Tre racconti ispirati a personaggi che appartengono alla cultura religiosa dei tre grandi monoteismi, tre storie romanzate delle loro vite. Questa l’operazione culturale realizzata dallo scrittore marocchino Tahar ben Jelloun allo scopo di rendere più vicine alla nostra cultura e al nostro immaginario figure distanti nel tempo, ma che hanno sempre un messaggio da trasmetterci.

Incontriamo così il re Salomone, figlio di Davide, famoso per la sua saggezza (dono che chiese esplicitamente a Dio, almeno secondo la Bibbia), capace d’intendere il linguaggio degli animali e legato agli jinn, esseri capaci di spostare oggetti con la forza del pensiero.

Jelloun immagina soprattutto l’incontro e il rapporto di Salomone con la regina di Saba, che si chiama Bilkis, e come egli riesca a convertirla dall’idolatria alla fede in Allah. Ella diviene poi sua sposa e dal loro matrimonio nascerà Menelik, che andrà a vivere nelle regioni etiopi.

La vicenda degli “Uomini della caverna” si rifà a quella dei Sette Dormienti di Efeso, venerati come santi dalla chiesa cattolica e da quella ortodossa.

La loro storia è narrata nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, da Gregorio di Tours e Paolo Diacono nella Historia Langobardorum oltre che nella diciottesima sura del Corano.

In tempi di aspre persecuzioni, Dio fa addormentare in una caverna per 309 anni sette amici dalle vite particolarmente oneste e pure.

Quando si risvegliano sembra loro di aver dormito solo poche ore.

I Sette Dormienti vogliono rappresentare un esempio di fede nell’unico Dio onnipotente, una fede che ha il coraggio di andare controcorrente di fronte all’idolatria della maggioranza.

Infine ci viene presentato Salih, “pio” in arabo, uno dei quattro profeti preislamici, un inviato da Dio per manifestare la sua parola tra molti rischi e, come al solito, presso un popolo idolatra che non vuole ascoltarlo e lo perseguita. Di fronte alla domanda di un allievo sulla violenza che porta altra violenza, Salih risponde: “La violenza è l’arma dei deboli. Bisogna opporle una grande calma”.

I tre racconti sottolineano soprattutto l’unicità e la misericordia di Allah, la santità delle vite dei suoi fedeli, la necessità di un potere che non sia solo desiderio di dominio e ostentazione di ricchezza, ma sia fondato su saggezza, equilibrio e giustizia (Salomone).

In questi tempi di grande tensione i racconti possono aiutarci a conoscere meglio la cultura islamica, della quale individui degenerati si servono per giustificare le peggiori atrocità. I pregiudizi, gli odi, le reazioni inconsulte nascono spesso dall’ignoranza o da una conoscenza distorta e superficiale di quella che è stata una grande civiltà.

Articolo apparso su lankelot.eu nel novembre 2015