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Difficilmente leggo libri gialli. "Tre", però, è un giallo in piena regola. L'ho letto senza saperlo. Mi ha intrigato il titolo e anche l'immagine di copertina, banalmente. "Tre" è un bel titolo e le tre …

j'Mar, 17 Mar 2020 07:34:57 +0100p*https://www.lankenauta.it/?p=19265eLankenautafTre

Difficilmente leggo libri gialli. “Tre”, però, è un giallo in piena regola. L’ho letto senza saperlo. Mi ha intrigato il titolo e anche l’immagine di copertina, banalmente. “Tre” è un bel titolo e le tre pesche con una farfalla (forse un macaone) sospesa su uno sfondo nero mi hanno attratto irresistibilmente. A proposito, vale la pena specificare che l’immagine scelta per la copertina riproduce un’opera di Adriaen Coorte, “Tre pesche su una mensola di pietra con un dipinto di Lady butterfly” (1693-1695). Non è proprio un caso che il tre, in “Tre”, sia l’ossatura stessa del libro: tre capitoli, tre donne, tre rapporti. Ma anche tre storie di solitudine femminile, solitudini molto contemporanee e molto comuni, solitudini che, a volte, spingono le donne a voler cercare o cercare di vedere spiragli lì dove forse sarebbe meglio vedere solo un pericoloso abisso.

Orna è un’insegnante di trentotto anni, divorziata con un figlio. Il marito è in Tibet con una nuova moglie e gli altri figli di lei. L’uomo non ha mantenuto molti contatti né con lei né con il figlio che ha lasciato in Israele. Il bambino soffre: è introverso, sensibilissimo, timido e viene seguito da uno psicologo. Orna vorrebbe andare avanti, pensare a un nuovo inizio. Non sa da dove cominciare esattamente e, quasi per caso, sceglie Internet. “Si conobbero su un sito d’incontri per divorziati. Il profilo di lui era banale, per questo lei gli scrisse. Quarantadue anni, un solo divorzio, residente a Givatayim. Niente frasi del tipo “sono pronto a divorare la vita” o “sono alla ricerca di me stesso e ansioso di farlo con te”. Due figlie, 1,77 di altezza, laureato, libero professionista con una solida posizione economica, di origine ashkenazita. Nessun riferimento a opinioni politiche. E mancavano anche altre informazioni“. Così conosce Ghil e inizia a frequentarlo.

Emilia viene da Riga e fa la badante. Non capisce molto bene la lingua ebraica ma cerca di decifrare quelle lettere astruse esercitandosi su un quadernetto in cui ha raccolto gli insegnamenti dell’anziano malato di cui si è presa cura fino alla morte. Emilia non conosce quasi nessuno in Israele e in Lettonia non le è rimasto nessun familiare. Dopo la morte dell’uomo gentile a cui ha badato per due anni, è costretta a trovare un impiego presso una casa di cura per anziani, ma ha grandi difficoltà ad adattarsi. Anche lei incontra Ghil ma lo fa per ragioni legate a problematiche al suo visto di lavoro. Ghil fa l’avvocato e potrebbe aiutarla a risolvere questioni burocratiche che Emilia non saprebbe affrontare.

Ghil incontrerà la terza donna al caffè di Givatayim dov’era stato una volta con te, Orna. Lei ci va ogni mattina, poco dopo le otto, e si siede sempre allo stesso tavolino all’angolo nel dehors che d’inverno è chiuso da vetri. Lui arriverà mezz’ora dopo. Non tutti i giorni, una o due volte alla settimana, mentre si reca in ufficio“. La terza donna si chiama Ella è madre di tre bambine e moglie di un uomo geloso e possessivo. Ella vorrebbe ritrovare uno spazio per sé, al di là degli obblighi familiari e materni che sembrano averla sfiancata. Nonostante non sia più una ragazzina, ha deciso di iscriversi all’Università e di riprendersi, quasi a forza, parte della sua vita. Anche lei si imbatte in Ghil, una conoscenza casuale e inaspettata, avvenuta in un bar.

Tre donne e un uomo. Lo stesso uomo che, come un filo rosso, tiene insieme le tre storie. Conosciamo i pensieri e le sensazioni di ogni personaggio femminile ma Dror Mishani non ci permette mai di inoltrarci nella mente maschile di Ghil. Anche per questo Ghil rimane una figura misteriosa e sempre sfuggente: dettaglio narrativamente molto intrigante, naturalmente. Scopriamo che Ghil mente quando ha già mentito a lungo e, come fa ogni donna che conosce, scopriamo che finge quando ormai abbiamo già dato da tempo per veritiere le sue finzioni. Le caratteristiche del giallo vengono rispettate pedissequamente. E, alla fine, come ogni giallo degno di questo nome, la soluzione arriva a ristabilire equità e giustizia. Un epilogo che ha tutto il sapore di una rivincita al femminile, la rivalsa di chi, fino a poco prima, aveva avuto solo il ruolo di vittima oltraggiata, tacitata e dimenticata.

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