La cosa più triste di questo libro è che coloro che avrebbero maggiore bisogno di leggerlo non lo faranno mai e anche se lo facessero non ne capirebbero buona parte. Mi rendo conto che una frase del genere già presuppone una certa “spocchia” verso la parte meno “studiata” della popolazione italiana, ma è la stessa posizione assunta dall’autore, che si permette la beatissima sfacciataggine di essere un po’ spocchioso.

Si tratta fondamentalmente di un saggio che analizza le origini, le cause, la situazione e le possibili cure di quel fenomeno mondiale chiamato populismo e che sembra essere una sorta di evoluzione inevitabile della democrazia dopo l’avvento di Internet.

Per come è strutturato, il libro assomiglia molto ad un manuale di filosofia: personalmente ho studiato la materia solo al liceo, quindi in maniera poco approfondita, ma i capitoli e i paragrafi organizzati in modo da formare un ragionamento lineare e complesso ricordano i le pagine del manuale dove venivano spiegati Aristotele, Kant, Hegel e gli altri. Questo ovviamente non lo rende una lettura da spiaggia o da tarda sera dopo una lunga giornata, questo libro è meglio leggerlo durante il giorno, in un ambiente tranquillo e che permetta di concentrarsi.

L’autore, Mauro Barberis, è un professore universitario di diritto e come accennato, non si fa remore nello sfoggiare il suo notevole sapere e conoscenza, riferendosi spesso in termini schietti ai seguaci dei diversi movimenti populisti o alla parte meno educata della popolazione, tra questi risalta il termine “popolino” che rimanda di nuovo ai manuali scolastici, alla plebe romana e ai servi della gleba medievali. Questa scelta di tono può dare fastidio ad un primo impatto, a pensarci bene però ha perfettamente senso, solo perché gl’ignoranti sembrano essere la maggioranza non vuol dire che lo siano, solo perché sono più rumorosi non vuol dire che non possano essere zittiti e cercare di scendere al loro livello intellettuale serve solo ad abbassare il livello medio della conversazione, favorendoli ulteriormente. E allora evviva i libri difficili, i rimandi colti ed il linguaggio specifico e ben venga un libro ben scritto e basato su ragionamenti ponderati.

La parte più interessante credo sia uno dei capitoli finali, dal titolo “Dal populismo digitale si guarisce? Tre possibili rimedi”. Com’è successo che siano i populisti a saper utilizzare meglio internet e i social media per diffondere le loro idee? E cosa si può fare per contrastarli? Come si legge in un passaggio: “stavolta, non siamo di fronte alla solita crisi politica o economica: siamo davanti alla rivoluzione digitale. L’ipotesi è che, per adattarsi al nuovo ambiente di internet, la democrazia abbia sperimentato una sorta di mutazione: il populismo digitale.” Insomma la democrazia si sta evolvendo e come un qualsiasi animale, si adatta all’ambiente circostante. Ma questa mutazione è veramente un passo avanti o rappresenta più che altro un’involuzione? L’autore sembra propendere più per quest’ultima idea e aggiunge alcune contromisure per contrastare questo processo in atto. Alcune sono tra l’altro molto interessanti e dovrebbero essere prese in considerazione dagli attori politici impegnati sul fronte opposto ai populisti.

In conclusione, si tratta di un libro un certo livello intellettuale e che non si vergogna di mostrarlo, analizza molto accuratamente uno dei fenomeni caratterizzanti dei nostri tempi, lo destruttura e lo studia, restituendoci un punto di vista interessante e direi anche diverso dal solito. Lo consiglio, probabilmente inutilmente, a tutti gli elettori populisti ma soprattutto, a coloro che s’impegnano in politica e che non sanno come contrastare appunto i colleghi populisti e la loro egemonia mediatica.