“Note segrete” è un saggio che guarda alla storia della musica – o per meglio dire alla storia di molti musicisti – da un lato inedito, che potrà magari divertire ma anche suscitare molti interrogativi sulla reale personalità di tanti divi del recente e meno recente passato (non a caso il sottotitolo è “Eroi, spie e banditi della musica italiana”). Peraltro il primo grande musicista ad essere preso in considerazione è proprio Enrico Caruso, sostanzialmente incolpevole, al quale poco può essere imputato se non la sfortuna di aver avuto a che fare con dei mafiosi. Scrive infatti Bovi: “Il primo cantante italiano ad avere e subire rapporti con la mafia in America fu Enrico Caruso. Nel 1903 la stella del grande tenore cominciò a brillare anche al Teatro Metropolitan di New York  […] “La Mano Nera impose a Caruso il pagamento di duemila dollari dietro minaccia di morte. Il cantante stava per pagare quando sopraggiunse una seconda richiesta: 15mila dollari. Caruso capì che stava avventurandosi in una spirale perversa e decise di affidarsi a un altro italiano, uno perbene: il sergente di polizia Joe Petrosino. Gli scagnozzi della Mano Nera finirono agli arresti e i due boss Morello e Lupo entrarono nel mirino dei servizi segreti che, nell’arco di qualche anno, riuscirono a incastrarli e spedirli al carcere duro” (pp.17). Malgrado questo iniziale passo falso la criminalità organizzata, in tutta evidenza, incrementò sempre di più il suo interesse per la musica e i musicisti. Il motivo è spiegato bene da Roberto Di Nunzio, interpellato da Bovi: “Cosa Nostra ha dimostrato sempre una più premurosa attenzione per gli artisti italiani che si recavano negli Stati Uniti […] Questo per due ordini di motivi. Uno economico, legato al tornaconto delle edizioni, l’altro perché la mafia attribuiva alla musica l’elemento più emotivamente aggregante per un’organizzazione criminale che aveva forti basi nazionali” (pp.21). Dimostrazione di queste passioni “sospette” l’abbiamo con la storia di Joe Adonis:  ovvero il gangster rispedito in Italia dalle autorità americane assieme a Lucky Luciano, definito da molti il più crudele dei Padrini di Cosa Nostra, responsabile di almeno 101 omicidi, che però, nelle vesti di talent scout, fu addirittura considerato “una persona amabile e premurosa, per il quale ancora oggi custodisco ricordi dolci e inalterabili” (Dori Ghezzi). Considerazione evidentemente condivisa da molti altri “vip”, ovvero tutti quelli che affollarono Serra de’ Conti quando vi giunse per il suo soggiorno obbligato: Tony Renis, Augusto Martelli, Johnny Dorelli, Ninì Rosso, Bruno Martino, Maria Scicolone, Romano Mussolini.

Questa curiosa panoramica di musicisti a dir poco disinvolti e soprattutto accompagnati – per usare un eufemismo –  da personaggi loschi, prosegue quasi scontatamente con Frank Sinatra e, tra i tanti, nel capitolo “Il fascino recondito del night-club”, con le vicissitudini di Califano insieme a Francis Turatello. In “Note segrete” però non troviamo soltanto gangster. Bovi rivela anche “le incursioni degli apparati di informazione e sicurezza” tra i pionieri del rock italico, come Giorgio Gaber, Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Ghigo, Clem Sacco. Oppure la storia di Lucio Battisti alle prese con il suo viaggio negli Stati Uniti, osservato giorno e notte dai servizi di sicurezza americani. E molto altro.

In pratica un volume costruito rielaborando e approfondendo, per stessa ammissione di Bovi, le puntate del suo programma televisivo “Segreti Pop” nel quale vennero affrontati con artisti noti, ed anche molto noti, i temi della presenza della criminalità e dello spionaggio nel mondo della musica. L’esito di questa ricerca magari non aggiungerà molto alla storia artistica di questi musicisti (al contrario, dal lato umano, potrà semmai ridimensionarli per la loro eccessiva disinvoltura e/o ingenuità), ma delinea un catalogo di vicende davvero difficilmente sospettabili, da valutare piuttosto come una sorta di divertente esempio di ricerca sociologica in campo musicale. Libro che, corredato da innumerevoli foto d’epoca, grazie ad una scrittura che va al punto senza troppe divagazioni, si fa leggere con piacere. Consigliato.