  {"id":15388,"date":"2018-10-06T22:36:12","date_gmt":"2018-10-06T20:36:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=15388"},"modified":"2018-10-07T15:50:27","modified_gmt":"2018-10-07T13:50:27","slug":"mauro-rostagno-story-unesistenza-policroma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=15388","title":{"rendered":"Mauro Rostagno story. Un\u2019esistenza policroma"},"content":{"rendered":"<p>La casa editrice fondata da Roberto Massari alla fine degli anni \u201980 si \u00e8 subito contraddistinta per la pubblicazione di numerose opere di orientamento internazionalista. Una linea editoriale che non ha voluto dire soltanto libri e autori votati al rosso antico ed alla rivoluzione, altrimenti non si spiega la presenza in catalogo di \u201cMauro Rostagno story. Un\u2019esistenza policroma\u201d. Il giornalista e saggista Salvatore Mugno scrisse infatti questa approfondita biografia intellettuale in occasione del decennale della morte di Rostagno; ed il \u201cpolicromo\u201d, fin dal titolo, racconta di un\u2019esistenza che non si \u00e8 certo limitata a testimoniare l\u2019ortodossia rivoluzionaria e marxista. Cos\u00ec l\u2019autore nell\u2019introduzione: \u201cEgli procede dalle tinte scure del periodo scolastico (i neri, i marroni, i grigi sacerdotali e monacali dell\u2019epoca degli studi presso istituti retti da religiosi), ai blu e ai verdi militari delle fasi operaista e maoista, ai rossi accesi dell\u2019immersione politica, fino ai colori solari e arancio dei mutamenti ieratici orientali, per approdare, conclusivamente ai candori e alle purezze del bianco\u201d (pp.11). Le \u201cnumerose vite\u201d di Rostagno sono attestate anche dalle parole di Gad Lerner, presenti in un articolo dell\u2019Espresso (1988) e che, citato ampiamente da Mugno, nuovamente sintetizzano il percorso intellettuale e politico del sociologo torinese: \u201c\u00c8 difficile infatti immaginarsi un altro intellettuale che racchiuda in s\u00e9, come Rostagno, per averle intensamente vissute, tante facce di quel che il Sessantotto \u00e8 stato e continua ad essere: l\u2019esperienza della fabbrica (Fiati, Autobianchi); il cosmopolitismo (Germania, Inghilterra e poi India); la sociologia rivisitata criticamente (Trento); la scoperta del Sud come luogo di emarginazione ma anche di autenticit\u00e0 (Palermo); la lotta alla mafia e alla droga condotta pubblicamente ma con partenza dalla trasformazione di s\u00e9, dal privato (il Macondo di Milano e poi la Comunit\u00e0 di Saman di Trapani)\u201d (pp.100).<\/p>\n<p>Una biografia, dicevamo, che \u00e8 anche antologia cronologicamente ragionata di scritti dello stesso Rostagno, di suoi compagni che si sono screditati abbracciando la lotta armata (Curcio), di suoi compagni rimasti immuni dalla violenza ma che poi hanno inteso mitizzare il Sessantotto sempre e comunque; nonch\u00e9 brani di serissimi storici contemporanei, di noti polemisti e giornalisti, testimonianze di coloro che si sono rabbiosamente opposti alla sacralizzazione dell\u2019esperienza sessantottina (Aldo Ricci): insomma, pagine che prima rivelano il Rostagno pi\u00f9 ideologico, con tutto il contorno di verbosissimi proclami rivoluzionari e antisistema, poi la sua sofferta evoluzione libertaria; fino ai giorni che hanno preceduto il suo omicidio. Emerge un Rostagno negli anni sempre pi\u00f9 distante dal leaderino contestatore che faceva e disfaceva in quel di Trento. Mugno riporta alcuni brani tratti da \u201cMacondo\u201d, opera pubblicata nel 1978, e qui, se da un lato, Rostagno racconta l\u2019amico Renato Curcio come \u201cuna persona dolcissima\u201d, che sostanzialmente si \u00e8 perso a causa di Margherita Cagol, poi le parole pi\u00f9 dure le riserva alle Br che \u201cvivono in una bolla di sapone, sono un delirio perfetto [\u2026] sono diventati dei tecnocrati della rivoluzione\u201d (pp.145).