  {"id":22221,"date":"2021-08-26T09:41:50","date_gmt":"2021-08-26T07:41:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=22221"},"modified":"2021-08-26T15:17:24","modified_gmt":"2021-08-26T13:17:24","slug":"le-impazienti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=22221","title":{"rendered":"Le impazienti"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;<strong>Munyal<\/strong>&#8221; \u00e8 una parola fulani che significa <strong>pazienza<\/strong>. La pazienza che ogni donna fulani che va in sposa deve imporre a se stessa per sopportare, accettare, rassegnarsi, sottomettersi e tacere. <strong>La pazienza come obbligo e unica regola di vita<\/strong>. Cos\u00ec \u00e8 sempre stato e cos\u00ec sar\u00e0. La stessa Dja\u00efli Amadou Amal, scrittrice camerunense di discendenza fulani, \u00e8 stata obbligata a sposare, a soli 17 anni, un uomo di 50. Fuggir\u00e0 dal primo marito e anche da un secondo. <strong>&#8220;Le impazienti&#8221; <\/strong><strong>\u00e8<\/strong><strong> il suo terzo libro, il primo pubblicato in Italia<\/strong>. \u00c8 il racconto del destino di tre donne ma, simbolicamente, di milioni di altre donne. <strong>Storie di matrimoni imposti e di una cultura e di una religione che non ammettono varianti n<\/strong><strong>\u00e9<\/strong><strong> sbavature<\/strong>.<\/p>\n<p>La <strong>poligamia<\/strong> \u00e8 del tutto normale cos\u00ec come \u00e8 normale che una ragazzina possa essere data in sposa a chiunque si dimostri capace di mantenerla e sia gradito all&#8217;uomo di famiglia. <strong>Nessuna donna ha voce in capitolo<\/strong>, soprattutto quando \u00e8 ancora adolescente. Tra le pagine de &#8220;Le impazienti&#8221; troviamo le storie di <strong>Ramla, Hindou e Safira<\/strong>. \u00c8 dei loro matrimoni forzati che Dja\u00efli Amadou Amal scrive. Ogni storia ha la sua voce. La prima \u00e8 quella di Ramla obbligata a sposare, proprio come l&#8217;autrice, un cinquantenne. <strong>Ramla ha 17 anni e vorrebbe studiare per diventare farmacista ma deve lasciare dopo il diploma<\/strong> che, per una ragazza, \u00e8 considerato fin troppo. Lo zio di Ramla informa suo padre che un importante e ricco commerciante la vuole sposare. &#8220;<em>Io non ero solo figlia di mio padre, ero <\/em><strong><em>figlia di tutta la famiglia<\/em><\/strong><em>, e ognuno degli zii poteva disporre di me come dei propri figli. <\/em><strong><em>Era semplicemente impensabile che io potessi non essere d&#8217;accordo<\/em><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>Il matrimonio di Ramla si celebra insieme a quello della sorella <strong>Hindou<\/strong>. A lei \u00e8 destinato un marito pi\u00f9 giovane, un cugino: Moubarak ha 22 anni ma, come tutti sanno, \u00e8 un nullafacente che si droga, frequenta pessime compagnie ed \u00e8 anche molto violento. <strong>Inutili le lacrime e le suppliche della ragazza<\/strong>, Hindou \u00e8 comunque costretta ad andare in moglie a un giovane che difficilmente altrove avrebbe trovato una sposa. Tutti sanno che per lei \u00e8 previsto un futuro di sopraffazioni e di violenze ma <strong>la cultura del &#8220;munyal&#8221; non ammette deroghe<\/strong>. Prova a fuggire ma viene ricondotta da suo marito che continuer\u00e0 a picchiarla, violentarla e a mortificarla come meglio crede.