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Accostare l’infanzia del mondo all’infanzia dell’uomo. L’epoca in cui le domande iniziano a porsi e sorgono i primi tentativi di risposta va oltre il limite dei “primordi”. È nel pieno del territorio della filosofia, o …

j'Mar, 13 Dic 2016 10:35:35 +0200p(http://www.lankenauta.it/?p=9392eLankenautafNoleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio

Accostare l’infanzia del mondo all’infanzia dell’uomo. L’epoca in cui le domande iniziano a porsi e sorgono i primi tentativi di risposta va oltre il limite dei “primordi”. È nel pieno del territorio della filosofia, o forse, ancor prima, in quelle misteriose lande sapienziali in cui si era inoltrato Giorgio Colli nel suo celebre libro La nascita della filosofia (ed. Adelphi). È in questa dimensione semifluida, carica di simboli e di immagini archetipiche, che Riccardo Ferrazzi si introduce in Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio. Breve discorso sul mito (Fusta Editore), pubblicato all’interno della collana “bassastagione”, diretta da Marino Magliani. Perché è appunto del mito che stiamo parlando: la parola creativa, che si fa racconto capace di offrire intuitive e sia pur non sempre argomentate risposte agli interrogativi più cruciali dell’esistenza.

Questo il vastissimo territorio esplorato con competenza e piacevole arguzia dall’autore. Il concetto di fondo (ben sottolineato anche dal Prof. Giuseppe Panella nella prefazione) è quello di ribellione, naturalmente correlato al senso di colpa: l’uomo non sa spiegarsi le disgrazie della vita, e allora – proprio come un bambino – pensa di aver fatto qualcosa di male. Male che identifica con la propria ribellione a un ordine naturale che, proprio per giustificare il destino infausto che l’ha travolto, ricollega alla sfera divina. Ecco dunque il mito del diluvio, che per così dire sintetizza la Δίκη (Dike, Giustizia) degli dèi, che colpisce il mondo dopo l’atto (o gli atti) di ὕβϱις (ybris, tracotanza) compiuti dagli uomini. Ed ecco anche il mito della guerra tra Zeus e i Titani, e quello della violazione del divieto posto a Prometeo, col suo conseguente terribile castigo. Ma l’elemento della trasgressione è naturalmente presente anche nel mito dell’Eden, metafora della voglia dell’uomo di conoscere e sperimentare, lasciando la sicurezza di un antro protettivo – il paradiso terrestre è interpretabile come un grembo materno – per immergersi in un mondo impregnato in ogni sua parte del rischio della morte.

Contraltare di questa rappresentazione mitologica delle origini è il “mito” dell’inferno e del paradiso, presente già in alcune culture precristiane e fatto proprio da Platone nel mito di Er (raccontato nel dialogo La Repubblica), probabilmente mediante un tramite pitagorico. Poi, col mito di Agamennone che, pur di raggiungere Troia, dovrebbe offrire in sacrificio sua figlia Ifigenia, ma uccide invece una cerva (parallelo del mancato sacrificio di Isacco da parte di Giacobbe, nella tradizione ebraica), la trasgressione all’ordine divino viene in qualche modo istituzionalizzata. E nella stessa vicenda del matricidio di Oreste contro Clitemnestra, dipinta in modo diverso dai tre grandi tragediografi Eschilo, Sofocle ed Euripide, si passa dall’istituzionalizzazione della giustizia, sottratta ai principi eterni di Δίκη – rispetto ai quali l’uomo è un mero esecutore – e ricondotta al livello civile e giudiziario (penso alle Eumenidi di Eschilo), mentre emerge un potente sostrato di passioni umane, ormai di per sé degne di attenzione. Entriamo dunque nella sfera della poesia, ovvero l’esplorazione dell’animo dell’uomo, con tutte le sue contraddizioni.

La cultura romana, con al centro le vicende militari e politiche – e, del resto, ampiamente tributaria di quella greca – sembra porre un freno alla proliferazioni di miti. Giungono però alcune tradizioni orientali, ma soprattutto arriva il cristianesimo, nel quale la trasgressione della legge divina è peccato, anche se è pur vero che proprio la fedeltà alla legge divina dell’Amore comporta a volte la necessaria violazione di ingiusti precetti civili, che può condurre perfino alla morte, e dunque al martirio, l’atto di testimonianza col sacrificio della vita. È lo spirito – ovvero il mondo interiore – a dettare i tempi e i modi della sequela di Cristo. In questa intima adesione consiste la santità, ovvero la purezza: precisamente la dimensione che verrà esplorata dal mito medievale per eccellenza, quello del Graal.

Nella seconda parte del libro, vengono esaminati alcuni miti dell’epoca moderna, in primis legati a due celeberrimi personaggi letterari: Don Giovanni e Don Chisciotte: simbolo della non considerazione di alcun limite il primo, e della fedeltà a un quanto mai improbabile sogno d’amore il secondo.

Un ideale di purezza – di territori incontaminati – è pure alla radice dei vari miti delle isole felici, che risalgono all’Antica Grecia (su tutte, si pensi ad Atlantide). Non vanno poi dimenticati il mito della Croce del Sud (citata da Dante) e i miti-figure storiche di Cristoforo Colombo e Napoleone.

Questa colta e puntuale carrellata di riflessioni tra la storia e il pensiero è essa stessa – come la parola “mito” significa – racconto. Ed è questo il merito principale dell’opera di Ferrazzi: sollecitare la curiosità con lo stesso spirito, in fondo, delle storie che una volta venivano raccontate intorno al focolare e, molto tempo prima – appunto, alle origini del mito – con l’accompagnamento di una cetra.

Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio può diventare uno spunto per pressoché infiniti percorsi di approfondimento, e può perciò risultare una lettura utile e piacevole non solo per i lettori adulti, ma anche per giovani studenti in cerca di un approccio fresco e stimolante a queste tematiche senza tempo.

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