<\/p>\n<p>Il sociologo torinese, pi\u00f9 che mai \u201cpolicromo\u201d, come scrive Mugno con piglio appassionato ed empatico, ha quindi ripudiato\u00a0 e rigettato \u201cogni gioco rivoluzionario dell\u2019infanzia e della sua militanza\u201d (pp.184), \u201cdistrutta ogni certezza, annegati i sogni, seppellite le utopie\u201d (pp.189). Il marxista ortodosso degli anni universitari non esiste pi\u00f9, come possiamo ancora leggere in \u201cMacondo\u201d: \u201cIo ho vissuto tutti questi anni come un delirio, un innamoramento prima di me stesso e degli altri, poi della classe operaia fino ad arrivarne alla paranoia pi\u00f9 totale\u2026Il comunismo al poter \u00e8 altrettanto terrificante dell\u2019imperialismo\u201d (pp.161). Uno stato d\u2019animo che preparava l\u2019ennesima svolta, dopo l\u2019esperienza di Lotta Continua e di Macondo: l\u2019India, la comunit\u00e0 arancione di Bhagwan Shree Rajneesh, la comunit\u00e0 Saman, l\u2019impegno antidroga e antimafia. Tanti colori e tante vite ma che probabilmente, per citare il pi\u00f9 noto giornalista italiano, ideologicamente distante anni luce dai rivoluzionari sessantottini, hanno voluto dire la legittima negazione di idee rivelatesi sballate ma non dei valori di base comunque presenti nell\u2019animo di Rostagno. Da questo punto di vista si pu\u00f2 cogliere la distanza tra l\u2019intensit\u00e0 delle battaglie del sociologo torinese e il riflusso di coloro che, rivoluzionari in giovent\u00f9, intenti a contestare l\u2019autoritarismo accademico, sono andati ben oltre il ripudio delle antiche idee, diventati a loro volta autoritari baroni, nonch\u00e9 intellettuali di complemento del pi\u00f9 imbarazzante berlusconismo.<\/p>\n<p>Uno spettacolo demoralizzante e molto italiano \u00a0al quale Rostagno non ha potuto assistere. \u201cL\u2019esistenza policroma\u201d si \u00e8 interrotta nel 1988 per opera della mafia, ma lo sappiamo soltanto da pochi anni. Quando Mugno ha scritto il libro le inchieste, \u201cnon sempre oneste e credibili\u201d (pp.249), erano ancora in corso, idem i depistaggi. La compagna di Rostagno, Chicca Roveri ed anche Francesco Cardella (personaggio che poi avr\u00e0 comunque i suoi guai con la giustizia) furono oggetto di pesanti sospetti, mentre la pista mafiosa era ancora tutta da percorrere; e infatti l\u2019autore scriveva che \u201cil delitto rimane irrisolto\u201d. Le cose, come sappiamo, cambieranno negli anni successivi al 1998 ed evidentemente, viste le intimidazioni subite dallo stesso Salvatore Mugno, l\u2019argomento mafia \u2013 Rostagno in quel di Trapani continua ad essere un nervo scoperto che merita di rimanere ancora sotto i riflettori di cronisti e di storici coraggiosi.<\/p>\n<p>A conclusione di questo apprezzabile libro, perfettamente leggibile anche a distanza di tanti anni, la postfazione di Luciano Della Mea, che per\u00f2 sembra tornare ad un piglio poco policromo e molto rosso antico: \u201cE mentre Bompressi, Pietrostefani e Sofri ristagnano in galere a Pisa per un delitto che non hanno commesso n\u00e9 potevano commettere e un perbenismo gaudente e fascista rumina la gramigna che sia stata resa veramente giustizia al commissario Calabresi, su Rostagno vedi aggirarsi l\u2019avvoltoio dell\u2019archiviazione, la giustizia ridotta a merda\u201d (pp.254). Affermazioni che, a differenza di quanto contenuto nella biografia e alla luce di quanto poi stabilito nelle sentenze definitive\u00a0 di condanna ci sono sembrate datate e condizionate da un pregiudizio fin troppo positivo sul sessantotto e sui sessantottini. A chiusura del libro sarebbero state forse pi\u00f9 opportune le parole di Francesco Alberoni, intervistato in aprile dal Corriere della Sera, che ricorda lo studente Rostagno e la sua personalit\u00e0, ben diversa rispetto quella di altri leader del tempo: \u201cParlava di poesia, poi si \u00e8 messo a parlare di Dio. Il suo era un mondo dolce. L\u2019ha ucciso la mafia\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La casa editrice fondata da Roberto Massari alla fine degli anni \u201980 si \u00e8 subito contraddistinta per la pubblicazione di numerose opere di orientamento internazionalista. 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