  {"id":18194,"date":"2020-02-10T15:58:28","date_gmt":"2020-02-10T14:58:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=18194"},"modified":"2020-02-10T15:59:30","modified_gmt":"2020-02-10T14:59:30","slug":"il-giorno-della-nutria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=18194","title":{"rendered":"Il giorno della nutria"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">La nutria \u00e8 un roditore originario del Sud America, introdotto in Europa e nel nostro paese per allevamenti da pelliccia. Essendo una specie piuttosto invasiva si \u00e8 comportata come tale, e per questo ne vediamo oggi spesso esemplari lungo corsi d\u2019acqua pi\u00f9 o meno grandi. Il mio primo incontro con le nutrie fu a met\u00e0 anni \u201890, a Firenze. Un piccolo gruppo nuotava placido nell\u2019Arno e noi adolescenti ci chiedemmo cosa mai fossero, senza avere una risposta subitanea come pu\u00f2 accadere oggi tirando fuori uno smartphone e premendo qualche tasto. La nutria, si diceva, \u00e8 un roditore che nuota molto bene, si nutre prevalentemente di piante acquatiche e, quando non fa queste cose, scava tane lungo gli argini, dorme o copula. \u00c8 considerata ospite poco gradito soprattutto da chi ha attivit\u00e0 agricole nei pressi di corsi d\u2019acqua per la sua fame, per la sua capacit\u00e0 riproduttiva, e per il fatto che scavando possa danneggiare gli argini.<\/p>\n<p align=\"justify\"><i>Il giorno della nutria<\/i> \u00e8 il titolo del romanzo d\u2019esordio di Andrea Zandomeneghi, toscano di Capalbio, pubblicato da Tunu\u00e9 nella collana Romanzi diretta da Vanni Santoni (toscano pure lui, ma d\u2019altre parti). Un libro atteso e poi molto recensito (basti vedere la sua pagina sul sito della casa editrice), che \u00e8 stato in lizza anche per il <a href=\"https:\/\/www.labalenabianca.com\/2019\/06\/12\/premio-pop-2019\/?fbclid=IwAR2S21Lmd1KoV7o8oCWUDpxH4OcqUPPTEXz7V_diUIQZBB6oeDIz7e4WEPY\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Premio Opera Prima<\/a> (che \u00e8 andato per\u00f2 a <a href=\"https:\/\/neripozza.it\/libri\/lux\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Lux<\/em><\/a>, di Eleonora Marangoni, edito da Neri Pozza) e che reca in copertina l\u2019immagine, dall\u2019alto, di un cervello.<\/p>\n<p align=\"justify\">Titolo e copertina dicono, credo, gi\u00e0 qualcosa. Per quanto riguarda il primo, a me ricorda quello del film <i>Il giorno della marmotta<\/i> (uscito da noi come <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ricomincio_da_capo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><i>Ricomincio da capo<\/i><\/a>), una commedia dei primi anni \u201890 in cui il meteorologo Bill Murray viene spedito a fare un servizio televisivo in uno sperduto paesino della provincia statunitense per la festa del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giorno_della_marmotta\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Giorno della marmotta<\/a> (giorno di festa sia in U.S.A. che in Canada) e che si trova a rivivere lo stesso giorno per motivi inspiegabili fino a quando non riesce, in qualche modo, a sgrovigliare la situazione. Non so quanto per\u00f2 questo abbia influito sulla scelta di mettere un roditore nel titolo. La copertina, poi, con il cervello, potrebbe richiamare i cunicoli nutrieschi, o un labirinto mentale. Potremmo avere a questo punto una serie di informazioni, forse giuste forse sbagliate, su ci\u00f2 che troveremo all\u2019interno del libro. Se pensiamo al film: un giorno che viene ripetuto e ripetuto fino a che non accade qualcosa; se pensiamo alla copertina: un rimugin\u00eco mentale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Di cosa parla, dunque, questo romanzo?<\/p>\n<p align=\"justify\">Le vicende seguono il percorso dei ricordi del protagonista, cefalalgico cronico, Davide Aloisi da Capalbio (Borgo Carige per l\u2019esattezza, che \u00e8 una sua frazione), sconvolto dal ritrovamento davanti casa del cadavere scuoiato di una nutria, in fase di scongelamento. Chi legge si ritrova nei meandri cerebellari a cercare, insieme al personaggio, di capire il motivo per cui l\u2019animale sia finito quasi sulla porta di casa e chi sia stata la persona responsabile. \u00c8 un\u2019indagine mentale (alla ricerca del ricordo perduto) che bascula tra episodi rimembrati e divagazioni che ora dilatano ora restringono, ora dilatano di nuovo, gli spazi tra i due fuochi dell\u2019ellisse in cui si agita (se cos\u00ec si pu\u00f2 dire) Davide. I due fuochi nati dalla cefalalgia cronica (gli emisferi del cervello cos\u00ec ben divisi nella copertina, e a questo punto mi viene in mente un\u2019antica dea e una canzone dei Bluvertigo) sono, a mio avviso, rappresentati dalle varie dipendenze\/ossessioni (alcol, farmaci, sesso omo-etero, lettura, droghe meno legali, gioco, sensi e nonsensi di colpa) e dai fatti che sono realmente avvenuti, reinterpretati da una mente che non si pu\u00f2 dire certo del tutto affidabile. A tale proposito basti pensare che l\u2019azione si svolge in un unico giorno la cui ricostruzione parte dalla notte precedente, e che in questo lasso di tempo il protagonista beve birre doppio malto, porto, vino rosso, caff\u00e8, fuma canne, sigarette, assume vari farmaci, cade varie volte (mi viene in mente Cort\u00e1zar, che ne <i>Il giro del giorno in ottanta mondi<\/i> parla del cadere e ricadere, ma pure lo stracitato Dante).