Il legame tra Fellini e Walt Disney non è una novità, quanto meno per coloro che conoscono le loro biografie, e soprattutto per coloro che comprendono la poetica del fumettista – regista italiano e quella dell’imprenditore fumettista – cineasta americano. Un legame c’è stato di sicuro, ma più precisamente dovremmo parlare di grande ammirazione da parte di Federico Fellini che, intervistato da Vincenzo Mollica nel 1987, così raccontava le sue passioni, con la sua consueta capacità affabulatoria: “Disney è uno dei punti di riferimento della vita di ogni uomo, come le stagioni, Chaplin, il Natale, la neve. È qualcosa di non giudicabile, una costante”.

È stato poi lo stesso Vincenzo Mollica, altro grande appassionato di cinema e fumetti, a suggerire nel 1991 a Giorgio Cavazzano di disegnare la parodia disneyana de “La strada”. Tutto questo lo racconta Mollica nell’introduzione al volume “Le più belle storie del cinema. Con La Strada, un omaggio a Federico Fellini”, una raccolta scelta di fumetti disneyani ma soprattutto, in occasione del centenario dalla nascita, “un piccolo omaggio al grande maestro, sia una raccolta di storie dedicate ai vari generi cinematografici, alle stelle del grande schermo e ai film più famosi”. Pezzi forte del volume sono inevitabilmente le storie disegnate da Cavazzano “Topolino presenta La strada, un omaggio a Federico Felllini”, proprio quella citata del 1991, nonché “Omaggio a Federico Fellini” (prima pubblicazione nel 1997 per “I Maestri Disney” n.4) e “Topolino e il ritorno alla Dolce Vita” con i disegni di Paolo Mottura (Topolino, 2012). Seguono poi diverse storie tratte da numeri di Topolino dal 1994 al 2013, sempre di argomento cinema – paperi – topi magari più ordinarie e meno spiritose rispetto i primi tre ma quanto meno disegnate bene.

Merita semmai qualche parola in più “Topolino presenta la Strada” proprio perché non appare come una parodia qualsiasi, ma un omaggio a tutti gli effetti. A differenza di molte altre parodie disneyane il regista romagnolo e la sua Giulietta appaiono con le loro fattezze umane. E difatti La Strada, nella versione Marconi-Cavazzano, prende le mosse nel marzo del 1956 quando Fellini, nella notte, viene svegliato da sua moglie che gli annuncia la candidatura all’oscar per il suo film “La Strada”. Quindi il volo per Los Angeles, il sonno e il sogno; dove Topolino interpreta “Il Matto” e Minni Gelsomina, con Gambadilegno nelle vesti di Zampanò. Fellini alla fine si sveglia e sceso dall’aereo viene condotto a Disneyworld dove viene accolto da Topolino, Minni, Gambadilegno, Orazio, Pippo, Clarabella e da una copia perfetta di se stesso. Un clone di Fellini che subito si toglie la maschera per svelarsi come l’autentico Walt Disney: un omaggio al genio felliniano da parte di “un vostro sincero ammiratore”. In pratica la rievocazione in salsa fantastica e fumettistica dell’incontro realmente avvenuto nel 1956 tra due artisti, nemmeno poi tanto diversi, che si stimavano enormemente.

Stesso discorso lo possiamo fare anche per “Omaggio a Federico Fellini” una breve storia muta, scritta da Mollica e disegnata ancora da Cavazzano, dove appaiono Topolino, Minni, Gambadilegno, Orazio, Pippo, Clarabella (tutti impegnati in una staffetta per consegnare l’oscar al regista romagnolo) con le fattezze dei personaggi originari, ovvero quelli disegnati negli anni ’30 e ’40 dal grande Floyd Gottfredson. Un altro aspetto che rende questa parodia, ammesso si possa definire tale, del tutto particolare, anche in virtù dell’abilità di Cavazzano, inconfondibile maestro del genere disneyano. Altrettanto particolare “Topolino e il ritorno alla Dolce Vita” –  storia scritta da Roberto Gagnor e Ponti e con i disegni di Paolo Mottura – in cui si immagina il remake del film felliniano con Topolino nei panni di Mastroianni e Minni in quelli di Anita Ekberg, con la partecipazione straordinaria di Macchia Nera e alla fine dello stesso Fellini.

Insomma, “Le più belle storie del cinema” è un bel libro, di piacevole lettura, come si suol dire, “per grandi e piccini” anche dal punto di vista estetico che – bisogna ammetterlo – in questi ultimi anni, nel campo fumettistico disneyano spesso lascia a desiderare. Per fortuna – ripetiamolo – i fumetti contenuti in “Le più belle storie del cinema”, oltre che dimostrare una buona dose di ironia, sono pure ben disegnati.