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j'Mar, 08 Apr 2008 14:27:07 +0200p(http://www.lankenauta.it/?p=8778eLankenautafJuno

Forse è il miglior modo di affrontare le avversità. Quello di prenderle di petto e trasformarle in energia positiva, vitale. È ciò che accade alla 16enne Juno MacGuff, eroina del nuovo cinema americano, allorché si scopre incinta dopo una “prima volta” improvvisa, improvvisata, comunque cercata, fortemente voluta. Cercata e voluta perché l’adolescenza è cosi, è tutta un impulso dionisiaco, è il tempo il cui abbandonare le paure ed osare: per scoprire, e scoprirsi.

E Juno scopre che c’è vita in sé, una vita altra che certo disorienta a 16 anni, e che in quanto tale deve essere espulsa prematuramente. La ragazza ha fatto sesso col suo migliore amico, un compagno di classe timido e impacciato che lascia in mano a Juno la situazione, pur non facendosi sopraffare dalla inattesa e spiazzante notizia, restandole emotivamente vicino. Paulie ama Juno, anche se non glie lo ha mai detto. E Juno decide per l’aborto, ma accade che, una volta arrivata in clinica ne fugge impressionata dal gelo e l’impersonalità dell’ambiente: decide di tenere il bimbo. Lo tiene ma cerca una giovane coppia a cui affidarlo, una coppia che si ama. L’amore è ciò che conta più di ogni altra cosa, a suo parere, più del denaro, del successo, della sicurezza. L’amore conta perché nessun sentimento è altrettanto vivo e vitale. Trovata la coppia, benestante e ultratrentenne, Juno si impegna a tenerla sempre informata sull’evoluzione del suo “pancione”. Nonostante i modi diretti, il linguaggio minato dalla cultura pop adolescenziale e dalla inusuale passione per il punk dei Settanta, Vanessa e Mark trovano in Juno una ragazza matura e responsabile, che arriva senza problemi, nonostante l’ilarità dei compagni (ancorché abbia l’amica del cuore spesso a supporto), fino alla primavera, in prossimità del grande evento. Sorge un problema, però, perchè Mark non ama più Vanessa, e lo confessa proprio a Juno, con la quale aveva stretto una sorta d’amicizia basata sugli horror e la passione per la musica. Ecco che tutto sembra crollare, intorno alla ragazza: se la coppia scoppia che fine fa il bimbo? E poi c’è Paulie, che anche lei segretamente ama, il quale sembra allontanarsi. Juno crolla in lacrime, ma è solo un istante. L’istinto alla vita è forte, tutto si ribalta, tutto trova la sua naturale soluzione. Per un immancabile happy end.

Di là dalla storia, semplice e forse prevedibile nel suo andamento, Juno è un film che convince e sorprende per il suo slancio vitale, per la sua potenza espressiva, per la sua ricerca di un linguaggio a tutti comprensibile ma affatto banale, per il suo trattare con leggerezza e allo stesso tempo con cura un tema complesso e soggetto a derive ideologiche come l’aborto. Questo non è, a differenza di ciò che in superficie si potrebbe pensare, un film ideologico o militante; al contrario è un’opera che inquadra perfettamente, stemperando il tutto con sapienti dosi d’ ironia, le tappe di un problema – perché sfido chiunque a confutare l’assunto che a 16 anni avere un bimbo non sia un problema – abbastanza comune a tutte le latitudini. La sceneggiatura, premiata con merito alla notte degli Oscar, si tiene meravigliosamente in bilico tra il serio e il faceto, i dialoghi sono agili e intelligenti, l’opera scorrevole, essenziale e allo stesso tempo densa. Nulla, a ben guardare, è fuori posto, considerando gli intenti del regista e della sceneggiatrice (una ex spogliarellista), considerando che Juno si iscrive di diritto tra le migliori opere del nuovo cinema americano – le commedie nere, ciniche, sarcastiche, politically uncorrect, indy -, andando a far compagnia al più sarcastico e altrettanto godibile Little Miss Sunshine. Juno, Little Miss Sunshine, ma anche Il calamaro e la balena di Baumbach, è questo il cinema americano che ci piace, quello che solitamente passa per il Sundance Film Festival e che parte in sordina in poche sale per poi sorprendere al box office. È il caso anche di Juno, evidentemente, al quale gli States avevano riservato poche sale le quali, passando i giorni, vanno – il film è ancora in programmazione – moltiplicandosi. Difficile dire se in Italia accadrà la stessa cosa (Little Miss Sunshine non ha avuto considerazione da noi, Il calamaro e la balena è passato totalmente inosservato), certo è che Juno ha vinto la Festa del Cinema di Roma e ciò un minimo può invogliare alla visione.

La forza dell’opera di Reitman (alla sua opera seconda, dopo il divertente Thank you for smoking), oltre allo stile semplice di regia e all’indovinata sceneggiatura è decisamente la sua piccola-grande protagonista. Ellen Page, ventunenne canadese, minuta e esplosiva, dai lineamenti aggraziati e dallo sguardo incantatore è di una bravura sorprendente, di un’espressività catturante. E lo spettatore non può che lasciarsi catturare, pertanto, dai suoi modi, dal suo buffo linguaggio, dalla sua incrollabile vitalità. Candidata all’Oscar per la sua brillante performance, ne sentiremo ancora parlare, senza alcun dubbio. Tutti i personaggi di contorno sono ben centrati, in particolare J.K. Simmons (lo ricordiamo nella saga Spiderman, diretto da Sam Raimi), padre della ragazza.

Nonostante sia un’opera ammiccante, certamente studiata per piacere, Juno è una pellicola che sprigiona freschezza e positività, che non banalizza un tema forte come quello in questione, non scade nel patetico né nel sentimentale a buon mercato, e che soprattutto non ci fa la morale – rischio in cui si poteva incorrere -, trovando pertanto un equilibrio difficile, nonostante la scelta di genere. È un film che destruttura l’impianto classico della commedia americana, che sceglie anche un minimo di citazionismo trasversale che non guasta mai (la passione per lo splatter, per Dario Argento, per Iggy Pop, per i Sonic Youth), che trova dinamiche e approdi quanto mai realistici. L’ultima sequenza, il canto d’amore a due voci (dal testo buffo e surreale: ascoltare per credere) dei due adolescenti innamorati, evidenzia l’unicità e lo stato di grazia di chi ama, regalando un epilogo intimista, quasi poetico.

Logico che non parliamo di capolavoro, ma senza alcun dubbio di cinema di qualità: Juno è un film da vedere, per la sua forza espressiva, la sua limpidezza, la sua coerenza interna e, perché no, anche per il suo messaggio, comunque palese: è un inno alla vita, alla speranza, alla volontà e alla capacità di superare le avversità che ciclicamente incontriamo sul nostro cammino.

Curiosità: Juno sta per Giunone, moglie di Zeus. Tra le tanti amanti di Zeus pare che Giunone fosse stata l’unica a godere del privilegio del matrimonio. Il nome lo ha voluto il babbo, spiega Juno durante la pellicola, appassionato di mitologia greca. John Malkovich è tra i produttori del film.

Federico Magi, aprile 2008.

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