Terra degli uominic#c#BOOKMOBI,k  5MOBI^9 x @EXTHdMaria TortoraiLetteraturag

Digito "Terra degli uomini" su Google. Ovviamente i risultati che mi restituisce il motore di ricerca sono quelli legati a Jovanotti e alla sua canzone (video). Una canzone che non conosco e che ascolto solo …

j'Sab, 29 Giu 2013 07:56:59 +0200p(http://www.lankenauta.it/?p=5867eLankenautafTerra degli uomini

Digito “Terra degli uomini” su Google. Ovviamente i risultati che mi restituisce il motore di ricerca sono quelli legati a Jovanotti e alla sua canzone (video). Una canzone che non conosco e che ascolto solo ora. Parto dalla fine, in sostanza. Perché il mio principio è stato il libro dal quale il brano prende vita. Perché “Terra degli uomini” è prima di tutto un libro scritto da Antoine de Saint-Exupéry e pubblicato nel 1939. Ben prima dell’altro suo celeberrimo “Il piccolo principe“. Saint-Exupéry, diciamolo pure, è soprattutto “Il piccolo principe”, un libricino che anch’io avrò letto cinque o sei volte. Ma Saint-Exupéry non è solo “Il piccolo principe”. E’ anche altro. E’ anche “Terra degli uomini”, per l’appunto.

Il primo impatto con “Terra degli uomini” è imponente: “La terra ci fornisce, sul nostro conto, più insegnamenti di tutti i libri. Perché ci oppone resistenza. Misurandosi con l’ostacolo l’uomo scopre se stesso. Ma per riuscirci gli occorre uno strumento. Gli occorre una pialla, o un aratro. Il contadino, nell’arare, strappa a poco a poco alcuni segreti alla natura, e la verità ch’egli estrae è universale. Non diversamente dall’aeroplano, strumento delle vie aeree, coinvolge l’uomo in tutti gli antichi problemi“. L’aeroplano, dunque, può essere uno strumento che insegna all’uomo i segreti universali e gli consente di misurarsi con le resistenze della terra per scoprire se stesso, il mondo e i suoi misteri. Meraviglia.

Antoine de Saint-Exupéry racconta i suoi primi voli, quelli necessari a fare l’esperienza fondamentale per poter pilotare gli aerei dell’Aéropostale (“la futura Air France“) che collegavano Tolosa a Dakar. Il tirocinio è lo stesso per tutti: prove, brevi voli, lezioni di meteorologia e il “timore dei monti di Spagna che ancora non conoscevamo“. L’ammirazione per i piloti anziani è sconfinata, sono loro quelli da cui ricevere consigli e carpire segreti. Arriva poi per Saint-Exupéry l’ordine dal direttore: “Partirà domani“. L’euforia si mescola all’ansia ma serve ancora qualche dritta dal veterano Guillaumet che può istruire su tutto quello che le carte e la geografia non dicono. Si compie così il battesimo.

Guillaumet è uno dei vari compagni fraterni di Saint-Exupéry. La sua miracolosa sopravvivenza, tra le gelide nevi delle Ande, dopo essere precipitato, è un racconto spettacolare e commovente. Un’esperienza estrema da cui lo scrittore impara tutto quello che gli tornerà utile quando, diversi anni più tardi, anche lui dovrà affrontarne una simile nel deserto libico. Antoine de Saint-Exupéry e il meccanico Prévot precipitano. Si ritrovano sani e salvi tra le dune infinite di un inferno senza confine. Non hanno acqua, non hanno cibo e sanno che difficilmente qualcuno verrà a cercarli. Il racconto d’avventura si mescola così alla riflessione più profonda. Il pilota, l’uomo, lo scrittore e il sopravvissuto si concentrano nello stesso striminzito spazio, lì dove si generano pagine di grandiosa intensità e di sconfinata bellezza. Nonostante la tragedia in corso, il pilota sente immancabilmente il peso delle sue responsabilità e, nel dramma del disperso, svela a se stesso nuove verità: “Ancora una volta scopriamo che non siamo noi i naufraghi, bensì quelli che aspettano. Coloro che sono minacciati dal nostro silenzio, già straziati da un atroce terrore. Non si può non correre verso di loro. Anche Guillaumet, tornando dalle Ande, mi ha raccontato che correva verso i naufraghi!“.

Non è solo un libro di viaggio, “Terra degli uomini”. E non è solo un libro d’avventura. Non è neppure unicamente un romanzo o una biografia o un diario. Qui sta la sua forza: non è libro fatto di un’unica sostanza. Della favola de “Il piccolo principe”, comunque, si riconoscono gli embrioni. I valori che muovono l’uomo Saint-Exupéry sono gli stessi che si ritrovano nell’opera del 1943. I percorsi della vita, le difficoltà e le passioni hanno condotto questo pilota/scrittore a dare una sua versione del mondo e degli uomini. Evidentemente gli insegnamenti ricevuti dal suo aeroplano gli hanno permesso di approdare ad una visione solidale e aperta verso gli altri esseri umani. Nelle parole che ci trasmette, infatti, non c’è mai ostilità, né pregiudizio, né arroganza. Anzi. La comprensione implica la conoscenza e non c’è conoscenza se si mantengono posizioni di chiusura ed ottusa resistenza. “Per capire l’uomo e i suoi bisogni, per conoscerlo in ciò che ha di essenziale, non bisogna opporre gli uni agli altri gli assiomi delle vostre verità. Sì, avete ragione. Avete tutti ragione. La logica dimostra ogni cosa […] Ma la verità, sapete bene, sta in ciò che semplifica il mondo e non in ciò che crea il caos“. L’ultima parte del libro è, probabilmente, la più pesante e necessaria. Un inno all’umanità intera. Un testo che diviene preghiera, denuncia, rimprovero ed invocazione, uno scrivere che non abbandona i ricordi ma se ne serve per rammentarci che dentro ognuno di noi c’è l’aspirazione, troppo spesso assopita o obliata, a divenire “uomini”, una tensione eterna verso un intento condiviso che, di certo, non si raggiunge con le guerre né con la brutalità. “Legati ai nostri fratelli da un fine comune e situato fuori di noi, solo allora respiriamo, e l’esperienza ci mostra che amare non significa affatto guardarci l’un l’altro ma guardare insieme nella stessa direzione“.

FLIS00 00 00 0800 4100 0000 00 00 00ff ff ff ff00 0100 0300 00 00 0300 00 00 01ff ff ff ffFCIS00 00 00 1400 00 00 1000 00 00 0100 00 00 0000 00 19 d100 00 00 0000 00 00 2000 00 00 0800 0100 0100 00 00 0039184007