Quasi famosic(c(BOOKMOBI!!P!"<MOBIP> @EXTHdFederico MagiiAltri Mondig

Quattro anni dopo la nomination all’Oscar ottenuta per la regia di Jerry Maguire, e un anno prima dell’uscita nelle sale del remake del film dello spagnolo Amenabar Apri gli occhi (nella versione hollywoodiana affidata a …

j'Sab, 09 Ago 2008 15:25:08 +0200p(http://www.lankenauta.it/?p=9242eLankenautafQuasi famosi

Quattro anni dopo la nomination all’Oscar ottenuta per la regia di Jerry Maguire, e un anno prima dell’uscita nelle sale del remake del film dello spagnolo Amenabar Apri gli occhi (nella versione hollywoodiana affidata a Crowe prese il titolo Vanilla Sky), lo sceneggiatore regista e produttore Cameron Crowe portò sul grande schermo una pellicola quasi autobiografica che racconta la storia di un ragazzo di 15 anni, nei primi anni Settanta, immerso nel mondo magico del rock, al seguito del tour di una band emergente della quale avrebbe dovuto scrivere un pezzo per il celebre magazine Rolling Stone. Vicenda che, inevitabilmente, vista l’età del protagonista, assume valore iniziatico e formativo. Anche Crowe, in effetti, diventò giornalista a soli 15 anni, scrivendo recensioni e articoli musicali per importanti riviste dell’epoca (tra le quali Creem, Playboy, Penthouse), fino ad approdare al mitico Rolling Stone. In giovanissima età, pertanto, ebbe modo di intervistare grandi star come Bob Dylan e i Led Zeppelin. Considerate le premesse, Almost famous non poteva non essere un atto d’amore per quel tempo e per quella musica, filtrato dagli occhi di un alter ego che si fa simbolo inequivocabile della giovinezza del regista.

Storia di William Miller, ragazzino senza padre cresciuto da una madre amorevole, colta ma estremamente protettiva, che grazie alla piccola grande eredità – i dischi più belli dei fine Sessanta, quelli che cambiarono la storia del rock: Dylan, Led Zeppelin, The Who, The Beach Boys, Joni Mitchell – lasciatagli dalla sorella diciottenne divenuta hostess, scopre un mondo nuovo e capisce la sua vera natura: non avvocato, come voleva la madre, ma giornalista rock. A 15 anni comincia a scrivere, ed a inviare pezzi al noto e disilluso Lester Bangs, il maggiore tra i giornalisti rock del tempo. Colpito dalla scrittura del ragazzo, Bangs affida a William il suo primo incarico, recensire un concerto dei Black Sabbath. Il ragazzo accetta con entusiasmo, ma è assolutamente privo delle credenziali minime per assistere all’esibizione. Gli verranno in soccorso, quasi immediatamente, un gruppo di scalmanate groupies (le ragazze che aiutano le band ai concerti, le loro fan più sfegatate, sovente innamorate dei loro idoli), guidate dalla bella Penny Lane, e uno dei gruppi emergenti del momento, gli Stillwater. Pur visto con diffidenza, perché giornalista – quindi nemico -, William conquista gli Stillwater con la sua innocenza e con la sua competenza musicale lontana dagli stilemi del professionismo, dimostrandosi anche un fan accanito della band. Notato niente meno che da Rolling Stone, creduto adulto, William otterrà carta bianca per scrivere una sorta di reportage con annesse interviste sul tour degli Stillwater. È l’inizio del viaggio che gli cambierà la vita, nonostante le ritrosie di una madre che comunque non si oppone, al seguito dei suoi idoli e della bella Penny Lane, di cui s’era subito perdutamente innamorato. Un viaggio iniziatico, come accennato, in cui William vedrà tuttociò che c’è di bello ma anche di negativo nel mondo del rock, passando dall’entusiasmo alla disillusione fino a giungere ad una consapevolezza: il rock è grande, la musica è grande e i Settanta sono anni meravigliosi.

