  {"id":11809,"date":"2011-07-05T14:19:19","date_gmt":"2011-07-05T12:19:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=11809"},"modified":"2020-12-05T20:35:54","modified_gmt":"2020-12-05T19:35:54","slug":"le-grandi-opere-del-cavaliere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=11809","title":{"rendered":"Le grandi opere del cavaliere"},"content":{"rendered":"<p>\u201cNon \u00e8 facile spiegare ai non addetti ai lavori la truffa spaventosa che si cela dietro le parole altisonanti, ovviamente in inglese, come project financing e general contractor [\u2026] Il sistema anti Mani Pulite e pro Tangentopoli \u00e8 perfetto: pubblico per i rischi e i quattrini, privato per i profitti. Un sistema che istituzionalizza e legalizza i fondamenti della corruzione. Taglia le mani a ogni controllo, amministrativo e giudiziario, favorendo le grande imprese e le grandi mafie che potranno subappaltare tutto a trattativa privata, con una stretta di mano fra quattro mura\u201d (pag. 9-11).<\/p>\n<p>Cos\u00ec scriveva Marco Travaglio oltre sei anni fa nella prefazione di \u201cLe grandi opere del cavaliere\u201d, il libro di Ivan Cicconi. Da allora sar\u00e0 cambiato qualcosa? Oppure lo scenario descritto nell\u2019opera \u00e8 ancora pienamente attuale? Intorno al 2005 \u00e8 uscito anche il libro \u201cDove sono le ragioni del s\u00ec? La &#8220;Tav in Val di Susa&#8221; nella societ\u00e0 della conoscenza\u201d di Antonio Calafati, docente di Economia urbana e Analisi delle politiche pubbliche: l\u2019opera, analizzando articoli ed editoriali, ha voluto comprendere le cause del cosiddetto pregiudizio di razionalit\u00e0 proprio dei comuni lettori in una societ\u00e0 dell\u2019informazione che, di fatto, alla luce del travisamento della realt\u00e0 e di un giornalismo che \u00e8 il fantasma di se stesso, diventa poi \u201cuna societ\u00e0 della pseudo-conoscenza \u2013 con tutte le conseguenze del caso\u201d. I due libri, pubblicati nello stesso periodo, si integrano perfettamente. A meno che i due autori abbiano voluto raccontarci delle favole, che per\u00f2 difficilmente possono essere imbastite quando si analizzano leggi dello Stato, non pare sia cambiato molto. Tutt\u2019al pi\u00f9, volendo prendere per buono quanto ci riferisce Cicconi, sono stati spesi altri milioni di euro non si sa per cosa e soprattutto si \u00e8 continuato nella consueta opera di disinformazione da parte dei media che se la possono sbrigare facilmente con editoriali fotocopia, nei quali, se i sacri principi del progresso e del riformismo vengono ribaditi come un mantra, con altrettanta pervicacia vengono omessi dati, cifre, dei progetti cui la UE chiede realmente conto, spiegazioni della normativa esistente. E\u2019 quindi probabile, vista la complessit\u00e0 dell\u2019argomento \u201cgrandi opere\u201d, che implica problemi finanziari, di bilancio, ambientali, tecnici, non sia del tutto corretta ed esaustiva la contrapposizione riformismo-massimalismo, modernit\u00e0-cavernicoli (cito Libero), letta sui quotidiani ed ascoltata nei servizi televisivi.<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro non \u00e8 di molti anni fa un articolo pubblicato sul sito dell\u2019Istituto Bruno Leoni, think tank\u00a0ultraliberista (<a href=\"http:\/\/brunoleonimedia.servingfreedom.net\/BP\/IBL_BP_41_TAV.pdf\">http:\/\/brunoleonimedia.servingfreedom.net\/BP\/IBL_BP_41_TAV.pdf<\/a>) in cui Andrea Boitani (professore di Economia politica all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano), Marco Ponti (professore di Economia dei trasporti al Politecnico di Milano) e Francesco Ramella (fellow dell&#8217;IBL) sostenevano come i benefici della Tav in Val di Susa, sia dal lato economico sia ambientale, fossero inferiori ai costi. Probabile quindi ci si debba ragionare un po\u2019di pi\u00f9. Da persone informate. La lettura del libro di Ivan Cicconi serve