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Una grande storia d’amore. Questo prima di tutto, prima del generoso budget messo a disposizione per la realizzazione del film, prima delle atmosfere da incubo proposte da Coppola, prima dell’arcinota storia del vampiro per eccellenza: …

j'Ven, 21 Ago 2009 16:53:57 +0200p(http://www.lankenauta.it/?p=4641eLankenautafDracula di Bram Stoker

Una grande storia d’amore. Questo prima di tutto, prima del generoso budget messo a disposizione per la realizzazione del film, prima delle atmosfere da incubo proposte da Coppola, prima dell’arcinota storia del vampiro per eccellenza: Dracula. Il Conte che, nella fattispecie, resiste al tempo e alla non vita nel tentativo di rincontrare l’amore perduto tragicamente per un inganno crudele. Lui, il Principe dei Carpazi, che la croce l’aveva pur servita, con onore e coraggio, nel giorno più buio della sua vita giurò guerra a Dio e dannazione eterna per le sue vittime. Siamo nel XV secolo, in Romania, e il suicidio dell’amata sposa Elisabetta precipita Dracula negli inferi più profondi: diventa un vampiro, un non morto, destinato a vagare per l’eternità in assenza di pace. Ma quando, alla fine del secolo XIX, gli si apre improvvisa la possibilità di ricongiungersi in modo immortale all’amata, scovata a Londra, decide di avventurarsi nella capitale britannica e di abbandonare il lugubre castello in Transilvania. Con abile stratagemma attira nel suo castello il promesso sposo di Mina (reincarnazione della sua Elisabetta), l’avvocato Jonathan Archer, lo imprigiona con un seducente incantesimo (le tre grazie vampire, tra cui spicca la procace bellezza dell’allora giovanissima Monica Bellucci) e se ne parte in nave per l’Inghilterra, portandosi appresso la sua terra maledetta, fondamentale per la sua vita senza vita. Ma il malinconico e feroce vampiro non ha fatto i conti con Abraham van Helsing, erudito docente universitario olandese, dedito a indagare scientificamente il fisico ma soprattutto il metafisico, che lo attende senza paure ed egualmente minaccioso. La sfida conclusiva è in Transilvania, dopo che Dracula sembra aver contagiato la consenziente Mina, che aveva subito riconosciuto il suo Principe rinfocolando quell’amore che ha resistito ai secoli per sublimarsi agli inferi. Amore e morte si fondono armonicamente, nel suggestivo epilogo, trovando pace per un’anima dannata

Un’opera inquietante e visionaria, che confermò Coppola, semmai ce ne fosse stato bisogno, come regista dotato di estro e creatività fuori dal comune. Una pellicola che mescola horror, dramma esistenziale e qualche spruzzata di ironia, trovando un’invidiabile resa sia dal punto di vista visivo che narrativo. Per ciò che riguarda lo script il film di Coppola è abbastanza fedele al testo originale – forse il più fedele, cinematograficamente parlando -, salvo immaginare una storia d’amore alla quale Bram Stoker non accenna nemmeno. Poco male, perché il regista americano trova una sorta di plusvalore narrativo che a livello visivo funziona benissimo e gli concede la possibilità di filmare un finale simbolico e titanico, in ossequio ai motivi più puri della tradizione romantica. Al contempo Coppola riesce a inquietare innescando un sottile equilibrio empatico nello spettatore, il quale interiorizza la figura del vampiro secondo una duplice chiave emotiva: repulsione e compassione. Sì, perché non si può non compatire – e intimamente parteggiare, perché no – per un uomo che ha subito una simile beffa dal destino. E non si può nemmeno non partecipare dell’inossidabile amore che abbatte le barriere dello spazio e del tempo. Ecco che l’horror sfuma, in alcuni frangenti peraltro nodali della pellicola, nonostante Coppola sia maestro nell’inventare effetti e suggestioni visive ad alto tasso di tensione. Sfruttando la bellissima scenografia, il regista gioca con l’ombra del vampiro per amplificarne la portata orrorifica, guadagnando così in pathos e mistero. Evoca tutto il campionario dell’ horror gotico, e lo fa così bene a livello visivo da lasciare più volte frastornato lo spettatore, che rimane ammaliato da immagini di forte spessore artistico. Azzeccato anche il gioco di dissolvenza dei volti, che appaiono improvvisi come i pensieri angosciosi; e che in breve scompaiono, quasi a gravare sul destino dei personaggi. Buona anche la ricostruzione storica, che riguardo alle origini di Dracula rimanda, a differenza del libro di Bram Stoker, al personaggio del principe romeno Vlad.

Nei panni del metamorfico Conte Dracula – vecchio decrepito, giovane, lupo, mezzo uomo mezza bestia, topo e pipistrello – c’è un grande Gary Oldman, qui in una delle sue prove più note ed intense: nonostante il pesante trucco, decisamente a suo agio in ruoli di personaggi negativi o quanto meno ambigui (oltre a questo film, penso al  villain interpretato in Leon di Luc Besson, ad esempio). In quelli della bella Nina, invece, una non troppo convincente ma sempre aggraziata Winona Ryder, che non riesce a restituire lo stesso pathos della sua controparte amorosa. Discorso a parte per Van Helsing-Anthony Hopkins, che monopolizza in sostanza la seconda parte della pellicola, gigioneggiando un po’ troppo nei panni di un personaggio certamente caricato ed eccessivo e forse non così semplice da dominare, nonostante l’indubbio mestiere con cui lo approccia il bravo attore britannico. Quello che convince meno è il qui – contestualizzo, perché l’attore al tempo era assai valido – inespressivo Keanu Reeves, veramente fuori parte. Curioso ruolo per Tom Waits, nei panni dell’adepto Renfield.

Detto della regia colma di visività e delle incantevoli scenografie, l’opera eccelle anche per il trucco e per la colonna sonora di Wojciech Kilar, densa di molteplici suggestioni: dallo spaventoso al romantico, si chiude sui titoli di coda con la perla di Annie Lennox, l’indimenticabile Love song for a vampire, definitivo suggello a un’opera che innesta sul classico filone del vampiro i motivi universali dell’amore e dello scorrere del tempo. Il logorio del fisico, la caducità del corpo, le barriere dello spazio e del tempo: a volte nulla può resistere all’amore vero, quanto meno a livello letterario e cinematografico. In fondo il vampiro ha sempre avuto un potente appeal, e Coppola lo valorizza al massimo riuscendo in un’opera fascinosamente eccentrica dalle trovate originali (3 premi oscar, tutti tecnici), considerando il personaggio già ampiamente sfruttato dal mondo di celluloide, che accosta per bellezza visiva e qualità artistica lo splendido Nosferatu di Herzog (anche lì un amore fisico e al contempo metafisico, quello tra Dracula e Lucy), altra memorabile pellicola che riprende le gesta dell’inossidabile vampiro.

Federico Magi, agosto 2009.

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