<\/p>\n<p align=\"justify\">Davide viaggia tra i suoi ricordi, da quelli pi\u00f9 recenti a quelli pi\u00f9 lontani, ripassa conviventi e indiziati (quale il discrimine? Viene in mente qualcosa di Agatha Christie?), dalla madre Eufemia, malata, a Giulio, nipote orfano che vive con loro; a Dorota, governante e badante della madre; a Esteban, figlio di Dorota; a Don Stefano, parroco forse non proprio ligio ai dettami ecclesiastici; e poi la casa a forma di mantide e vari altri personaggi secondari ma non meno importanti dal punto di vista dello scioglimento della trama, come nei migliori film di Hitchcock. Che poi la trama non sia cos\u00ec importante in un romanzo che comincia cos\u00ec: \u201cE comunque, quando la sciagurata vicenda principi\u00f2, quel marted\u00ec mattina di fine aprile, io non ero granch\u00e9 lucido, anzi sarebbe pi\u00f9 corretto dire che versavo in un penoso stato di rincoglionimento stordito e dolorante. Correnti poderose di agonia cefalgica e umorale da post-sbronza. Anche per questo, soprattutto per questo, credo, fui cos\u00ec turbato dal rinvenimento del cadavere di nutria scorticato che andava oscenamente scongelandosi, infatti era stato inequivocabilmente congelato in precedenza, buttato sulle scale esterne \u2013 che non danno direttamente sulla strada, danno sul giardino recintato con muretti bassi sovrastati da gelsomini rampicanti \u2013 di casa mia, a Borgo Carige, Capalbio; a met\u00e0 strada tra le lagune di Orbetello e la foce dell\u2019impianto di raffreddamento della centrale elettrica di Montalto, o, se si preferisce, a met\u00e0 strada tra l\u2019estuario del Fiora e quello dell\u2019Albegna.\u201d (pag. 9) credo sia evidente. D\u2019altronde la soluzione \u00e8 abbastanza scontata, mentre il finale non lo \u00e8.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un romanzo coraggioso, che propone una voce che si fa spazio, che scava, che tende alla logorrea, capace di unire l\u2019alto al basso, il filosofico al grottesco (a proposito: c\u2019\u00e8 molta differenza?), il divertimento citazionista al simbolismo, che cerca di creare un\u2019iconografia della provincia toscana pi\u00f9 reale nella sua tendenza macchiettistica-fumettosa, addomesticata dal lavoro di chi ci vive da secoli. C\u2019\u00e8 il dosso e il paradosso, perch\u00e9 da qualcosa bisogna sempre pararsi (si perdoni il gioco non etimologico). Eppure, nonostante tutto, verso la fine ho avvertito una stonatura, come di un qualcosa tenuto a freno, addomesticato appunto per rientrare entro certi limiti, ma sforandoli giusto un poco per non dire di non averlo fatto. Nelle interviste poi lette lo stesso Zandomeneghi afferma come il testo fosse pi\u00f9 lungo e che \u201cIn fase di editing si \u00e8 provveduto \u2013 grazie a Vanni Santoni \u2013 a togliere o ridurre materiali in eccesso, favorendo l\u2019equilibrio tra narrazione e digressione e la leggibilit\u00e0.\u201d (da <a href=\"https:\/\/www.nazioneindiana.com\/2019\/04\/05\/intervista-a-andrea-zandomeneghi\/?fbclid=IwAR1Tj44Mn2NxIG2tXwczn4PrhKOonCmdzVuxlnwSQBpEF64e_Qgpxc7vyq4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Nazione Indiana<\/a>, intervista a cura di <a href=\"https:\/\/www.lankenauta.it\/?page_id=261&amp;aut=Magliani+Marino\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Marino Magliani<\/a>), e della decisiva influenza del lavoro con l\u2019editor di Tunu\u00e9 ne parla spesso. Riflettendo meglio sulla stonatura cui accennavo prima, dipendente dai miei gusti personali pi\u00f9 che da un effettivo difetto del libro, e alla luce delle parole dell\u2019autore, forse questa ricerca di equilibrio se ha dato compattezza al tutto ha anche tolto, o forse non tolto abbastanza. Nella parte finale, che da un punto di vista della struttura funziona, ho avvertito una sorta di stanchezza, e il crollo che avviene, coerente con la pratica delle nutrie sugli argini e con quella dei tarli sui mobili, arriva per me in un momento in cui gi\u00e0 era previsto da tempo, e non mi \u00e8 stato improvviso n\u00e9 mi ha sorpreso. In questo, ecco, ho notato che <i>Il giorno della nutria<\/i> \u00e8 un esordio e non opera di uno scrittore pi\u00f9 maturo: nella scelta del quando far finire il testo. Da cui scaturiscono aspettative ancora pi\u00f9 alte per i prossimi lavori di Zandomeneghi, perch\u00e9 con un\u2019opera prima cos\u00ec forte e variegata i passi successivi diventano pi\u00f9 impegnativi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nutria \u00e8 un roditore originario del Sud America, introdotto in Europa e nel nostro paese per allevamenti da pelliccia. Essendo una specie piuttosto invasiva si \u00e8 comportata come tale, e per questo ne vediamo oggi spesso esemplari lungo corsi d\u2019acqua pi\u00f9 o meno grandi. 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