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Giulio Mozzi, nato a Padova nel 1960, lavora in campo editoriale come consulente e talent scout. Pubblica per round midnight edizioni nel novembre del 2019 questo libricino di poesie “Estremi amori, postume querele”, utilizzando uno …

j'Dom, 12 Gen 2020 16:33:18 +0100p*https://www.lankenauta.it/?p=18839eLankenautafEstremi amori, postume querele

Giulio Mozzi, nato a Padova nel 1960, lavora in campo editoriale come consulente e talent scout. Pubblica per round midnight edizioni nel novembre del 2019 questo libricino di poesie “Estremi amori, postume querele”, utilizzando uno pseudonimo femminile – ma forse è più corretto chiamarlo eteronimo – Mariella Prestante. Personaggio questo, nato, vissuto e morto su Facebook, dove ha “emanato” i suoi versi prima erotici poi sempre più “funebri e macabri”. Dissolvendosi nel web lascia questo libro.
Mariella Prestante incarna vari personaggi Dafne, Lucia Mondella, per lei il sesso è luogo di una recriminazione: i maschi non sono all’altezza.

Scrive: “precipitiamo entrambi nell’antica/ cieca carne animale.” dove è l’io che si dissolve, dove si può sprofondare e poi riemergere nell’”acqua nera” dei sogni.

L’esistenza è amara, il sesso talvolta consola, ma più spesso, sembra, lascia insoddisfatti perché “ Ferita nel mio cuore è più profonda/ che abisso dove notte è cieca e eterna/ e luce eternamente fugge e manca.”

È un libro a tratti ironico, dove l’ironia però spegne il fuoco del desiderio e prelude alla disfatta esistenziale, allo sfacelo. Sono poesie in cui spesso l’eros stesso diventa una pantomima, qualcosa di distante, freddo, mentale.
La primissima impressione è che questa visione del sesso sia solo forzatamente femminile, si rivela troppo chiaramente come il prodotto di una mente maschile. A tratti espliciti, spesso fallici, inquadrati in linguaggio patriarcale, questi versi non sembrano essere frutto di una sensibilità femminile. La mimesis non è dunque perfettamente riuscita. Sono spesso sonetti e anche la scelta di ricalcare le forme classiche è un esercizio di stile, che lascia dei dubbi.

Intensi i versi della poesia “Ama”, dove l’autore scrive dell’anima che, attraverso il sesso, si svela al corpo o di quella intitolata “Ricorda la vita” dove Mariella, da un oltretomba che somiglia all’Ade dei greci, si lamenta della perenne vanità del tutto, della perdita dell’”amore, del corpo, dell’io”.

Procedendo nella lettura si finisce per credere al gioco di Giulio Mozzi e Mariella Prestante acquista una fisionomia credibile ma se il “mezzo è il messaggio” il fatto che questi versi siano nati su Facebook li destina a una lettura veloce, distratta. Mozzi si muove nel territorio infido della parodia, prendendo in giro la poesia amorosa e rivelando la difficoltà tutta contemporanea di parlare di amore, sesso, in maniera liricamente intensa e credibile. Quindi l’ironia, per prendere le distanze da questa materia incandescente. È un’autodifesa, le difficoltà sono enormi, i pericoli di ridurre tutto eufemisticamente tanti, il sonetto e l’ironia sembrano essere il modo con cui l’autore giustifica stilisticamente una materia altrimenti magmatica, incontrollabile e pericolosa. È il mistero del sesso che fa paura, l’ironia sembra frutto di questa paura.

Mozzi usa talvolta anche un lessico stilnovistico in chiave derisoria, in questo denunciando che la nostra epoca ha oramai smarrito la bussola del sentimento, raccontando così la miseria di una sessualità alienata e stanca. Un’amara consapevolezza fa sprofondare Mariella Prestante, “L’amor è cosa vana/ e la morte è sovrana”. Così questo libro si rivela, più che un libro di poesie erotiche, una riflessione dolorosa sulla vecchiaia e sulla morte, sulla disillusione e sul disincanto, sulla “similvita” che illusoriamente crediamo di vivere e stiamo solo subendo:

“Siamo animali imprigionati al giogo, / e il cosmo che ci gira tutt’intorno/ sta lì solo per dirci: verrà il giorno”. “

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