Se pensiamo anche all’ultimo libro firmato da Giampaolo Pansa, “Il dittatore”, sembrerebbe proprio che la figura di Salvini possa essere facilmente assimilabile a quella di un novello Mussolini. Lo stesso se leggiamo “ducetto della Padania”, efficace pamphlet edito dalla Kaos edizioni. In realtà è evidente che questi titoli rappresentano soltanto delle semplificazioni di un fenomeno politico culturale – ammesso che nel caso di Salvini si possa parlare di cultura – più complesso rispetto al sentire di un semplice nostalgico del Ventennio. Del resto lo ha detto a chiare lettere il politologo Giorgio Galli che, con una sua intervista, introduce il “Ducetto della Padania”: “Salvini ha proseguito la sua formazione negli anni di potere di Silvio Berlusconi e di Matteo Renzi. Tre leader politici al comando di partiti personali (Craxi e Renzi dopo aver accantonato il ricco patrimonio della sinistra socialista e comunista). Credo che il leader della nuova Lega abbia imparato da tutti  e tre, in termini di creazione del consenso: una dose di cesarismo, una notevole spregiudicatezza, l’utilizzo ossessivo dei mass media, la politica ridotta a slogan”. Ma soprattutto quale risposta alla domanda se il successo di massa della Lega salviniana possa originare un nuovo fascismo: “Trovo fuori luogo ogni accostamento al fascismo, anche se la tendenza autoritaria è sempre insita nella cultura di destra. E del resto Salvini non nasconde l’apprezzamento per l’autocrate russo Vladimir Putin (il quale definisce la sua Russia ‘una democrazia sovrana’ con pochissimo spazio per il dissenso), e per il dispotico e filofascista premier ungherese Viktor Orbán” (pp.13). Piuttosto che rappresentare il prototipo di fascista, Salvini appare in tutta evidenza un personaggio appunto spregiudicato – in questo sembra davvero il gemello dell’altro Matteo – che non ha alcuna remora a flirtare con l’estrema destra reazionaria di ogni tipo; e che soprattutto si è costruito intorno un partito personale molto diverso dalla Lega di Bossi. Insomma, un personaggio che ha avuto il fiuto di puntare alla costruzione di un movimento populista alla stregua di quello lepenista, con elementi di anticapitalismo destrorso, ma pur sempre “all’italiana”. E difatti questo approccio tipico del nostro paese – propaganda senza pudore e sparate che si nutrono di pregiudizi e violenza verbale –  lo ritroviamo pari pari nelle dichiarazioni di Salvini e nella documentazione contenuta nel libro curato da Giovanni Castiglioni. Libro che si può leggere anche come una sorta di aggiornamento del precedente pamphlet “Matteo Salvini sottovuoto spinto” di Michele De Lucia e che, in versione ridotta e aggiornata, è contenuto all’interno dello stesso “Ducetto”.

Comunque sia quello che fu il “comunista padano”, vuoi grazie al recupero dell’opera di De Lucia, vuoi grazie alla sapiente selezione di articoli della stampa, viene presentato con tutte le sue sparate, detti e contraddetti, che tanto piacciono ai suoi fan e che specularmente tanto schifano i suoi avversari. A partire dalle antiche marachelle del Salvini cantante finito in rete nel 2009 (“Senti che puzza / scappano anche i cani / Sono arrivati i napoletani … / Son colerosi e terremotati / con il sapone non si son mai lavati … / Napoli merda / Napoli colera”) per approdare a dichiarazioni decisamente più impegnative; ovvero le crociate contro gli islamici, le richieste di castrazione chimica, di autodifesa armata in stile far west, l’evasione fiscale spacciata come normale reazione contro Roma ladrona, nonché l’ammirazione riservata al regime della Corea del Nord: “sono contento di esserci andato, ho visto un senso di comunità splendido. Tantissimi bambini che giocano in strada e non con la playstation, un gran rispetto per gli anziani, cose che ormai in Italia non ci sono più […] è stata un’esperienza unica. Da sola valeva il viaggio”. Inoltre, con “qualche” contraddizione di fondo, il fatto che dall’originario livore antimeridionale sia passato ad una più generica xenofobia (chiaramente molto più apprezzata da nord a sud); e poi alle dichiarazioni sulla riapertura dei casini, alla crociata contro la religione musulmana, sempre abbinata agli sbaciucchiamenti del rosario, ad uso e consumo degli integralisti cattolici, o presunti cattolici. Altra contraddizione non da poco, sicuramente non riconosciuta come tale dai suoi fan, è stata evidenziata da Castiglioni in apertura della sezione “La sua battaglia”: “alle denunce e invettive per i reati degli ultimi, corrisponde la più silente indulgenza per la criminalità finanziaria dei colletti bianchi, per le corruttele politico-affaristiche, e per la penetrazione finanziario-affaristica della criminalità organizzata in tutto il nord Italia (cioè nel regno della Padania) (pp.98).

Insomma, un repertorio ricchissimo di sparate – per usare un eufemismo –  che però potranno esaltare i fan di Salvini; perché, come scrive ancora Castiglioni, “le parole del capo leghista Matteo Salvini sono una drammatica testimonianza della condizione di una parte importante (elettoralmente maggioritaria) dell’Italia odierna, che quelle parole apprezza e condivide. E che quel genere di politici esprime” (pp.98).