  {"id":20652,"date":"2012-11-11T21:51:49","date_gmt":"2012-11-11T20:51:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=20652"},"modified":"2020-11-03T21:56:38","modified_gmt":"2020-11-03T20:56:38","slug":"il-mito-che-guevara-e-il-futuro-della-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=20652","title":{"rendered":"Il mito Che Guevara e il futuro della libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il titolo \u201cIl mito di Che Guevara e il futuro della libert\u00e0\u201d non deve trarre in inganno. Alvaro Vargas Llosa ha voluto dire la sua sul rivoluzionario argentino, regalandoci un necessario pamphlet, chiaramente senza pretese di completezza storica, ma prendendo spunto dall\u2019analisi di certi miti fasulli per poi ampliare le sue riflessioni sulla sorte dei principi di libert\u00e0 politica ed economica presenti nell\u2019America latina<\/p>\n<p>Sono tre i saggi presenti nel libro, dai titoli molto eloquenti: \u201cLa macchina assassina. Che Guevara: da campione del comunismo a gadget del capitalismo\u201d; \u201cIl liberalismo dell\u2019America latina: un miraggio?\u201d; \u201cIl retaggio dell\u2019individualismo in America latina\u201d. Sappiamo bene che l\u2019operazione di assimilare il Che ad un assassino o ad un fanatico privo di scrupoli \u00e8 qualcosa che ancora provoca indignazione: il mito resiste alla grande e tutte quelle opere di ricerca storica che hanno indagato sulla reale personalit\u00e0 del sodale di Castro sono poco note o spesso\u00a0 sbrigativamente archiviate come spazzatura revisionista. Rimangono per\u00f2 fatti mai smentiti, semmai furbescamente omessi o dimenticati dai celebratori della rivoluzione cubana, che possiamo leggere nelle opere citate da Vargas Llosa e che mostrano un volto tutt\u2019altro che rassicurante del Che. Quella figura di \u201clibertador\u201d amata anche a destra non ne esce affatto bene, assimilata per diversi aspetti ad altri caudillos latino-americani tipo Castro, Pinochet, C\u00e1rdenas, Fujimori: un uomo violento, spietato non solo con gli avversari politici ma con tutti coloro che, non perfettamente allineati all\u2019ortodossia comunista e rivoluzionaria, apparivano eretici; per di pi\u00f9 neppure troppo capace come combattente e, in tempo di pace, terribilmente ignorante nelle vesti di amministratore ed economista. Vargas Llosa riporta testimonianze di personaggi ben poco sospettabili di intelligenza col nemico occidentale e capitalista ed ancora la figura del Che ne esce molto male tra propensione al fanatismo ideologico, esecuzioni sommarie ed intenti \u201ceducativi\u201d che fanno pensare all\u2019Urss delle purghe staliniane. Per non parlare del periodo nel quale l\u2019uomo-mito era a capo della \u201cComision Depuratora\u201d e dettava legge (e torture) a La Cabana, il carcere militare dove centinaia di prigionieri furono passati per le armi. Spunti di straordinario cinismo che, grazie alla breve carrellata di orrori descritta da Vargas Llosa, meriteranno ben altri approfondimenti; con buona pace di un Gianni Min\u00e0, peraltro citato nel libro come uno dei \u201crivoluzionari\u201d che di fatto hanno ridotto il Che ad un prodotto di consumo.<\/p>\n<p>Molto efficaci alcuni passaggi presenti nell\u2019introduzione al libro: \u201cLa conclusione che ho raggiunto continua a colpirmi: vi sono innumerevoli forme di oppressione, alcune pi\u00f9 sottili di altre, talvolta abbellite dal richiamo alla giustizia sociale, talaltra mascherate dalla scusa della sicurezza. Per questo, riconoscere e denunciare il subdolo meccanismo psicologico per mezzo del quale i nemici della libert\u00e0 cercano di indurci ad accettare una servit\u00f9 volontaria \u00e8 uno dei compiti pi\u00f9 urgenti del nostro tempo [\u2026] Se si sceglie di osservare il mondo sulla base della dicotomia tra libert\u00e0 ed oppressione, piuttosto che nell\u2019ottica dell\u2019opposizione tra socialismo e conservatorismo, tra destra e sinistra, o tra devozione ed empiet\u00e0, si rimane colpiti da una grande ironia: Che Guevara aveva molto pi\u00f9 tratti in comune con gli uomini e i sistemi che ha combattuto di quanto non possa sembrare a prima vista\u201d (pag. 7-8).Il Che, o meglio tutta la costruzione fasulla imbastita sulla sua figura, per\u00f2, come anticipato, rappresenta il pretesto per affrontare negli altri due saggi il problema pi\u00f9 generale, nella storia dell\u2019America latina, del rapporto della societ\u00e0 con i principi di libert\u00e0, economica e non. Una storia caratterizzata da instabilit\u00e0 \u00a0a tutti i livelli che ha quindi permesso l\u2019esistenza\u00a0di numerose democrazie deboli o di regimi autoritari &#8211; socialisti o militaristi, populisti, nazionalisti o filocapitalisti \u2013 con l\u2019effetto poi di depotenziare tutti gli elementi che permettono uno stabile sviluppo socioeconomico: le libert\u00e0 individuali, la legalit\u00e0, l\u2019iniziativa economica. Una spirale di sfruttamento e di mistificazione che perdura da secoli nonostante la cultura iberica abbia anticipato, con la Scuola di Salamanca e il giusnaturalismo tomista, idee che furono sviluppate dai teorici liberali e liberisti del XX secolo.<\/p>\n<p>In America latina,\u00a0a fronte di un retaggio corporativista, mercantilista ed autoritario, sopravvive semmai un individualismo virtuoso, quello dei piccolissimi imprenditori dell\u2019economia sommersa, che ha saputo ovviare alle barriere messe in piedi da sistemi statalisti e corrotti.In questo senso l\u2019analisi delle magagne dell\u2019America latina ricorda qualcosa di molto vicino a noi, di molto italiano. Leggiamo questi passaggi: \u201cAnzich\u00e9 distribuire tra gli abitanti del paese la propriet\u00e0 delle imprese pubbliche, com\u2019\u00e8 stato fatto ad esempio in Gran Bretagna e in alcuni paesi dell\u2019Europa centrale, in America latina la privatizzazione \u00e8 servita a restringere ulteriormente il circolo della ricchezza [\u2026] Il risultato del groviglio di privilegi esistente nel continente sudamericano \u00e8 stato il concentramento della ricchezza in relativamente poche mani, che spiega almeno in parte, perch\u00e9 i notevoli tassi di crescita economica registrati nel corso degli anni passati non abbiano ridotto la povert\u00e0\u201d (pag. 55-57).<\/p>\n<p>Una rappresentazione impietosa di un continente che, preda di\u00a0autoritarismi di ogni colore e\u00a0di un cronico caudillismo, complici anche analisi e proposte contraddittorie, spesso ciniche e malamente imbastiste dagli stessi economisti di scuola liberista, fatica ad uscire dall\u2019arretratezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il titolo \u201cIl mito di Che Guevara e il futuro della libert\u00e0\u201d non deve trarre in inganno. 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