Sentiamo spesso politici, giornalisti, commentatori e figure televisive usare la parola “invasione”: i migranti, i turisti, qualche insetto non autoctono, qualche nuovo oggetto di moda e così via. Per i nostri antenati europei del Medioevo però, invasione significava guerra, violenza, razzia, fuga, stupro e la concreta possibilità di perdere tutto quello che si aveva, tra cui anche la vita.

Questo libricino, non è infatti molto lungo, è la traduzione di una cronaca dell’invasione mongola dell’Europa avvenuta intorno al 1240. L’Orda d’Oro di Bathu Khan, nipote del famoso Gengis Khan, flagellò l’Europa Orientale arrivando fin quasi all’Italia. Il Regno di Ungheria fu quello più devastato, insieme a quelli di Polonia e Croazia. L’autore, Maestro Ruggero, fu un clerico originario del beneventano che si trovava proprio in quei territori quando i Mongoli irruppero. Venne preso prigioniero, uno dei pochi visto che i Mongoli tendevano più allo sterminio di massa, ma riuscì a fuggire dopo un anno, si diede alla macchia, rischiò di morire di fame ma alla fine trovò aiuto e tornò in Italia dove scrisse appunto la sua storia e dove morì nel 1266.

Il libro si apre con una dettagliata prefazione di Jennifer Radulović, la traduttrice, che c’introduce al mondo di Maestro Ruggero e ci dà alcune informazioni generali per poter meglio comprendere il contesto dell’epoca, una scelta che per una cronaca medievale direi che è quasi necessaria se si vuole dare al lettore gli strumenti adatti per capire cosa leggerà.

La cronaca in sé si divide in brevi capitoli preceduti da una telegrafica descrizione del loro contenuto e sono una testimonianza incredibilmente chiara e vivida degli avvenimenti. Maestro Ruggero descrive senza mezzi termini le violenze perpetrate dai Mongoli: per noi che viviamo da decenni in pace è forse impossibile capire cosa significhi dover fuggire perché un popolo straniero sta arrivando con la sola intenzione di razziare, uccidere e lasciare terra bruciata dietro di sé e non c’è da sorprendersi che al tempo questi eventi fossero stati interpretati come punizione divina. Forse proprio l’espressione riportata sul retro del libro è quella che più rende l’idea “Et tota terra erat sanguine rubricata”, “E tutta la terra era resa rossa dal sangue”.

Maestro Ruggero fa anche un’interessante analisi della situazione politica del Regno d’Ungheria, il suo sguardo va spesso dietro le quinte e ci svela i vari retroscena: il re ungherese Bela IV dovette infatti gestire una complicata situazione interna dove i rapporti tra i vari nobili, vassalli e beneficiari non erano certo idilliaci. A questo si aggiunge una marcata rivalità tra l’Impero e la Chiesa che aveva reso il fronte della Cristianità ancor più frammentato. Di queste divisioni ne beneficiarono chiaramente i Mongoli, che si trovarono davanti una difesa male organizzata e nettamente inferiore.

Una piccola curiosità: sembra che in questa cronaca sia presente uno dei primi esempi scritti di un modo di dire utilizzato ancora oggi “pilum in ovo invenire”, “cercare il pelo nell’uovo”.

Leggere un libro di circa ottocento anni fa non può certo essere come leggere un romanzo qualsiasi, in questo caso però il peso del tempo è mitigato da uno stile di scrittura molto visivo e descrittivo e ovviamente da una traduzione che l’ha reso scorrevole e adatto ai nostri tempi. Le pagine scorrono via veloci, le note a piè di pagina sono molte e aiutano ulteriormente il lettore ma come tutte le note, frammentano la lettura ed è quindi consigliabile leggere le pagine con calma per non farsi sfuggire i dettagli.

Consiglio questo libro a tutti coloro che vogliono ripassare un po’ di storia ma soprattutto a coloro che vogliono cercare di capire cosa possa significare subire una vera invasione.