proprio a questo: preso atto che negli altri paesi non funziona come da noi, un contributo che si contrappone all\u2019idea del sistema italiano della Tav quale progresso per il paese e che ci racconta molti dei grandi progetti, gi\u00e0 presi per buoni senza se e senza ma, sui quali appunto non pare lecito sollevare dubbi, pena essere tacciati di massimalismo, sindrome nimby o peggio, come delle autentiche truffe legalizzate ai danni dell\u2019erario e dei cittadini. Ivan Cicconi, gi\u00e0 capo della segreteria tecnica di Nerio Nesi, ministro dei lavori pubblici nella XIII legislatura, ha fatto tesoro di quella esperienza professionale e ha voluto analizzare la genesi e l\u2019evoluzione (ma forse sarebbe il caso di chiamarla involuzione) del modello italiano delle cosiddette \u201cgrandi opere\u201d.\u00a0 Il titolo del libro prende le mosse da una nota trasmissione televisiva dove, nel 2001, il cavalier Silvio Berlusconi, tra cartine e grafici, in previsione delle elezioni politiche prometteva la realizzazione di grandi infrastrutture, con l\u2019ingegner Pietro Lunari garante, per le quali disse: \u201cAdotteremo il modello Tav\u201d. E una volta tanto il cavaliere questo impegno l\u2019ha mantenuto: molte delle opere ovviamente non sono state realizzate ma in compenso il \u201cmodello Tav\u201d \u00e8 stato adottato in pieno, con tutti gli effetti collaterali del caso. Effetti collaterali che peraltro, pur dando particolare attenzione agli aspetti legislativi e finanziari della vicenda, Cicconi non dimentica, citando ad esempio la ricerca di Simona Baldanzi sui lavoratori impegnati nel Mugello, oppure dando conto della necessit\u00e0 di un controllo tecnico capillare e straordinario per un\u2019opera colossale come il Ponte di Messina. Il libro piuttosto che la storia dettagliata delle singole grandi opere, molte delle quali ancora sulla carta e che tali rimarranno, \u00e8 una puntuale disamina del modello Tav all\u2019italiana in quanto tale.<\/p>\n<p>Una disamina che non fa sconti a nessuno; tanto meno a quelli che Travaglio, sempre immaginifico, definisce i nuovi geni della \u201cCalce e Martello\u201d, ovvero i progressisti \u201cabbacinati dalle grandi opere all\u2019italiana, non si sa se per insipienza o per qualcosa di peggio\u201d. Un modello che se \u00e8 stato definito da Pietro Lunardi con legge n. 443 del 2001 (\u201cDelega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attivit\u00e0 produttive\u201d) ed \u00e8 stato inizialmente gestito da Necci, va ricordato per\u00f2 per il suo inventore: Paolo Cirino Pomicino. E\u2019 infatti nel 1991 che viene costituita grazie alla fantasia dell\u2019allora ministro per il Bilancio, la Tav S.p.A. che procede ad affidare la progettazione e la costruzione delle opere a dei \u201cgeneral contractors\u201d, senza alcuna gara, a trattativa privata. Si sperimentano cos\u00ec i primi affidamenti con contratti di \u201cconcessione di committenza\u201d. Ivan Cicconi non si risparmia ed entra nel dettaglio \u2013 e qui il lettore ha il suo bel daffare per seguire tutti i contorcimenti legislativi e societari imbastiti negli anni \u2013 dando conto di voci dissonanti come quella di Luigi Preti nel 1993, dell\u2019on. Ugo Cecconi di AN nel 1994 (\u201cHo subito sentito puzza di affarismo e tangenti\u201d) che poi non sar\u00e0 pi\u00f9 candidato, Franco Reviglio gi\u00e0 nel 1990 (\u201cun motore da fuoriserie montato su una utilitaria\u201d); e poi intercettazioni in cui compaiono Pacini Battaglia ed altri protagonisti di tangentopoli; e poi ancora della Rocksoil S.p.A. la societ\u00e0 di ingegneria fondata dal ministro Lunardi (\u201cIl modello Tav [\u2026.] aveva consentito l\u2019acquisizione di un sostanzioso contratto. L\u2019affidamento era stato garantito appunto dal general contractor della tratta BO-FI, la Fiat S.p.A. e materialmente attribuito dal sun-general contractor il consorzio Cavet\u201d). In altre parole un sistema definito dal decreto del Ministro Lunardi che ha avvantaggiato l\u2019ingegner Lunardi. A questo punto per\u00f2 conviene chiarire il significato di general contractor, perch\u00e9 altrimenti tutte le disquisizioni Si Tav e No Tav rischiano di avere poco senso.