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"Il mare colore del vino" risale al 1973 anche se, al suo interno, sono racchiuse tredici storie scritte tra il 1959 e il 1972. E' lo stesso Sciascia, nella nota finale, a spiegare il perché …

j'Mar, 27 Mar 2012 07:06:41 +0100p(http://www.lankenauta.it/?p=8451eLankenautafIl mare color del vino

“Il mare colore del vino” risale al 1973 anche se, al suo interno, sono racchiuse tredici storie scritte tra il 1959 e il 1972. E’ lo stesso Sciascia, nella nota finale, a spiegare il perché di questo libro: “I lettori, coi quali credo di essere ormai in ottimi rapporti, certo non si chiederanno e non mi chiederanno perché li ripubblico, se la sollecitazione mi viene appunto da loro: e cioè dal fatto che quando di uno di questi racconti è stato fatto un film (Un caso di coscienza) e da due altri dei telefilms (Gioco di società e Il lungo viaggio), sono stati molto richiesti in libreria i libri dai titoli omonimi (che non esistevano […])“.

Leggendo questa raccolta si ha la sensazione di poter ritrovare, sostanzialmente, tutto Sciascia. In ogni racconto c’è un frammento delle sue migliori idee, sensazioni ed analisi, quelle rintracciabili nei suoi scritti più corposi e famosi. C’è la sua immancabile ironia, ci sono le cronache di quella storia minima e dimenticata che lo scrittore di Racalmuto ha spesso recuperato e ricostruito con dovizia, c’è il phatos elegante e sofisticato dell’autore di polizieschi, c’è la critica aspra e malinconica di un siciliano che osserva la sua terra imbevuta di mafia e maschilismo, c’è l’attento osservatore dei vizi e delle virtù di un Paese e di un’epoca. La forma breve, tra l’altro, nulla toglie al talento e alla qualità della sua scrittura che rimane preziosa e sferzante tale da rendere la lettura de “Il mare colore del vino” estremamente gradevole.

Ogni racconto ha una dimensione a sé, non c’è alcuna continuità né omogeneità. Si inizia con “Reversibilità“, una storia che lo stesso Sciascia conferma di aver sentito spesso raccontare quando era ragazzo. “Reversibilità: di un corpo che ne riscatta un altro, nella straziante religione della famiglia, di cui ancor oggi la Sicilia vive; di una ragazza di Grotte che riscatta la libertà di un uomo del vicino e nemico paese di Racalmuto“. Tra i racconti più riusciti e famosi c’è “Il lungo viaggio“, l’avventura tragica e grottesca di un gruppo di emigranti siciliani che crede di essere sbarcato negli Stati Uniti e resta sorpreso nel notare che anche in America esista un paese che si chiama Santa Croce Camerina. Il terzo racconto è quello che dà il titolo al libro, “Il mare colore del vino“: cronaca di un lungo viaggio in treno in uno scompartimento troppo affollato che accoglie una rumorosa famiglia siciliana ed un inerme ingegnere vicentino. “L’esame” è un altro racconto “siciliano” che mette a confronto un severo e puntuale selezionatore svizzero e le speranze di ragazzi siciliani. Il racconto successivo è dedicato a Giufà, lo stolto astuto della tradizione siciliana, anche se tale figura affonda le sue radici nella cultura araba e mediterranea. “La Rimozione“, come spiega lo stesso Sciascia, è stato scritto quando la statua di Stalin venne rimossa dal mausoleo, uno tra i racconti più divertenti della raccolta. La parola mafia, con le sottigliezze e le sfumature legate alle sue origini etimologiche, sono al centro di “Filologia” mentre “Gioco di società” racconta una storia di tradimenti e doppi giochi che una donna particolarmente astuta riesce a gestire con estrema destrezza. “Un caso di coscienza“, da cui Giovanni Grimaldi ha tratto l’omonimo film nel 1970, parte dalla lettera pubblicata su una rivista di una donna di Maddà, la quale confessa i suoi tradimenti ai danni di un ignaro ed innamorato marito. Ovviamente tutti in paese, notabili inclusi, si fanno travolgere dalle chiacchiere e, soprattutto, dai dubbi laceranti sulle proprie mogli. In “Apocrifi sul caso Crowley” Sciascia dà la propria versione sul perché l’artista, mistico ed occultista britannico sia stato espulso dalla Sicilia. La mafia torna ad essere protagonista di “Western di cose nostre” mentre in “Processo per violenza” lo scrittore di Racalmuto recupera alcuni terribili episodi di cronaca nera italiana e ne ricostruisce i contorni e i dettagli fino a mettere in luce, così come ha fatto in molte altre occasioni, l’inadeguatezza e l’inappropriatezza dei meccanismi processuali e giudiziari. L’ultimo racconto, “Eufrosina“, prende spunto da un assassinio: “i due figli di Lelio Massimo avevano ucciso la matrigna, la giovane e bella Eufrosina de Sicarusis: e dunque non un fratricidio era accaduto, ma qualcosa di simile a un matricidio, non sappiamo se per interesse o per onore“. E veniamo così a conoscere la storia di questa dama del XVI secolo, amatissima dal vicerè Marcantonio Colonna, da quest’ultimo resa vedova e finita poi in moglie, come si è letto, a Lelio Massimo i cui figli per “metter fine alla vergogna, forse al dileggio” decisero di far fuori.

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