Toni lievi, grande musica, inevitabile sentimentalismo e tanta nostalgia per gli anni dell’adolescenza e della scoperta. Almost Famous è una pellicola che si lascia apprezzare facilmente, pur non essendo un film che stordisce o che vibra di intenso pathos, proprio per la sua linearità  di sceneggiatura e di regia. Cameron Crowe costruisce un film anche furbo, non neghiamolo, ma privo di sovrastrutture, che punta direttamente all’immedesimazione dello spettatore che fu adolescente proprio nei primi Settanta, ma anche di tutti coloro che quei racconti li ha solo ascoltati o vissuti di rimando, grazie alla musica. Ancora mitici, quegli anni, per chi li ha vissuti, come i secondi Sessanta, tempo di rivoluzione globale dei costumi e dei gusti, tempo in cui ancora si inseguivano i sogni, fors’anche ingenuamente. Nonostante l’alone nostalgico e celebrativo, il regista americano lascia filtrare la consapevolezza che il business, già allora, rendeva l’arte – quella musicale, nella fattispecie – un prodotto oramai immaginato solo per il consumo. Eppure ci si poteva ancora illudere che cosi non fosse, al contrario di oggi in cui la mercificazione di ogni cosa è palese anche ai bambini. Questo è un punto fondamentale per comprendere il fascino discreto di pellicole come Almost famous, opera benvoluta dalla critica, vincitrice di un Golden Globe e di un Oscar per la sceneggiatura, meno suffragata dall’incerta resa al botteghino, negli Stati Uniti come in Europa. E poi, su tutto, la grande musica, quella di Simon & Garfunkel, degli Who, di Elton John, Iggy Pop, Cat Stevens, le infinite citazioni e i rimandi agli Zeppelin, a Bowie, ai Pink Floyd, agli Stones e ai Beatles, omaggiati col nome di una loro nota canzone, divenuto nel film quello di un personaggio cardine: la groupie Penny Lane.

Oltre alla musica, sempre protagonista assoluta nei film di Cameron Crowe, c’è da annotare l’ottima resa corale degli attori, tra i quali spicca la prova di Penny Lane-Kate Hudson, nominata agli Oscar insieme alla McDormand (moglie di Joel Coen e già Oscar per Fargo), mentre il bravo Billy Crudup (Big Fish, Sleepers) incarna in modo convincente in ruolo della rock star. Indovinata anche la scelta del giovanissimo alter ego del regista: Patrick Fugit, scelto dopo una lunga serie di provini, ha il volto buono dell’adolescente timido, due occhi vergini pronti a scoprire il mondo. Ottima, come al solito, sia pur nelle sue fugaci apparizioni, la performance di Philip Seymour Hoffman, uno dei migliori attori americani attualmente in circolo. Cameron Crowe aveva scelto come titolo dell’opera Untitled, in omaggio dichiarato al quarto album degli amati Led Zeppelin, non trovando però il conforto della produzione. Si è rifatto in DVD, con una nuova versione dell’opera intitolata proprio Untitled.

Un’opera che coinvolge con leggerezza, che non potrà non piacere agli appassionati del rock, non solo quelli dei Settanta. Perché la magia di quegli anni la respiriamo anche noi, che nei Settanta ci siamo “solo” nati, attraverso quei dischi in rigoroso vinile che resteranno immortali. Abbiamo tutti troppo bisogno di ritrovare un tempo in cui si possa, anche solo ingenuamente, credere che il futuro sia: ispirazione, libertà, rivoluzione, musica e sogno. E questo film, nel suo piccolo, può anche aiutare.

Federico Magi, agosto 2008.

FLIS00 00 00 0800 4100 0000 00 00 00ff ff ff ff00 0100 0300 00 00 0300 00 00 01ff ff ff ffFCIS00 00 00 1400 00 00 1000 00 00 0100 00 00 0000 00 1e 3c00 00 00 0000 00 00 2000 00 00 0800 0100 0100 00 00 0039184007