne.

Si intuisce bene che alla base della vicenda narrativa che tu proponi c’è stato un grande lavoro di ricerca storica, di documentazione, da parte tua. Deve averti impegnato molto, vero?

Sì, esatto. Non sono uno storico, quindi ci sono voluti circa 8 mesi solo di ricerca. Ho cercato di ricreare il contesto di inizio XX secolo: la lingua era diversa, le città erano diverse, la struttura sociale era diversa e il modo di pensare era diverso. Cosa non c’era di diverso? Alcuni valori morali di base che ci guidano. Quindi, ho cercato di rispecchiare questa contraddizione nel mio lavoro.

Il tuo romanzo presenta una pluralità di temi e diversi livelli di lettura che permettono al lettore di farsi un’idea davvero completa, a tutto tondo, del clima politico di quell’epoca. Vuoi aggiungere qualcosa in proposito?

In realtà ci sono due filoni principali nel romanzo. Quello storico e quello morale. Ognuno di essi ha lo stesso valore e la stessa importanza nella storia.

Quello storico verte sul 1905, sul tempo della rivoluzione e sul periodo del nostro risveglio nazionale. Quello morale è una questione di coraggio e di codardia. Ogni azione – sia un secolo fa che oggi – richiede sempre uno sforzo e richiede sempre il coraggio, la capacità di esprimere te stesso come individualità, il fatto di proteggere i valori per te importanti e di resistere a qualcosa che non puoi accettare. Il personaggio principale del romanzo è incapace di essere un’individualità in quel contesto. E quindi crolla, sotto il peso della propria impotenza e dell’indecisione.

Da dove viene questa capacità di essere coraggiosi e quali sono le barriere che “bloccano” le nostre azioni, che noi chiamiamo paura? Queste sono le domande centrali del filone morale del romanzo. Quindi, il motivo ispiratore o l’oggetto di interesse erano e rimangono per me le nostre scelte morali, specialmente nei periodi turbolenti in cui i valori sono più importanti che mai.

Per quanto riguarda i personaggi, alcuni di essi sono persone vere che ho trovato nei documenti storici, altri sono stati creati.

Rūdolfs prova invidia e rivalità nei confronti di Arvīds, un’invidia che risale agli anni dell’infanzia. Possiamo leggere in questa difficile relazione una metafora dei dissidi e delle rivalità all’interno del popolo lettone in quel periodo storico?

Sì. L’amico d’infanzia di Rūdolf, nonché vicino di casa, Arvīds Gaiļkalns (in seguito scopriremo che Rūdolfs e Arvīds sono fratelli), che ha sempre oscurato Rūdolfs con la sua vitalità, rappresenta la generazione di intraprendenti, istruiti lettoni, i futuri costruttori dello stato lettone. Tuttavia, anche Gaiļkalns si ritrova coinvolto in un atto di redenzione voluto da Rūdolfs.

Nel romanzo viene riconosciuto un grande valore alla figura del maestro del villaggio. Assieme a lui, alla fine del romanzo, appare chiaro a tutti che venga sepolto anche il sogno di libertà di tanti, essendo egli stato il simbolo di coloro che lottarono per la libertà, non coi fucili ma con la forza delle parole, di coloro che avevano cominciato a costruire “la casa della coscienza lettone“, invitando i giovani a studiare nella lingua madre la storia, la letteratura della propria patria. Quanto è stato importante per la Lettonia il ruolo di questa generazione di maestri lettoni, alla luce di quello che è poi accaduto in seguito?

C’è un fenomeno, legato al 1905, che desideravo mettere in evidenza. È il destino amaro della prima generazione di insegnanti lettoni. Nella sua volontà di sopprimere la rivoluzione, il potere deve essere stato guidato da presupposti certi circa i centri ideologici alla base di tutti i disordini. Resta inteso che gli insegnanti lettoni, la nostra prima intellighentia determinante, furono quelli che soffrirono di più. Nel suo lavoro Insegnanti lettoni – vittime della rivoluzione del 1905 l’insegnante e folclorista Pēteris Birkerts ha raccolto i dati sul destino di 750 di questi professionisti. A suo avviso, vari tipi di repressioni hanno toccato circa 1000 insegnanti – un margine sconvolgente, dato che il numero di lettoni che vivevano nel territorio della Lettonia attuale era di circa 1,3 milioni alla fine del XIX secolo.