<\/p>\n<p><strong>Safira, invece, <\/strong><strong>\u00e8<\/strong><strong> gi<\/strong><strong>\u00e0<\/strong><strong> moglie<\/strong>. La <strong>prima moglie dell&#8217;uomo che Ramla ha dovuto sposare<\/strong>. La prima moglie, <em>daada-saar<\/em><em>\u00e9<\/em>, gode di privilegi che le mogli successive non potranno mai avere. Il racconto di Safira ci introduce nel clima di <strong>astio e di gelosia feroci<\/strong> che una moglie pi\u00f9 giovane e bellissima come Ramla \u00e8 costretta a subire. <strong>Safira a 35 anni non tollera che l&#8217;uomo che ha sposato venti anni prima possa condurre in casa una seconda sposa di soli 17 anni<\/strong>. L&#8217;odio la logora e la spinge e consultare continuamente i marabutti, gli stregoni, per celebrare riti ai danni di Ramla: vuole che se ne vada, vuole che sparisca, vuole che muoia.<\/p>\n<p>&#8220;<strong><em>Pazienza, munyal, bambina mia, stai entrando in un mondo fatto di dolore<\/em><\/strong><em>. Sei cos<\/em><em>\u00ec<\/em><em> giovane, cos<\/em><em>\u00ec<\/em><em> impaziente, ma sei una ragazza, quindi ricordati, munyal, per tutta la vita. E comincia subito, perch<\/em><em>\u00e9<\/em> <strong><em>il tempo della felicit<\/em><\/strong><strong><em>\u00e0<\/em><\/strong> <strong><em>\u00e8<\/em><\/strong><strong><em> breve per una donna<\/em><\/strong><em>. Pazienza, figlia mia, gi<\/em><em>\u00e0<\/em><em> fin d&#8217;ora<\/em><em>\u2026<\/em>&#8220;. Un mondo di dolore, dunque. \u00c8 questo, necessariamente, il matrimonio per una donna fulani. Il <strong>sistema rigidamente patriarcale e maschilista<\/strong> che vige tuttora in alcuni Paesi si basa sul <strong>totale controllo dell&#8217;esistenza di una donna<\/strong>: a nessuna \u00e8 permesso compiere scelte individuali e libere. La cultura tradizionale si rafforza anche attraverso <strong>un&#8217;interpretazione letterale e arcaica del Corano<\/strong> che permette a ogni uomo di disporre delle &#8220;sue&#8221; donne come fossero oggetti di sua propriet\u00e0.<\/p>\n<p>La legge islamica cos\u00ec definita, tra le altre cose, richiede alle donne di essere <strong>sottomesse al proprio marito<\/strong>, di essere <strong>modeste<\/strong>, <strong>riconoscenti<\/strong>, <strong>discrete<\/strong> e, ancora una volta, <strong>pazienti<\/strong>. Lo <strong>squilibrio<\/strong> tra il ruolo dell&#8217;uomo e quello della donna, in tali contesti, \u00e8 abissale. Leggere &#8220;Le impazienti&#8221; proprio nei giorni in cui i <strong>fondamentalisti islamici hanno riconquistato il potere in Afghanistan<\/strong> \u00e8 stato particolarmente inquietante. <strong>L&#8217;immedesimazione con le tre protagoniste <\/strong><strong>\u00e8<\/strong><strong> inevitabile, cos<\/strong><strong>\u00ec<\/strong><strong> come il senso di frustrazione e di impotenza<\/strong>. Certi principi sono cos\u00ec radicati in alcune societ\u00e0 che sono solitamente le stesse madri, vittime a loro volta di regole disumane, a <strong>inculcare alle proprie figlie concetti come quello del munyal<\/strong>. Essere <strong>costrette alla pazienza<\/strong> significa, ovunque, la stessa cosa: <strong>retrocedere<\/strong> remissivamente, <strong>rinunciare a s<\/strong><strong>\u00e9<\/strong> e ai propri desideri, <strong>arrendersi<\/strong> a un destino indesiderato, <strong>rassegnarsi tacitamente alle sopraffazioni<\/strong> come se ogni atto di umiliazione o di violenza subito fosse la <strong>normale conseguenza di una colpa che, in realt<\/strong><strong>\u00e0<\/strong><strong>, non si ha<\/strong>. Cosa ci insegna Dja\u00efli Amadou Amal? A <strong>non avere alcuna pazienza<\/strong>, non in queste condizioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Munyal&#8221; \u00e8 una parola fulani che significa pazienza. La pazienza che ogni donna fulani che va in sposa deve imporre a se stessa per sopportare, accettare, rassegnarsi, sottomettersi e tacere. La pazienza come obbligo e unica regola di vita. Cos\u00ec \u00e8 sempre stato e cos\u00ec sar\u00e0. 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