L’argomento “canapa” si sta lentamente ma inesorabilmente facendo largo nel dibattito pubblico. L’ambientalismo e l’ecologia oggi sono forse molto più di moda di qualche anno fa, in particolare presso le generazioni più giovani ed è così che ci stiamo finalmente accorgendo che qualcosa nella storia di questa pianta sembra essere andato incredibilmente storto.

Qui su Lankenauta ho avuto il piacere di recensire un altro libro sull’argomento: “Canapa – Una Storia Incredibile” di Matteo Gracis e pubblicato da Chinaski Edizioni, un libro anch’esso illuminante e che dimostra come il dibattito sia acceso e attuale.

Nel caso di questo libro, la prefazione, a cura di Raphael Mechoulam, professore presso la Hebrew University di Gerusalemme ci dà uno spessore accademico iniziale, a questo segue un misto tra esperienze personali dell’autore, sue inchieste su tutti gli innumerevoli utilizzi della cannabis e sullo “stato dell’arte” della legalizzazione e della ricerca. Alcune pagine, molto scorrevoli e di facile lettura, sono dedicate all’esperienza dell’autore nella valli della California, l’epicentro mondiale della coltivazione di canapa, attorno alla quale gira un vero e proprio business con tanto di produttori, coltivatori e lavoratori stagionali. Uno spaccato davvero illuminante che ha il sapore del reportage, l’unico difetto è che dura poco.

Per chi si approcciasse all’argomento per la prima volta sarà quasi sicuramente uno shock leggere dei suoi innumerevoli utilizzi, in certi punti punti sembra quasi troppo bello per essere vero e che la natura l’abbia creata come vero e proprio regalo all’umanità, basta solo scorrere l’indice e i titoli dei capitoli per rendersene conto, medicinali per uomini e animali, materiale per costruzioni, sostituti della plastica e della carta, perfino combustibile per automobili. Insomma è un vero e proprio “maiale vegetale”, non si butta via nulla e la sua coltivazione risulta spesso molto meno onerosa rispetto ad altre come il cotone, che richiede invece moltissima acqua, si veda per esempio il disastro ambientale del lago d’Aral in Uzbekistan.

Ma se la canapa è così versatile, come mai non la si sfrutta? La teoria di fondo è che sia stata demonizzata nella prima metà del ‘900 a partire dagli Stati Uniti, questo perché i suoi molteplici utilizzi urtavano gli interessi di moltissime industrie, petrolifere in particolare, e che quindi sia stata portata avanti una feroce campagna di demonizzazione basata solo su uno dei suoi utilizzi, quello ricreativo. Sembra una teoria del complotto, ma trattandosi del capitalismo, il sistema economico che ha inventato “l’obsolescenza controllata”, non è poi così inverosimile. Quello che colpisce ulteriormente è che per secoli l’uomo se n’è servito in tutti i modi e addirittura quella italiana era rinomata in tutto il mondo per la sua qualità. La canapa era considerata una vera e propria arma strategica e la storia è punteggiata di eventi signicativi che lo confermano, come scrive l’autore “Era il 1533 quando Enrico VIII, re dei Tudor, stabilì con una legge che per ogni 60 acri di terra i contadini dovessero contemplare un quarto di acro coltivato a canapa o lino, altrimenti avrebbero ricevuto una multa. Il motivo stava nel fatto che, nel periodo della Riforma, il re aveva bisogno di canapa per le corde, le vele, le reti e le attrezzature per le navi della marina inglese.”

La prima parte del libro è molto scorrevole ed incuriosisce, la seconda parte, più incentrata sul valore medico della canapa e quindi sugli usi per le diverse malattie, sullo stato della ricerca, è invece più tecnica e risulta quindi un po’ più pesante. Ciò non toglie che sia una preziosa raccolta d’informazioni sulla situazione attuale.

Ho trovato questo libro illuminante, fa quasi rabbia leggere lo sterminato elenco di benefici ed utilizzi della canapa e capire che il suo sfruttamento potrebbe veramente cambiare le nostre vite se solo fosse più ampio. Lo consiglio a chi pensa che la canapa sia solo sinonimo di cannabis e spinelli e a chi invece sa già qualcosa ma vuole avere più informazioni da una fonte attendibile.