Sarà per via della quarantena da Coronavirus, sarà per l’isolamento pressoché totale che ne è scaturito, sarà per la necessità di non appesantire i pensieri più di quanto siano già, ma in questo periodo ho bisogno di letture semplici e leggere. E “Storia di un fiore” è esattamente così: semplice e leggero. Un romanzo tenue, lieve e poco impegnativo. Una lettura che scivola via nell’arco di un paio d’ore, che non richiede sforzi mentali o emotivi di alcun tipo. Proprio ciò che personalmente, in questa fase storica, ho voglia di trovare in un libro. Probabilmente il ritorno a regimi esistenziali più quieti e mentalmente rasserenati, mi riporterà ad affrontare letture più complesse e faticose.

“Storia di un fiore” racconta davvero la storia di un fiore. Per l’esattezza racconta la scoperta della saxifraga alba, che qualcuno chiama semplicemente campanula o spaccapietre, “dal latino saxum (pietra) e frangere (rompere, spaccare)“. Come spiega la Casanova nella Nota che chiude il suo romanzo, l’ispirazione per “Storia di un fiore” è legata a una donna realmente esistita: “In questo romanzo ho voluto trasporre in finzione un duplice innamoramento: la passione di una ragazza del diciannovesimo secolo per la scienza botanica – che s’ispira a fatti reali e alla persona di Blanca Catalán de Ocón, botanica vissuta a Teruel in quel secolo – e la storia d’amore tra la mia protagonista e un uomo di scienza tedesco, vicenda puramente fittizia e che pertiene soltanto al privilegio di uno scrittore: trasformare la realtà in sogni e far sognare con essi il lettore“.

Dunque la figura femminile che è al centro della vicenda, la giovane Alba, è la versione letteraria di una giovane botanica spagnola che risponde al nome di Blanca Catalán de Ocón vissuta, così come accade anche nel romanzo, nella seconda parte dell’Ottocento. Alba discende da un prestigioso lignaggio iberico, quello dei Ruiz de Peñafiel. Nella residenza di campagna di famiglia, Alba e sua sorella minore Luisa possono liberamente seguire le loro più grandi passioni. Alba si dedica alla classificazione e allo studio di fiori e piante, Luisa a quello delle farfalle. Entrambe le ragazze hanno imparato ad amare e studiare la natura grazie a Mercedes, la madre, la quale, andando contro ogni convenzione sociale del tempo, ritiene che le sue figlie debbano seguire le loro passioni, coltivando lo studio ed emancipandosi dal punto di vista culturale e personale.

Più volte Alba e Luisa, sorelle legate da un affetto profondo, proclamano il loro desiderio di non volersi sposare, di voler rimanere libere, di voler continuare a dedicarsi agli studi botanici o entomologici. Ideali che, a fine Ottocento, sono indubbiamente in contrasto con quanto prevedeva l’etichetta, soprattutto nel caso di discendenti di famiglie prestigiose destinate, per lo più, a matrimoni di convenienza. Nonostante qualche perplessità paterna, durante il soggiorno estivo, Alba e Luisa hanno la possibilità di muoversi liberamente lungo i sentieri, le campagne e le vallate di Teruel per cercare, disegnare e raccogliere fiori, foglie, farfalle da destinare ai loro archivi di studio.

Non poteva mancare, come ipotizzavo fin dal principio, una storia d’amore. Essa si concretizza quando nella località di campagna giunge il famoso botanico tedesco Heinrich Moritz Willkomm (anch’egli realmente esistito) il quale trova con Alba un’affinità che non avrebbe mai sospettato di poter provare nei riguardi di una giovane donna che, stranamente, vive la passione per la botanica in maniera totalizzante. Le sfumature sentimentali non mi appassionano mai ma sono consapevole che, in generale, alla stragrande maggioranza dei lettori o delle lettrici possano piacere. Forse la vicenda avrebbe potuto avere un suo senso anche senza l’intreccio amoroso, ma tant’è. In ogni caso, credo che tutto rientri nella linearità, a volte un po’ scontata, del romanzo. Lettura abbordabilissima e nessuna autentica sorpresa. Nessun azzardo stilistico, nessun clamore descrittivo, nessuna sferzata emozionale. “Storia di un fiore” scorre, in semplicità. Niente di più.