<\/p>\n<p>Ivan Cicconi ci torna pi\u00f9 volte tra le pagine del libro. Sulla base della L. 443 del 2001 questa figura viene raccontata come un soggetto economico che somma i poteri del concessionario senza per\u00f2 alcun rischio ed il ruolo dell\u2019appaltatore totalmente retribuito per le attivit\u00e0 che \u00e8 chiamato a svolgere. Quindi nulla a che vedere con quanto conoscevamo dalla legge Merloni , la 109 del 1994, e che ora conosciamo con il \u201cCodice dei contratti\u201d. D.lgs 163\/2006. Nel caso del \u201cgeneral contractor\u201d c\u2019\u00e8 una contraddizione rilevante non solo sul piano formale, ma proprio dal lato economico e sinallagmatico. Cos\u00ec Cicconi, che mi pare abbia ben sintetizzato la questione: \u201cNel contratto di appalto le funzioni del committente sono in capo all\u2019amministrazione aggiudicatrice, mentre nel contratto di concessione tutte le funzioni del committente si trasferiscono in capo al concessionario. Il trasferimento di queste funzioni hanno per\u00f2 senso se, e solo se, il concessionario si assume il rischio di recuperare in toto o in parte, l\u2019investimento necessario per realizzare l\u2019opera attraverso la gestione. In questo caso invece abbiamo un concessionario committente esecutore privato, garantito totalmente dal finanziamento pubblico fino al 100% del costo, e, come dice la legge, con l\u2019esclusione della gestione dell\u2019opera eseguita\u201d (pag. 96).<\/p>\n<p>Peraltro si ricorda come in precedenza, con la L. 493\/1993, il Parlamento sia intervenuto in modo specifico per annullare la \u201cconcessione di committenza\u201d che l\u2019allora ministro del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, di concerto con quello della Sanit\u00e0, Francesco Di Lorenzo, aveva affidato a tre general contractor\u00a0privati per un valore di 2100 miliardi di lire (i dirigenti di una di queste societ\u00e0 poi ammisero di aver versato tangenti ai suddetti politici). Da allora sono cambiate molte cose. Il contraente generale, sulla base della legge obiettivo, quindi si occupa esclusivamente dell\u2019organizzazione, della progettazione, della realizzazione (direttamente o mediante imprese terze) con esplicita esclusione di qualsiasi attivit\u00e0 di successiva gestione. Un istituto gi\u00e0 censurato dall\u2019Autorit\u00e0 Garante e dalla Corte Europea, ma reintrodotto nel nostro ordinamento contestualmente alle norme sulla \u201cfinanza di progetto\u201d. Censure che hanno una logica solo se pensiamo che il diritto di gestire determina nel concessionario una \u201ccondizione di interesse oggettivo e soggettivo\u201d a definire un buon progetto e una buona esecuzione con costi e tempi contenuti. Ne consegue che \u201csolo se dalla gestione dell\u2019opera dovr\u00e0 ricavare (recuperare) le risorse necessarie per realizzarle, sar\u00e0 stimolato a farlo presto e bene. Solo se l\u2019opera sar\u00e0 fatta bene potr\u00e0 utilizzarl a con i massimo profitto\u201d (pag. 104). E infatti questa la definizione recepita dalla L. 109\/1994, la Merloni. Invece nel \u201cmodello Tav\u201d il privato \u2013 ripetiamolo &#8211; assume tutti i poteri del concessionario ma con l\u2019esclusione del rischio di gestione. \u201cIl rischio della gestione \u00e8 invece a carico del concessionario al quale lo Stato ha affidato la progettazione, costruzione e gestione dell\u2019opera: una societ\u00e0 di diritto privato (S.p.A.) con capitale tutto pubblico. E\u2019 su questo concessionario che rimane il rischio della gestione e dunque del project financing necessario per la realizzazione\u201d (pag. 107).