Un libricino minuto nell’aspetto ma grande nei contenuti. “Bella Ciao – Storia e Fortuna di una Canzone”, si presenta come un innocuo opuscolo, piccolo e stretto, contiene però una storia quantomeno appassionante e che alla fine riguarda una buona fetta di popolazione mondiale e che di recente ha trovato un ulteriore mezzo di diffusione grazie alla famosa serie televisiva “La Casa di Carta”.

Cesare Bermani, uno dei maggiori studiosi italiani di storia e tradizioni orali, e il cui elenco di pubblicazioni alla fine del libro è impressionante, ci regala un’analisi storicamente accurata della nascita e diffusione di questo canto che oggi è conosciuto in buona parte del mondo.

Il libro inizia con qualche pagina dedicata a “Fischia il Vento”, l’altra canzone comunemente associata con la Resistenza: una bella idea da parte dell’autore per far risaltare le differenze tra le due, e ce ne sono parecchie. Tra le pagine troviamo anche una serie di immagini relative a “Bella Ciao”, canzonieri, pentagrammi, opuscoli, vecchi volantini, un’interessante raccolta di documenti.

Appare chiaro fin dalle prime righe che il libro è scritto da un vero studioso, fonti accertate, abbondanti note e riferimenti, analisi praticamente scientifica, quasi filologica, un procedimento necessario per avere un quadro complessivo ma che forse potrebbe annoiare i meno avvezzi a questo tipo di testi.

Più discorsivo e quindi di più facile lettura è il capitolo finale, che affronta la diffusione internazionale della canzone dopo la guerra e varie sono le ragioni per cui questo è accaduto, anche a spese proprio di “Fischia il Vento”: “Sicchè (Fischia il Vento) venne ampiamente e rapidamente sostituita da Bella Ciao, in un processo spontaneo di massa che fu certo influenzato dal nuovo quadro politico ma non solo: giocarono infatti anche trasformazioni complessive del gusto musicale e l’accompagnamento con il battito delle mani, non ultima ragione della fortuna di Bella Ciao. Così una canzone non connotata dal punto di vista politico e accennante solo all’ “invasor”, quindi in grado di essere fatta propria da tutti i partigiani, divenne nel giro di pochi anni la canzone per antonomasia della Resistenza”.

Ho letto con piacere questo libro, sapere con esattezza da dove provengono le tradizioni ci aiuta a capirle e interpretarle in chiave moderna, il che risulta molto importante soprattutto in un periodo come questo dove le famose “fake news” sono sempre dietro l’angolo. Tra queste anche quella che “Bella Ciao” non abbia nulla a che fare con la Resistenza.

Consiglio questo libro a tutti coloro che almeno una volta si sono chiesti da dove venga “Bella Ciao” e a tutti coloro che ogni tanto sentono il bisogno di ribellarsi.