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j'Mer, 30 Mar 2016 10:04:30 +0200p'http://www.lankenauta.it/?p=485eLankenautafIsolitudine. Scrittrici e scrittori della Sardegna
“Figura di confine, lo straniero mette in contatto realtà diverse: il luogo in cui arriva con l’oltre da cui proviene, il microcosmo isolano o di una parte dell’isola, spesso assunta a metafora della Sardegna, con realtà situate in uno spazio vicino o in un oltremare lontano. Nei testi luogo-Sardegna, straniero e identità si declinano al plurale, nel variare continuo di un rapporto che può essere di scontro, rifiuto e conflitto, di confronto e crescita” (pag. 55)
Il termine che dà titolo a questo saggio, Isolitudine, è stato coniato da Gesualdo Bufalino e colpisce nel segno per via di quella che è notoriamente indicata come la parola chiave di tutta la letteratura che nasce o circumnaviga la terra di Sardegna: il tema dell’identità. In realtà non è una mera questione letteraria, l’arte tutta – dalla pittura, alla scultura, alla musica sarda – è debitrice di questo argomento, sofferto o urlato a gran voce, sempre centrale. L’isola come solitudine di un cosmo ritagliato dal mare, solitudine come incontaminazione e purezza.
Le due saggiste, la sarda Paola Pittalis e la romana Laura Fortini, organizzano in quattro capitoli altrettante foci da cui affluiscono numerose e ulteriori e fertili argomentazioni. L’una più legata all’indagine storica di uno specifico tema-base, la Pittalis, e l’altra maggiormente interessata a focalizzare una monografica indagine su singoli autori, la Fortini (la prima è autrice di una Storia della Letteratura Sarda, la seconda, docente di Lettere a Sassari e ora a Roma III, da ‘straniera’ si misura con Mannuzzu e la Murgia in particolare). L’approccio antologico della Pittalis snida dall’oblio soprattutto numerose scrittrici sarde molto valide, forse schiacciate dai nomi contemporanei dei vari Ruju, Satta e Dessì e mira a restituire alla contemporaneità delle personalità tutt’altro che sottomesse alla prepotenza del loro tempo. Nomi come Mariangela Maccioni (e il suo tenace antifascismo), Bianca Sotgiu, Maria Giacobbe (Diario di una maestrina, 1957) e Angela Tocco Maciotta dimostrano caratteri ben poco da “maestrine”, penne consapevoli altresì del presente e della propria identità.
Il secondo saggio della professoressa Pittalis sfiora le corde ancora più incandescenti del vivere e del conoscere la sardità, sia “da dentro” che “da fuori” dell’isola. La necessità del duplice punto di vista porta allo scoperto una tradizione letteraria affatto inedita, ma insita già in capolavori come “Canne al vento” della Deledda o “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta o dell’opera di Emilio Lussu, fino ai tempi più recenti, rappresentati già da Atzeni in cui, nel suo postumo “Passavamo sulla terra leggeri” i punti di vista si fondono una volta per tutte, poiché, come nota l’autrice del saggio: “è raccontato da un narratore collettivo, che utilizza la forma plurale, un “noi” epico e sapienziale” (75).
Laura Fortini studia nel dettaglio la poetica di Salvatore Mannuzzu, spesso indicato come l’autore vivente più importante della Letteratura sarda, già “classico”, e mette in risalto la sua purezza letteraria che gioca con tecniche sintattite e metriche abilissime e assai lontane da una più marcata tendenza all’ibrido dei generi  e dei rimandi extra-letterari (che spesso altrove si traduce in debiti cinematografici, magari indice di background letterario scarsino o eccessivamente americanizzato). Nell’ultimo capitolo si indagano reminiscenze deleddiane nell’opera della celebre Michela Murgia, a partire dal sempiterno tema del viaggio, e del ritorno.
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