Ironico e, proprio per questo, sottile e graffiante. Testi brevi e disegni a corredo, semplicemente. Perché Jacky Fleming è una brava disegnatrice e “Breve storia delle donne” è una delle sue graphic novel più riuscite. Il titolo originale, in realtà, contiene la parola “trouble” ossia “guaio”. Perché le donne, nell’arco della storia dell’umanità, di guai ne hanno avuti un bel po’ ma, spesso, le donne stesse hanno rappresentato un guaio o un problema. Un problema maschile, più che altro. Un problema che i maschi hanno cercato di annientare opprimendo, denigrando, sminuendo, svilendo e cancellando il sesso che loro stessi hanno etichettato come “debole”. Il sessismo ha radici vecchie quanto il mondo e i suoi più arditi esponenti, guarda caso, sono per lo più certi uomini bollati dalla storia come “geni” ma che, nonostante siano riconosciuti universalmente come “geni”, si sono distinti per un atteggiamento poco “geniale” nei riguardi delle donne.

La Storia poi. La Storia la scrivono i più forti, questo è noto. E i più forti non sono mai state le donne. “Una volta non c’erano le donne e questa è la ragione per cui non si trovano mai nei manuali di storia. C’erano gli uomini e alcuni di essi erano Geni“. Le donne, a quanto pare, sono apparse molto più tardi “ma avevano la testa molto piccola e pertanto non erano in grado di fare nulla fuorché ricamare e giocare a croquet“. Su questa linea prende il via questa “Breve storia delle donne” e ogni “sferzata” è a metà tra un sorriso e l’indignazione. Perché, nonostante le divertenti semplificazioni scritte e disegnate dalla Fleming, le donne sono state davvero vittime di discriminazioni prive di ogni fondamento, basate su credenze infondate, mortificate per il loro corpo, per la loro fragilità, per la loro bellezza. Ipocrisie spelacchiate che agli uomini ha fatto comodo sostenere e rinvigorire per secoli e che in questa brillante e breve opera grafica vengono messe alla berlina con estremo sarcasmo.

La “testa piccola delle donne” non ha consentito loro di essere all’altezza degli uomini. Le eccezioni erano poche. Le donne sono sempre state “troppo emotive” e poi, al buio, come tutti sappiamo, “ci vedono poco”. Meglio che le donne si limitassero a fare ciò per cui erano nate, cioè le mogli e le madri. Oltre, naturalmente, tutti i lavori connessi: cucire, lavare, rammendare, pulire, imboccare, ricamare, coltivare, stirare, cucinare e, nel caso, andare in miniera. “Come diceva Darwin, restando a casa le donne ottenevano dei risultati che non erano minimamente paragonabili a quelli raggiunti dagli uomini, il che prova che le donne fossero biologicamente inferiori. E lui lo sapeva bene poiché era un Genio. Ne avrete letto sui manuali scolastici“.

Storia a parte meritano le donne di colore che, prima di un certo momento, non esistevano. “Erano tutte bianche, a parte Sarah Forbes Bonetta che fu allevata dalla Regina Vittoria. Per essere una ragazza era molto intelligente, ma anche testarda e presuntuosa, così è stata costretta a sposarsi presto, in modo da non poter dare un cattivo esempio. Per questa ragione non la trovate nei libri di storia“. La “sfera domestica” è quella in cui le donne hanno vissuto per tanto, tanto, tanto, tanto tempo. D’altro canto è la sfera che si addice loro molto meglio di altre. Ma quelle che osavano uscire dalla “sfera domestica” erano in automatico tramutate in “donne perdute”: “Erano molti i modi per perdersi, fra cui prendere posizione, avere un’opinione ed esprimerla anziché limitarsi a pensarla, non restare vergine dopo aver partorito“.

Gli “indefettibili” geni che, nei secoli, hanno diffuso le loro difettose idee sulle donne sono parecchi: dal citato Darwin all’illuminato Rousseau, dal Barone de Coubertin a Ruskin. Insomma uomini che giudicano e pregiudicano le donne dall’alto dei loro scranni. I luoghi comuni, le suggestioni, le tradizioni sono alla base di discriminazioni durate millenni. Donne incapaci, donne isteriche, donne mediocri, donne sciocchine, donne facili, donne brutte, donne maldestre. Il repertorio è infinito e tutto a discapito del genere femminile. La “pattumiera della storia” ha raccolto tutto ciò che gli uomini hanno schiacciato, represso e dimenticato. Ma, di tanto in tanto da quella grande “pattumiera” le donne, la loro esistenza, la loro intelligenza, la loro arte, i loro talenti, i loro sacrifici vengono tirati fuori e messi sotto gli occhi di tutti. “Breve storia delle donne” di Jacky Fleming si legge rapidamente tra un risolino amaro e uno sdegno più che legittimo. Di fronte alla plateale stupidità di certi assunti, che qualcuno ancora oggi sfrutta e richiama per sminuire le donne, le loro capacità e la loro intelligenza, ci si rende conto che c’è ancora molto lavoro da fare per demolire tanti luoghi comuni e tanti sciocchi stereotipi sessisti e misogini.