<\/p>\n<p>In questo modo l\u2019attribuzione della progettazione definitiva ed esecuzione al contraente generale lo pone nella condizione pi\u00f9 favorevole per imporre le soluzioni pi\u00f9 costose e di ampliare il pi\u00f9 possibile gli interventi indiretti e connessi all\u2019opera. Altrettanto critica \u00e8 la situazione che si determina nella delega al general contractor della attivit\u00e0 di esproprio e pagamento indennizzi, con tanto di plausibili meccanismi ricattatori. Cicconi inoltre fa notare come il general contractor, agendo in un sistema totalmente privatistico, non solo \u00e8 libero di realizzare come e con chi vuole la progettazione e la realizzazione dell\u2019opera ma altres\u00ec non \u00e8 nemmeno concessionario di un servizio pubblico. Di conseguenza potrebbe scambiare tangenti e favori senza alcun rischio di contestazione di corruzione, concussione, reati che appartengono al titolo II del secondo libro, \u201cdei delitti contro la pubblica amministrazione\u201d. Insomma \u201ci riti tangentizi oggi possono essere celebrati come e pi\u00f9 di ieri e pure con meno rischi\u201d (pag. 115). L\u2019autore negli ultimi capitoli del libro, citando anche un\u2019antica e dimenticata inchiesta del 2002 di Gianni Barbacetto, torna al cosiddetto \u201cPatto con gli italiani\u201d siglato dal cavalier Berlusconi per l\u2019esecuzione di \u201copere epocali\u201d. Tra queste appunto i trafori alpini, le Pietra del Mo.Se. a Venezia, ed ancora di stretta attualit\u00e0 la Tav Torino-Lione e il Ponte sullo Stretto.<\/p>\n<p>Sono passati sei anni da quando \u00e8 stato pubblicato questo libro, ma le vicende che hanno riguardato \u00a0queste opere, nella considerazione che se ne parla da decenni e sulla base di progetti antichi nel tempo, non dimenticando puntuali citazioni da personaggi quanto meno discutibili e con la fedina penale non proprio immacolata, \u00e8 probabile che ancora una volta possano far apparire la discussione modernit\u00e0-cavernicoli sotto una luce un po\u2019diversa. Giunti alla fine di questo libro, sicuramente un po\u2019impegnativo, se torniamo alle tabelle del DPEF del luglio 2002, in cui si individuano ventuno opere prioritarie, ed in particolar modo alla riga dove c\u2019\u00e8 scritto \u201cPonte sullo Stretto di Messina, previsione per la fine lavori anno 2012\u201d, \u00e8 ancora probabile che qualche spiegazione alternativa alla \u201csindrome nimby\u201d ed alla contrapposizione riformisti-massimalisti, si sia pure affacciata alla mente del lettore.<\/p>\n<p>Scriveva Cicconi nel 2005 proprio in merito al Ponte di Messina e a chiusura dell\u2019opera: \u201cLa storia del futuro di racconter\u00e0 della continua e straordinaria lievitazione dei costi, delle tante varianti per garantire la massima sicurezza, di un cantiere infinito, della \u201cSagrada Famiglia\u201d d\u2019Italia, di un opera epocale che l\u2019Uomo del Ponte non potr\u00e0 mai vedere realizzata. E chiss\u00e0 se vedremo mai conclusa. Si vedr\u00e0, ma come direbbe Luciano Canfora, uno che di storia se ne intende: Non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 inedito dell\u2019edito. La storia del futuro del ponte \u00e8 gi\u00e0 tutta scritta. C\u2019\u00e8 solo da sperare che qualcuno la legga, prima che sia troppo tardi\u201d (pag. 179). Tra un anno \u00e8 il 2012 e il sospetto che il Ponte di Messina non sar\u00e0 completato \u00e8 molto forte. Davvero molto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNon \u00e8 facile spiegare ai non addetti ai lavori la truffa spaventosa che si cela dietro le parole altisonanti, ovviamente in inglese, come project financing e general contractor [\u2026] Il sistema anti Mani Pulite e pro Tangentopoli \u00e8 perfetto: pubblico per i rischi e i quattrini, privato per i profitti. 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