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Siamo nel luogo dove tutto può succedere, quel posto in cui l’inconscio raccoglie le suggestioni di una vita; le trita, le rimescola, le contorce, le altera, le sopprime, le amplifica e le nasconde per poi …

j'Mar, 28 Set 2010 15:19:08 +0200p(http://www.lankenauta.it/?p=6748eLankenautafInception

Siamo nel luogo dove tutto può succedere, quel posto in cui l’inconscio raccoglie le suggestioni di una vita; le trita, le rimescola, le contorce, le altera, le sopprime, le amplifica e le nasconde per poi farle riaffiorare virulente. Siamo nel sogno, territorio nel quale vivono per quasi l’intera durata del film i protagonisti di Inception, ultimo lungometraggio del regista e sceneggiatore britannico Christopher Nolan, che dopo il successo strabiliante ottenuto col tenebroso e affascinante secondo capitolo di Batman (Il cavaliere oscuro) era atteso da un’ ulteriore prova di conferma del suo talento. Ulteriore perché, a ben guardare, scorrendo rapidamente la filmografia del cineasta londinese, troviamo perle come Memento, Batman Begins, The Prestige, oltre al sopra citato Cavaliere oscuro. Senza troppi giri di parole, e per arrivare subito al punto, Inception è l’ennesimo capolavoro di genere di Nolan – il quale, come al solito, va piacevolmente oltre i canoni del genere stesso -, che ha la capacità assai rara di assemblare gli elementi tecnici, visivi e narrativi in una miscela che tiene lo spettatore incollato allo schermo dalla prima all’ultima sequenza. Si sia o meno inclini al thriller-action fantastico, non si potrà mai negare a Nolan il talento dell’incantatore; e non farà eccezione nemmeno chi, a visione terminata, troverà i soliti appigli per demonizzare i film che mirano prima di tutto ad intrattenere.

Dom Cobb è un ladro dell’inconscio che viene assoldato da multinazionali e potenti di turno per estrarre dalla mente segreti industriali e finanziari. È un latitante internazionale che non può tornare negli States perché fortemente sospettato della morte della moglie. Ha lasciato lì due figli piccoli, e l’unica possibilità di riabbracciarli sembra passare non più per il furto di un’idea ma per la più complicata impresa di innestarne una nella mente del figlio di un magnate dell’industria, da poco deceduto. Cobb mette su una squadra di sei specialisti, insieme alla quale elabora un piano complesso e ben articolato che prevede tre livelli di discesa nel sogno. Una volta entrato nel mondo onirico, però, il gruppo avrà a che fare con un nemico inatteso che proviene direttamente dai dolorosi ricordi che si celano nell’inconscio di Cobb.

Un thriller fantasy spettacolare che unisce potenza visiva e capacità narrativa, che alterna ritmi ossessivi a meditative parentesi di sogno nel sogno. L’impresa di Nolan, se cosi la si può definire, è quella di creare più livelli di realtà onirica strettamente interrelati che riescono brillantemente a intersecarsi senza far mai perdere allo spettatore il filo della storia. Tutto è fluido, scorrevole, e anche l’incalzante colonna sonora, come consuetudine dei film del regista londinese, contribuisce al piacevole incedere visivo-narrativo. E qui viene fuori l’abile sceneggiatore, colui che aveva destabilizzato gli spettatori destrutturando la narrazione di Memento tanto da farlo diventare, nel tempo, un vero e proprio cult movie. Inception è un grande labirinto di specchi, un gioco di scatole cinesi che non cerca perfetta congruenza proprio perché vuol privilegiare una dimensione, quella del sogno, in cui non esistono linearità e consequenzialità. Questa scelta di Nolan, il quale volutamente – e direi giustamente – si concentra sull’effetto visivamente straniante (forse c’è solo una sequenza davvero troppo lunga al ralenti che gli si può imputare) più che su quello narrativamente rassicurante, ha però fatto storcere il naso a più di qualche critico, in quanto nonostante le infinite mirabilie e l’impianto da kolossal che la pellicola offre, c’è chi ha affermato di essersi annoiato assai durante la visione. L’abilita di Nolan, peraltro, è anche e soprattutto quella di costruire un’opera ricca di sfumature, nonostante l’apparenza di genere, facendo del tutto mancare un reale nemico, tanto da far fuoriuscire il pericoloso e immateriale antagonista proprio dai recessi della mente di Cobb. Da non trascurare anche l’ottimo cast, che alle spalle del sempre più convincente Leonardo Di Caprio e del bravo Ken Watanabe (candidato all’Oscar per L’ultimo samurai, nel 2004) assembla tre giovani attori sulla cresta dell’onda come Joseph Gordon-Levitt (Mysterious Skin), Ellen Page (Juno) e Cillian Murphy (Breakfast on Pluto), più la bella Marion Cotillard (Oscar per Le vie en rose), che anche in questa pellicola conferma le sue notevoli doti recitative. Piccoli ruoli anche per Michael Caine, Tom Berenger e Pete Postlethwaite.

Campione di incassi dell’estate americana, Inception si avvia ad essere il più clamoroso successo di pubblico ottenuto da Christopher Nolan, in attesa del terzo capitolo di Batman, programmato per l’estate 2011. Girato tra Tokio, Parigi e Los Angeles, Inception ha il suo più evidente punto di forza nella realizzazione visiva dei sogni in cui si trovano ad agire i protagonisti, che tra prospettive ribaltate, geometrie alterate e improvvise materializzazioni di elementi e costruzioni di diversa grandezza non sempre riescono ad avere il controllo sulle infinite variabili che la loro stessa mente partorisce. La morale della pellicola, se la vogliamo accuratamente estrarre dall’immediatezza e dalla forza delle immagini, è che la potenza dell’inconscio è sostanzialmente incontrollabile, che nel mondo dei sogni si manifesta la natura che la ragione dissimula o nasconde, che la realtà a volte è davvero dura da sopportare senza la possibilità di accedere a un mondo nel quale fantasmi, aspettative, paure e speranze possono liberarsi totalmente dall’ingombro della coscienza.

Federico Magi, settembre 2010.

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