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È la prima volta che mi approccio alle poesie di Davide Sapienza. Certo, di fatto avevo già colto la sua anima lirica nei suoi romanzi ispirati al tema del viaggio. Ma approcciarmi all'e-book Il durante eterno …

j'Lun, 02 Mag 2016 13:43:13 +0200p(http://www.lankenauta.it/?p=2357eLankenautafIl durante eterno delle cose

È la prima volta che mi approccio alle poesie di Davide Sapienza. Certo, di fatto avevo già colto la sua anima lirica nei suoi romanzi ispirati al tema del viaggio. Ma approcciarmi all’e-book Il durante eterno delle cose  (Feltrinelli Zoom Poesia) mi ha portato a scendere al significato più essenziale, direi quasi al “precipitato” dei suoi percorsi narrativi.

L’impostazione di fondo – sempre che in poesia si possa parlare di “impostazione” – è metafisica. I versi di Sapienza mirano al punto in cui la Natura rivela la propria radice atemporale e perciò eterna. Scrutano e sondano archetipi capaci di abbracciare e collegare, per il tramite della percezione sensoriale, l’inconscio individuale e collettivo, proiettato e come “spalmato” sul Tutto.

Da qui, anche, la loro ermeticità. È raro che misurino più di pochi versi, generalmente di poche parole, studiate e scovate come un esploratore farebbe con gli elementi naturali in un bosco, allo scopo di individuare e portare con sé solo ciò che gli è realmente utile.

Il fuoco crepita
ho sentito gli alberi cantare
il vento è scivolato via
ogni cosa, indifferente.

(In trance, pag. 22)

Quasi una poesia “in negativo”, dunque, dove i non-detti e i silenzi contano quanto le parole effettivamente usate. Una poesia, in questo, intrinsecamente musicale, conscia del peso di ogni singola nota – o della sua assenza. Questo è del tutto logico, data la formazione dell’autore (esperto conoscitore degli universi del rock), oltre alle sue numerose esperienze di viaggio nel Grande Nord.

La foresta cala nell’abisso
la mia pelle è sino al fuoco
il legno è carbone,
il carbone è il tempo
l’inizio e la fine si guardano
il calore e il gelo si riflettono.

(Tornerà alla luce, pag. 18)

Infine, una poesia che non si nutre di passioni, nostalgia o struggenti “mancanze di”, proprio perché radicata nel “non tempo”, in cui i sentimenti più viscerali sono sublimati a un livello di consapevolezza superiore e come trasfigurati. È una sorta di stato “nirvanico”, in cui non si dimentica ciò che è stato il dolore, ma prevale la lezione che esso ha lasciato, inserita nel quadro più generale degli eventi.

Il passaggio d’autunno è un’ossessione quieta
ti protegge con un lungo sogno e
sulla via di casa i fantasmi mormorano.

(Il lungo sogno, pag. 29)

Si tratta dunque di una lettura tra il letterario e il filosofico-spirituale, animata da un panteismo contemplativo che trae linfa da una sensibilità sciamanica, consapevole della presenza del “Grande spirito” in ogni singolo frammento del mondo, e perfino – come pare potersi intuire dall’ultimo verso citato – di entità che vanno oltre l’orizzonte sensibile.

Tutto questo si fa ricordo, esperienza, sedimento interiore che si riversa in nuove percezioni, entrando a far parte del magma cosmico che sostanzia l’esistere.

In definitiva, credo che la miglior definizione per questo libro sia quello di un’indagine poetica dei territori dell’Essere all’interno delle pieghe di “ciò che esiste”, ovvero la sua manifestazione sensoriale. Per questo procede quasi “per sottrazione”, ambendo a una nudità che è il territorio pre-letterario, e perciò energetico-vibrazionale, dove tutto ha inizio.

In conclusione, giova segnalare che l’autore ha deciso di presentare questa sua raccolta poetica in forme diverse da ciò che avviene con la maggior parte dei libri: mediante cammini geopoetici, in programma a Milano e al sito archeologico di Luine (Valcamonica), il 7 e il 14 maggio 2016 (v. qui e qui), e con instant reading, ovvero reading in luoghi imprecisati, annunciati solo 72 ore prima. Il primo sarà una domenica prima di fine maggio.

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