All'ombra del castello di Sassarco co BOOKMOBImU11 ~MOBI9! @EXTHdLuca MartelloiLetteraturag

All’ombra del Castello di Sassari è, prima che un romanzo, il gioco letterario di un docente di Diritto in pensione. Il titolo è affascinante poiché fa riferimento al monumento perduto della città, ossia il castello aragonese …

j'Mer, 30 Mar 2016 09:58:27 +0100p'http://www.lankenauta.it/?p=473eLankenautafAll'ombra del castello di Sassari

All’ombra del Castello di Sassari è, prima che un romanzo, il gioco letterario di un docente di Diritto in pensione.

Il titolo è affascinante poiché fa riferimento al monumento perduto della città, ossia il castello aragonese demolito nel 1877, eponimo di una piazza che oggi ospita due grattacieli “nani” e una caserma militare. Sergio Costa, discendente di Enrico, lo storico e scrittore più importante della città, come il suo celebre antenato sceglie la via del romanzo storico ambientando una storia ricca di intrighi in una Sassari secentesca, quando i sassaresi erano considerati dagli occupatori cittadini di seconda classe, e venivano reclusi dentro una cinta muraria controllata dalle guardie regie, mura che la notte venivano chiuse a chiave, affinché i sassaresi restassero ghettizzati e sotto perenne controllo degli invasori.
Uno dei punti di riferimento di Sergio Costa sembra essere, più che il suo avo, lo scrittore Giacinto Satta, che usava firmarsi sotto lo pseudonimo Dottor Pamfilo, autore di feuilleton come Il mistero di Sassari (ristampato nel 1971) e Il tesoro degli angioini (1907), il cui stile datato e un po’ arcaico è ripreso da Costa, anche se in maniera più ironica. Si può dire che l’ironia sia la vera protagonista di questo libricino; gli intrighi da cui si dipana la trama narrata sono in chiave decisamente comica: tutto comincia un giorno di febbraio, d’un anno imprecisato del XVII secolo, quando il Visconte di San Fernando sbarca in Sardegna per indagare sull’amministrazione aragonese in Sassari, che presenta numerose irregolarità. Approfittando della visita, pensa di andare a riscuotere una lettera di cambio (un assegno dell’epoca). Il Visconte però, per svolgere meglio le sue indagini, preferisce entrare in incognito in città e mandare al proprio posto il suo servitore Pedro, buzzurro e stolto, in modo che tenga impegnati i vari funzionari fin quando il Visconte non lo ritenga necessario. Al povero Pedro viene data anche la lettera da riscuotere ed egli, non avendo altra scelta, finisce per accettare. Le cose iniziano a complicarsi quando il bandito El Furaz spoglierà Pedro dei suoi vestiti e, per avere il denaro promesso dalla carta, decide di spacciarsi lui stesso per il Visconte. Inizia così un’intricatissima sarabanda, con triplici scambi di persona, grandi bevute di vino, arresti sbagliati, truffatori e innamorati, dove solo la brevità del racconto fa sì che il lettore non ne esca del tutto perduto. Ma il maggior pregio di Sergio Costa è nel saper tenere un buon livello di “cionfra” (spirito anarchico e allegro) per cui anche lo stile vagamente aulico che sembra richiamare il Manzoni più prolisso si stempera immediatamente grazie a situazioni davvero buffe (la caratterizzazione scimmiesca dell’avvocato Cerelles, detto Munisca, è da ricordare) e parodie che sono dichiarazione di esplicita ammirazione verso Cervantes e il fitto universo di Don Chisciotte. Non mancano i rigorosi riferimenti al volto cittadino dell’epoca, aspetto che impreziosisce lo sforzo dell’autore e promuove All’ombra del Castello di Sassari a piccolo must per gli appassionati di letteratura sarda, e sassarese in particolare. Il testo è irreperibile e dimenticato (la copia analizzata risulta essere stata sfogliata sei volte in venti anni di archivio) ma non è da escludere un futuro ripescaggio, vista la sorprendente allegria che il libricino è ancora oggi capace di infondere, senza velleità né presunzione. Una piacevole sorpresa.
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