Sono moltissime le cose che per apprezzarle appieno “devono piacere”: i film di Tarantino, o quelli di Mel Brooks, i libri di Zerocalcare o quelli di Lovecraft, il fegato alla veneziana o l’escargots, il curling o le freccette (spezzo una lancia a favore di quest’ultime)…per i Tenacious D è la stessa cosa: non è una band per tutti i palati, ma coloro a cui piacciono li considerano geniali.

Mi considero una di quelle persone, ed è così che lunedì 10 febbraio 2020 alle 21:00 circa mi ritrovo alla 3Arena di Dublino, per quella che è la prima data della parte europea del Post-Apocalypto Tour, nome anche del loro ultimo album. La location non è gigantesca, circa 13.000 posti al coperto, in Irlanda non ci si fida troppo del meteo. L’acustica sembra ottimale, molto meglio della maggior parte dei palazzetti italiani dove sono stato.

Ad alcuni di voi, forse il nome della band non suonerà nuovo: questo perché probabilmente avete visto il film del 2006 “Tenacious D e Il Destino Del Rock”, una perla di demenzialità mista ad una orecchiabilissima colonna sonora ed una serie di cameo di tutto rispetto (Ben Stiller, Ronnie James Dio, Meat Loaf, Dave Grohl, Tim Robbins) e con protagonisti appunto Jack Black e Kyle Glass, i frontmen della band: nel film sono entrambi musicisti falliti che vivono di espedienti per le strade di Los Angeles. Per caso s’imbatteranno nel più grande mistero del rock, il leggendario plettro del destino, capace di far diventare chiunque lo impugni un musicista dal talento sconfinato. Qualche anno fa rimasi scioccato nel sapere che i Tenacious D erano una band a tutti gli effetti e che pubblicavano album e facevano concerti. Ecco forse adesso lo siete anche voi, è tutto vero.

La band si presenta appunto come un duo, accompagnato da un gruppetto di musicisti turnisti. Il loro genere è stato definito in vari modi, in breve si tratta di un comedy rock che spazia dall’acustico all’hard rock, con accenni di punk nelle canzoni più brevi. I testi, per stessa ammissione di Kyle Glass, puntano a buttare giù dal piedistallo la miriade di cantautori che si prendono troppo sul serio, criticano quindi senza problemi lo stesso ambiente musicale del quale fanno parte e in parallelo non si fanno mancare una buona dose di sesso, peni, vagine e quant’altro. Riguardo la critica al mondo della musica, celebre è la frase contenuta nella canzone “Friendship”, “Amicizia”: “As long as there’s a record deal we’ll always be friends”, ossia, “finché c’è un accordo discografico saremo sempre amici”.

Il loro ultimo album, “Post-apocalypto” è una sorta di concept album, un cartone animato di poco più di un’ora, disponibile gratuitamente su YouTube: i due protagonisti, sempre loro, si ritrovano a vagabondare su una Terra post-nucleare, in un’odissea dove non mancano cani a tre teste, amazzoni, orge, mostri tentacolati, robot, viaggi nello spazio e nel tempo, nazisti e anche il KKK giusto per non farsi mancare nulla. La quantità di peni sparsi qua e là per tutto il cartone è decisamente lodevole per costanza e dedizione. Il tutto è alternato da intermezzi musicali: l’ho guardato prima del concerto e non l’ho trovato particolarmente brillante. Lo so che è di una banalità sconcertante dirlo, ma preferisco gli album precedenti.

La prima parte del concerto è proprio un’interpretazione dal vivo del cartone, le parti recitate vengono proiettate su uno schermo trasparente dietro alla quale c’è la band che poi suona le canzoni. Se ne va così la prima ora, il pubblico si fa sentire ma ho l’impressione che siano d’accordo con me a proposito del nuovo album.

L’atmosfera si scalda quando lo schermo viene rimosso e la band attacca con i classici, “The Rize Of The Phoenix”, che ha dato il titolo all’album precedente, celebre anche per la maestosa fenice a forma di pene in copertina. Altro classico è “Roadie”, omaggio a coloro che lavorano ogni sera dietro le quinte per far in modo che tutto vada liscio durante il concerto. Subito dopo, con “Kickapoo” arriva la prima canzone tratta dal film, è proprio quella di apertura e manda tutti in visibilio. Segue un’altra canzone tratta dal film, stavolta il gran finale “Belzeboos”, dove i protagonisti sfidano in un duello musicale niente meno che satana in persona, in questo caso impersonato dal chitarrista. Immancabile arriva poi “Tribute”, forse la loro canzone più famosa e che inizia con l’epica frase “questa è la migliore canzone del mondo”. Dalla quale poi è arrivato il titolo di “miglior band del mondo”, chiaramente autoassegnato.

La tenuta scenica di Jack Black è indubbia, si vede che è anche un attore e questo rende la sua performance più plastica e teatrale. Kyle Glass compensa l’esuberanza della sua controparte con una presenza più tranquilla ma non per questo noiosa o trascurabile. Entrambi si presentano piuttosto sovrappeso e con delle maestose barbe grigie, vestiti come dei proverbiali pantofolari che difficilmente si allontanano dal divano se non per nutrirsi o per esigenze fisiologiche.

Il bis è una cover di “Jailbreak” degli irlandesi Thin Lizzy e il gran finale, come da tradizione, “Fuck her gently”, “Scopala gentilmente”: un invito agli uomini a non fare l’amore sempre di fretta e in modo animalesco, ma ad essere più romantici, dolci e appunto, gentili. Di per sé, non un brutto messaggio.

Come detto in apertura, mai come nel loro caso la frase “devono piacere” è veritiera. Suona strano, ma trovo questi due signori di mezza età e sovrappeso, piuttosto rinfrescanti, musicalmente sono capaci di snocciolare ottimi pezzi, originali, dissacranti, orecchiabili e senza bisogno di tanti fronzoli. Credo onestamente che siano più ribelli loro di molti altri che si proclamano tali.

Si è trattato di un bel concerto, se avrò occasione pagherò volentieri un altro biglietto per andare a vederli nuovamente. Consiglio il loro ascolto a tutti coloro che non si scandalizzano troppo davanti ad un po’ di volgarità e a chi ha voglia di ascoltare della musica poco impegnata ma non per questo stupida.