Curiosa incursione di un regista anticlericale nella vita di un santo, State buoni se potete è un’opera che consente a Luigi Magni di tornare a parlare della Roma del potere incontrastato dei Papi, ancorché spostando l’asse temporale indietro di qualche secolo (ricordiamo, tra gli altri suoi film, Nell’anno del Signore e In nome del Papa Re, ambientati nell’Ottocento). E il santo in questione è uno di quelli considerati tra i più pii e umili, quel Filippo Neri che fondò l’Oratorio; che nel tempo divenne, nell’ambito della Chiesa cattolica, una vera e propria istituzione per le sue capacità di preveggenza. La curiosità che può sorgere subito in chi non conosce la pellicola ma ha già incontrato sulla sua strada le pellicole del regista romano sta nel cercare di comprendere un’operazione che, come noterete, ha un po’ dell’agiografico, considerando il laicismo assoluto di chi l’ha posta in essere. Nessuna sorpresa su questo fronte,  perché Magni resta coerente col suo cinema che mette alla berlina e stigmatizza errori e orrori dell’onnipotente Chiesa cattolica romana, enfatizzando l’opera di un prete – si direbbe oggi – fuori dagli schemi, predicatore di umiltà e fustigatore dell’umana vanità. Proprio il bel tema musicale di Angelo Branduardi (Vanità di vanità), autore della pregevole colonna sonora nonché attore (pressoché muto) prestato alla causa, apre la pellicola e ritorna più volte nei cori dei bimbi raccattati in strada da Filippo Neri, riuniti in comunità nell’Oratorio.

La vicenda narrata da Magni è ambientata nel XVI secolo (Filippo Neri visse, in sostanza, lungo il corso dell’intero secolo in questione), tempo in cui l’educazione clericale era rigidissima e le punizioni perpetrate ai danni dei cittadini che si macchiavano di “delitti contro la Chiesa” assai efferate – la condanna a morte era facile ad arrivare. Qui Don Filippo (Johnny Dorelli) è alle prese con un gruppo scalmanato e un po’ sboccato di ragazzini, ai quali si aggiunge Cirifischio, quasi adolescente figlio di nessuno, in fuga dalla guardie del Papa. Don Filippo vive con i suoi bimbi in una chiesa sconsacrata, insegnando i precetti del Cristo con l’ausilio delle musiche di Spiridione (Angelo Branduardi), cantate in coro dai bimbi. Cirifischio, lievemente più grande del resto dei fanciulli, pur non perdendo il suo spirito ribelle, diviene il prediletto del futuro santo nei brevi e sfortunati pellegrinaggi cittadini in cerca di cibo e vestiti. In uno di questi incontra parte del suo duplice destino: Leonetta, l’amore, in difficoltà e da salvare. Ma di lì a poco incontrerà anche il diavolo, nelle vesti di un calderaio (Renzo Montagnani) e negli occhi e nel corpo di una bella mora. Il diavolo tentatore si manifesta spesso anche a Filippo Neri, nei panni del calderaio, di una carbonaia, della bella mora, di uno scultore e di un sarto ecclesiastico, sempre fallendo nel tentativo di attentare all’anima del santo. Non cosi sarà per Cirifischio, che vivrà una vita in fuga e piena di abbagli, ritrovando poi, proprio davanti al patibolo, quella purezza d’animo che da ragazzo gli era stata sottratta (Filippo Neri gli dirà, pochi istanti prima della sua esecuzione, che il diavolo lo aveva scelto perchè puro d’animo). Nel resto della vicenda troviamo l’umile prete a contatto con Papi e futuri santi, da Sisto V (Mario Adorf) a Ignazio da Loyola (Philippe Leroy), intransigente fondatore dell’ordine dei Gesuiti.

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Ovviamente siamo lontanissimi da una qualsivoglia attendibilità o pretesa storica, perché l’opera di Magni si palesa subito come una commedia dai buoni sentimenti che vira spesso nel musical. Ma non è un peccato grave, ed anche il buonismo di superficie è attenuato da vicende dolorose (su tutte la morte di un ragazzino tentato dal demonio, incarnato nella bella mora, sulle rive del mare) e dalla consueta critica politica alla Chiesa e all’uso-abuso dello sterminato potere che le era concesso. E poi ci sono le parentesi visionarie, in cui il diavolo si manifesta furbescamente ai malcapitati travestendosi d’ inganno per corrompere la purezza delle coscienze. E attacca soprattutto i bambini! Ecco che vista sotto questi aspetti l’opera si fa meno zuccherosa, mantenendo brio e sufficiente credibilità grazie alla prova degli attori: un convincente Dorelli,  stralunato nei panni del santo, due godibili interpretazioni di Leroy e Adorf, rispettivamente nei panni di Ignazio da Loyola e Sisto V, più l’interessante personaggio del calderaio, calzato a pennello dal bravo Montagnani. Ma il vero punto di forza sono i bambini (esilarante uno scambio di battute tra Cirifischio e due bimbi dell’oratorio: “Ma dormite dentro i loculi?” “S’allenamo pe’ quando dovemo morì”), veri protagonisti proprio in ossequio alla vita del santo, tutta orientata e spesa nell’interesse dei piccoli figli di nessuno. Tutti molto bravi, espressivi e fotogenici, i bimbi di Magni si impegnano con successo nel coro musicato da Branduardi, evocativo dei precetti di Filippo Neri e scritto dal menestrello di Cuggiono e dallo stesso Magni. Felice anche il richiamo di Magni, attraverso la figura del santo, alla critica dei dogmi e dell’assolutezza e infallibilità attribuiti alla ragione: “L’importante è mortificare la ragione, perché chi ragiona non vuol bene a nessuno”

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C’è da fare un’ulteriore e determinante considerazione nel consigliare ai curiosi la visione del film in questione, perché l’edizione comunemente in commercio (ancorchè si trovi anche quella integrale, pare), nonché quella che uscì al tempo nelle sale, è assai sforbiciata (dura 115 minuti), cosi da risultare un veloce collage delle suggestioni che ho tentato di restituirvi per iscritto. Se date un occhio ai credits vi accorgerete che l’opera da me visionata dura circa 150 minuti, dunque trentacinque in più di quella che è circolata in giro. In effetti, State buoni se potete, uscì in televisione ancor prima che nelle sale, diviso in più episodi di cui ignoro la durata: la mia visione è relativa al vhs della San Paolo (la stessa casa di distribuzione che raccoglieva l’intera filmografia bergmaniana), e a quanto ne so è verosimile sia la versione integrale, riaccorpata per l’occasione.

A conti fatti, considerando come valida la pellicola nella sua durata originale, un film godibile e affatto lontano dallo spirito delle altre opere del regista romano, pur se ispirato dalle gesta di un uomo di chiesa. Certo non la sua rappresentazione migliore, questo è bene rimarcarlo, ma sufficientemente coerente col il prima e il dopo della sua discreta produzione cinematografica.

Curiosità: David di Donatello a Federica Mastroianni come miglior attrice esordiente e ad Angelo Branduardi come miglior musicista. Il titolo del film è relativo ad un’esclamazione cara, si dice, a San Filippo Neri, rivolto ai bimbi dell’Oratorio: “State bboni (se potete…)!” Altra sua celebre frase: “Te possi morì ammazzato… ppe’ la fede!”.

Federico Magi, agosto 2007.