E, naturalmente, l’insegnante è un grande simbolo nel contesto del risveglio nazionale. Oggi la nostra Biblioteca Nazionale (dove sono solito scrivere e dove sto scrivendo ora) è denominata “Il castello di luce” e questa luce proviene da quei tempi di cui ho scritto nel mio romanzo. Le prime generazioni di insegnanti, poeti, scrittori, musicisti e artisti lettoni sono la fonte di questa luce.

Si avverte molto chiaramente la tua fiducia nell’alto valore dell’istruzione, dell’insegnamento, della cultura. Credo che sia un grande messaggio di civiltà che tu proponi. Un messaggio che va di pari passo con il rifiuto della violenza in generale…

Sì, e non solo io (rispetto al 1905). Ci sono anche alcuni storici che parlano di attività moralmente inaccettabili che hanno distrutto una parte del nostro patrimonio culturale (specialmente nelle proprietà dei Tedeschi Baltici).

Questo romanzo ha vinto il Premio letterario dell’Unione Europea 2017. Credo che sia stata una buona opportunità per far conoscere le tue opere anche all’estero. Credo altresì che questo Premio, in sé, sia una buona occasione per far circolare tante opere interessanti che altrimenti rimarrebbero confinate nei propri confini nazionali… Tu cosa ne pensi?

Il premio offre la possibilità di pubblicare il mio romanzo in mercati come Ungheria, Bulgaria, Serbia, Italia (in Francia il prossimo anno), di partecipare a Fiere del Libro (Lipsia, Londra, Nuova Delhi, ecc.) e di stabilire nuove relazioni con persone dell’ambiente letterario.

Esistono due universi diversi – quello delle lingue maggiori e quello delle lingue minori per diffusione – con regole diverse del “gioco”, approcci diversi per scrittori, editori, librai. Traduzioni e pubblicazioni all’estero per una lingua meno conosciuta non significano solo la capacità di vendere più copie, ma la possibilità di presentare la propria storia e la propria cultura. È fondamentale per le piccole nazioni mostrare che le differenze tra noi non sono una minaccia, ma un’opportunità per sviluppare il potenziale dell’umanità.

Come vive oggi uno scrittore nella Lettonia attuale? Com’è la vita culturale? Quali sono i temi più trattati dagli scrittori? Quali sono i generi letterari più amati dai lettori?

La letteratura lettone ora è di nuovo focalizzata sulla vita di oggi. C’è stato un periodo di tempo in cui abbiamo potuto leggere molti nuovi libri su diversi periodi della nostra storia. Sono sicuro che questo genere specifico rimarrà come uno dei rami molto forti e fruttuosi dell'”albero della letteratura” ma stanno arrivando nuove voci e nuovi punti di vista. Soprattutto nella poesia e nella letteratura per bambini.

La vita di uno scrittore, penso, è praticamente la stessa di tutta l’Europa. Ci sono alcune “star” che possono lavorare come scrittori a tempo pieno, altre che lavorano nella pubblicità, nel giornalismo, nelle pubbliche relazioni, ecc. È una condizione, quest’ultima, che può apparire nel complesso poco favorevole ma che dobbiamo purtroppo accettare se desideriamo continuare a dedicarci ai nostri testi.

Cosa stai scrivendo adesso? Quale sarà l’argomento del tuo prossimo libro?

L’anno scorso è stato pubblicato un mio nuovo romanzo, Māra. È una storia su un gruppo di sedicenni. Racconta del loro primo incontro con scelte e decisioni cruciali. La storia parla dell’odierna Riga, quindi questa volta non c’è la Storia, ma il tema centrale del romanzo è lo stesso di All’ombra della Collina dei galli: si tratta molto di coraggio, del viaggio di Māra (la protagonista) dall’autocoscienza alla sua accettazione e manifestazione di quella consapevolezza.

Ora ho iniziato a lavorare sul nuovo testo che tratterà di uno scrittore lettone (Gunars Janovskis) che ha vissuto e lavorato in Inghilterra dopo la Seconda Guerra mondiale. Fu uno dei tanti lettoni costretti ad andare in esilio quando iniziò l’occupazione in Lettonia.

Caro Osvalds, ti ringrazio molto per la tua disponibilità e spero che questa intervista sia l’occasione buona per poter parlare ancora di te e dei tuoi libri in futuro. Grazie ancora.

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Si ringrazia Fabio Presutti per la preziosa consulenza linguistica.